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lunedì 12 maggio 2008

I primi cinquant’anni della Savio di Châtillon. Dal caffè alla vodka

Châtillon - “Fare impresa in Valle d’Aosta non è semplice - dice l’amministratore delegato, Marco Savio - e negli anni Novanta abbiamo valutato l’ipotesi di trasferirci nella zona di Parma, dove è più facile trovare professionalità specializzate”.
Dal caffè al génépi, dallo zucchero alla vodka. E’ questa la storia della Savio di Châtillon, ditta specializzata in distillati che oggi conta 20 dipendenti, 20 milioni di euro di fatturato, due sedi in Italia - una in media Valle e l’altra a Milano - una alle Canarie e una in Lettonia.
La ditta fondata da Paolino Savio il 1° maggio prossimo compie cinquant’anni da quando, nel 1958, veniva completata la prima tostatura di caffè. Solo nel 1966 inizia la produzione del tradizionale génépi.

Oggi, però, la torrefazione è marginale rispetto al resto della produzione - spiega l’amministratore delegato dell’azienda, Marco Savio - e nel 1998 abbiamo acquisito il contratto per la distribuzione delle vodke russe Moskovskaya e Stolichnaya. Questo ha permesso anche al nostro génépi di penetrare nella grande distribuzione, in circuiti come quelli di Carrefour, Coop, Metro”.

Mezzo secolo di attività nella nostra regione che però nasconde anche qualche aspetto amaro. “Fare impresa in Valle d’Aosta non è semplice - ci tiene a sottolineare l’ad Marco Savio - e negli anni Novanta abbiamo addirittura valutato l’ipotesi di trasferirci nella zona di Parma, dove la logistica e i costi di trasporto sono inferiori e dove è più facile trovare professionalità specializzate”. Il rischio di un trasferimento, infatti, si era presentato nel 1990 quando furono acquistati alcuni terreni edificabili a Saint-Vincent. “A progetti fatti - dice Savio - la Sovrintendenza bloccò la zona come probabile passaggio della strada delle Gallie. Da lì la decisione di trasferirci in Emila Romagna. Ma poi sono prevalsi i sentimenti e oggi siamo ancora in Valle”.

Fra le altre inziative, la Savio ha in programma il lancio di un nuovo prodotto. Un génépi messo in infusione pochi minuti dopo la raccolta della pianta in montagna: un procedimento che consente di conservare molti più aromi rispetto alla lavorazione normale.
da: aostasera.it

martedì 6 maggio 2008

Neive - L'addio a Romano Levi, il grappaiolo angelico

A Neive i funerali dell'artista celebre per le sue grappe

Neive - La prima grappa la distillò nel 1945, ad appena 17 anni: la fama arrivò a partire dal 1971, quando Luigi Veronelli lo scoprì, consacrandolo con un articolo su “Epoca” intitolato “L’aristocrazia delle acqueviti”. Avrebbe compiuto 80 anni il prossimo 24 novembre, ma si è spento nella notte fra giovedì e venerdì scorsi: Romano Levi era andato a trovare l’amata sorella Lidia presso la casa di riposo di Neive, quando è stato stroncato da un infarto.
Personaggio schivo e riservato, silenzioso piccolo grande uomo, poeta delicato, artista naif, nella sua disarmante semplicità, artigiano capace, langarolo doc: molte anime convivevano nel “grappaiolo angelico”, uomo concreto, ma capace di volare alto, come i suoi angeli con un’ala sola, che possono solcare il cielo ma devono rimanere abbracciati.
La grappa la produceva con il metodo “antico”, con il fuoco diretto sotto la caldaia in rame, in cui stavano vinacce (dolcetto, barbera, nebbiolo) ed acqua; di fianco gli alambicchi. Poi le bottiglie, ciascuna un’opera d’arte, autentici capolavori, col tappo in sughero, che non spingeva fino in fondo, e le etichette, vergate a mano, disegnate con inchiostro di china e matite colorate.
Aveva imparato a farla da solo, ereditando gli alambicchi del padre, quando morì sua madre, al termine della guerra: «Ho semplicemente accontentato il destino», aveva confidato a Luigi Sugliano, autore due anni fa di un bel volume (con le fotografie di Bruno Murialdo).
Quasi si sprecano gli aneddoti sulle sue bottiglie: da quelle consegnate agli uomini della scorta di Siniscalco, con l’ex ministro rimasto a secco, a quella del moscerino che è volato via, alle sue celeberrime donne selvatiche che scavalicano le colline.
La chiesa di San Giuseppe di Borgo Nuovo gremita per i funerali, sabato scorso, per l’ultimo saluto all’uomo: la sua arte e la sua grappa, invece, vivranno per sempre.

da: grandain.com

sabato 26 aprile 2008

Non esiste grappa a 21 gradi

La grappa sta vivendo un momento di crescita di interesse anche a seguito della recente attribuzione della denominazione geografica a livello europeo (d'ora in poi si parlerà solo di "grappa" e non ci sarà necessità di specificare "italiana").
Il mondo della grappa è molto grato ai mezzi di informazione che permettono il diffondersi di una maggiore cultura del prodotto e cerca, attraverso l'Istituto Nazionale Grappa, di offrire il proprio supporto, anche tecnico, ai giornalisti che scrivono del distillato.
Recentemente alcune testate hanno parlato di "grappa a 21 gradi".
L'Istituto Nazionale Grappa tiene a precisare che nella commercializzazione della grappa è prevista per legge una gradazione minima di 37,5% in volume (per le grappe a indicazione geografica è prevista una gradazione minima non inferiore a 40% in volume). Una bevanda alcolica con gradazione inferiore non può essere quindi definita "grappa".
da: teatronaturale.it

giovedì 17 aprile 2008

Un certificato di qualità per la Grappa Veneta

In arrivo il primo certificato di qualità per la Grappa Veneta, a confortare i lavori i risultati della ricerca dell’Unione Italiana Vini, in primo piano la tutela del consumatore. È stato presentato oggi infatti, mercoledì 16 aprile, a Legnaro (Pd), durante il convegno "La Grappa oltre la Grappa" tenutosi alla Corte Benedettina nella sede di Veneto Agricoltura, moderato da Mimmo Vita, Presidente UNAGA, il progetto per la stesura del disciplinare sulla garanzia e la qualità della Grappa Veneta che renderà unico il prodotto "made in Italy", curato dall’Istituto Grappa Veneta in collaborazione con Veneto Agricoltura e Regione Veneto.

Afferma Alessandro Maschio, Presidente dell’Istituto Grappa Veneta: "Le finalità sono di identificare le caratteristiche chimiche ed organolettiche della grappa, creare un panel, una commissione di assaggio in grado di valutare le principali caratteristiche sensoriali, sulla base di un progetto con il quale si dovrà certificare la qualità del prodotto. E’ la prima volta che i produttori associati sono tutti uniti con un obiettivo comune".

A sostegno del lavoro svolto dall’Istituto Grappa Veneta, la ricerca presentata dall’Unione Italiana Vini con il condirettore Francesco Pavanello e da Michela Cipriani, nella quale è stato messo in evidenza come attraverso dei marcatori si riesce ad identificare il territorio di provenienza della grappa. Risultato che permette di arrivare alla tracciabilità del prodotto elemento importante per la tutela del consumatore.
da: masterviaggi.it

Da Atripalda distillati per gli Usa

L'attenzione non è mai abbastanza nel delicato momento di distillazione di una grappa. Bisogna vigilare fugare il pericolo che il distillato si trasformi in un liquore perdendo quindi la propria origine. Lo sa bene Vincenzo De Filippi, titolare dell'azienda La Grappa del Grifo che ormai da tre anni produce quattro linee di grappe di qualità, delle quali due aromatiche. Pur essendo a capo di un'azienda relativamente giovane, Vincenzo De Filippi può vantare un'esperienza decennale nel campo della produzione vitivinicola. Da questa passione, che ha cambiato solo abito nel corso degli anni, nasce la grappa a marchio Il Grifo, già piuttosto conosciuta a livello regionale. Poche le fiere in programma. Tuttavia i precedenti contatti instaurati attraverso l'azienda vinicola e l'occasione data da alcuni emigranti irpini, hanno permesso alle grappe di De Filippi di raggiungere Svizzera e Stati Uniti.
Emilia Filocamo
da: denaro.it

Il grifo che avvinghia una vite, esplicito riferimento al simbolo principe di un'intera terra vocata alla viticoltura, l'Irpinia, è il suggestivo restyling dato all'antico stemma di famiglia e oggi il logo suggestivo che contraddistingue appunto i prodotti dell'azienda La Grappa del Grifo. A raccontarlo con entusiasmo e soddisfazione è il titolare, Vincenzo De Filippi. "Tutto nasce sicuramente da una grande passione per questo territorio - racconta il titolare — ma anche e soprattutto da una precedente e decennale esperienza nel settore vitivinicolo, in tempi in cui l'Irpinia non era ancora così al centro dell'attenzione di esperti ed appassionati del settore vitivinicolo ed enogastronomico"
Fa fatica Vincenzo De Filippi a definirsi un pioniere della promozione vitivinicola del suo paese e della sua terra, l'azienda di grappe ha sede appunto ad Atripalda, ma solo per una grande umiltà.
"Con il passare degli anni, dopo aver lasciato l'esperienza vitivinicola, ho pensato di restare nel settore ma con un abito diverso — aggiunge — con acute e attente indagini di mercato ho potuto constatare, specie recentemente, una grande attenzione per il mercato dei distillati e delle grappe" Così tre anni fa nasce questa azienda, che seppure giovane, porta sulle spalle orgogliosa tutto il peso di un'esperienza fatta sul campo dal titolare. "Attualmente produciamo quattro grappe principali — chiarisce Vincenzo De Filippi — una barricata, l'Antiqua, una grappa di monovitigno Aglianico, l'Hellanica, due aromatiche, la prima aromatizzata ai limoni della costiera che si chiama Anthea e la seconda, aromatizzata ai frutti di bosco, dal nome assolutamente azzeccato di Suavis".
Attenzione, disciplina degli ingredienti e passione rendono queste grappe un prodotto straordinariamente identificativo del territorio e della personalità del titolare. Una dedizione che è stata premiata, e non solo sul territorio nazionale. "Siamo presenti a livello regionale, ma il contatto con distributori legati alla mia precedente attività e il trait d'union prezioso esercitato da alcuni emigranti irpini hanno fatto il resto — aggiunge Vincenzo De Filippi - oggi siamo infatti presenti in Svizzera e New Jersey, ovviamente in piccole quantità, dovute alla nostra natura artigianale".
E la destinazione, fatta per lo più di privati e semplici appassionati del prodotto, mira ad estendersi a raggiera ma in settori precisi e con un target di clienti elevato. " La grande distribuzione non ci interessa, nè sul territorio nazionale, nè all'estero — conclude De Filippi — preferiamo rivolgerci ad un pubblico selezionato, quello delle enoteche, dei ristoranti e dei negozi specializzati"


Profilo aziendale
Ragione sociale: La Grappa del Grifo
Anno di costituzione: 2005
Sede: Via Cesinali, 71 Atripalda (Avellino)
Amministratore unico: Vincenzo De Filippi
Settore / Settori: produzione grappe

sabato 12 aprile 2008

I grandi compratori internazionali ora vogliono la grappa

Il recente riconoscimento della denominazione geografica a livello europeo rafforza l'interesse degli operatori internazionali per la grappa di C. S. Alla chiusura di Vinitaly il bilancio per la grappa è positivo. Cresce all'estero la notorietà del distillato italiano, con sempre più operatori internazionali che si interessano al prodotto.
"Il riconoscimento della grappa come denominazione geografica, ottenuto grazie all'azione determinante del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali, ha rafforzato l'interesse degli operatori stranieri nei confronti del nostro distillato - conferma Cesare Mazetti, presidente dell'Istituto Nazionale Grappa - Ora si avvicinano alla grappa anche le grandi realtà della distribuzione internazionale".
Il mercato della grappa registra una lieve flessione nei consumi, ma le vendite vanno bene. Il loro valore è infatti stabile, la tendenza è addirittura di un lieve incremento, accompagnata da una maggiore qualità nel consumo. Si registra inoltre anche una maggiore attenzione alle tecniche di invecchiamento da parte dei produttori, per grappe che trovano sempre più spesso il favore del pubblico.
Conferme dell'amore della gente per la grappa arrivano anche dal banco di assaggio "Grappa & C. Stratus Tasting", organizzato dal Centro Studi Assaggiatori proprio a Vinitaly in collaborazione con Verona Fiere. Quest'anno ha festeggiato la ventesima edizione con circa cinquemila assaggi di grappe, distillati e liquori. Tutti gli assaggi sono stati registrati su schede, ogni dato raccolto verrà ora elaborato ed esaminato per scoprire le tendenze dei consumatori.
da: www.teatronaturale.it

venerdì 11 aprile 2008

I grandi compratori internazionali ora vogliono la grappa

(vinit.it - 10-04-2008) Alla chiusura di Vinitaly il bilancio per la grappa è positivo. Cresce all'estero la notorietà del distillato italiano, con sempre più operatori internazionali che si interessano al prodotto.
"Il riconoscimento della grappa come denominazione geografica, ottenuto grazie all'azione determinante del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali, ha rafforzato l'interesse degli operatori stranieri nei confronti del nostro distillato - conferma Cesare Mazetti, presidente dell'Istituto Nazionale Grappa - Ora si avvicinano alla grappa anche le grandi realtà della distribuzione internazionale".
Il mercato della grappa registra una lieve flessione nei consumi, ma le vendite vanno bene. Il loro valore è infatti stabile, la tendenza è addirittura di un lieve incremento, accompagnata da una maggiore qualità nel consumo. Si registra inoltre anche una maggiore attenzione alle tecniche di invecchiamento da parte dei produttori, per grappe che trovano sempre più spesso il favore del pubblico.
Conferme dell'amore della gente per la grappa arrivano anche dal banco di assaggio "Grappa & C. Stratus Tasting", organizzato dal Centro Studi Assaggiatori proprio a Vinitaly in collaborazione con Verona Fiere. Quest'anno ha festeggiato la ventesima edizione con circa cinquemila assaggi di grappe, distillati e liquori. Tutti gli assaggi sono stati registrati su schede, ogni dato raccolto verrà ora elaborato ed esaminato per scoprire le tendenze dei consumatori.
Chi è l'Istituto Nazionale Grappa
L'Istituto Nazionale Grappa è stato fondato nel 1996. Attualmente, attraverso gli Istituti regionali aderenti o direttamente, l'Istituto Nazionale Grappa rappresenta circa il 70% della grappa distillata e oltre 100 aziende. All'Istituto Nazionale Grappa aderiscono l'Istituto Grappa Piemonte, l'Istituto Grappa della Valle d'Aosta, l'Istituto Grappa Lombarda, l'Istituto Grappa Veneta, l'Istituto Tutela Grappa del Trentino, l'Associazione Produttori Grappa dell'Alto Adige e numerosi produttori singoli.
Oltre alle organizzazioni regionali possono infatti aderire all'Istituto Nazionale Grappa le imprese che producono o commercializzano grappa con marchio proprio che hanno sede in una regione in cui non è presente un sodalizio associato all'Istituto Nazionale Grappa.

giovedì 10 aprile 2008

DISTILLERIE BONOLLO: “NESSUNA CHIUSURA PER L’IMPIANTO DI SIENA E NESSUN COINVOLGIMENTO CON LO SCANDALO DELLE SOFISTICAZIONI DEL VINO”

(Wine News) -Siena - 09 Aprile 2008
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DISTILLERIE BONOLLO: “NESSUNA CHIUSURA PER L’IMPIANTO DI SIENA E NESSUN COINVOLGIMENTO CON LO SCANDALO DELLE SOFISTICAZIONI DEL VINO”

“Nessuna chiusura dell’impianto di Torrita di Siena e nessun coinvolgimento con le contraffazioni del vino”. Lo comunica le Distillerie Bonollo spa, una delle più importanti realtà europee di distillazione del comparto enologico.
“Le Distillerie Bonollo Spa, che hanno raggiunto quest’anno i 100 anni di attività ed hanno attraversato da riconosciute protagoniste tutte le fasi storiche della distillazione delle vinacce, della commercializzazione e della valorizzazione delle grappe e delle acquaviti, confermano - si legge in una nota stampa - che l’impianto di Torrita di Siena non è stato chiuso ma è stata sospesa l’attività per destinazione alimentare, peraltro già non attiva in questo periodo. I depositi per i quali sono state fatte le contestazioni vengono utilizzati solo per le vinacce destinate alla produzione di alcool grezzo, altri sono i magazzini per lo stoccaggio delle vinacce utilizzate per le distillazioni a uso alimentare. La produzione di alcool grezzo non destinato al consumo alimentare, nel caso specifico destinato alla carburazione, esclude evidentemente ogni eventuale rischio di insufficienza e carenza igienico-sanitaria. Le Distillerie Bonollo nei loro stabilimenti attuano una corretta prassi igienico-sanitaria del processo produttivo degli alcoli e delle acquaviti”.
“Il fatto - continua le Distillerie Bonollo Spa - che non sia stata richiesta una chiusura, ma una sospensiva da parte del Sindaco è del resto dimostrazione che non ce ne sono i requisiti, come invece enfatizzato dalla stampa. E’ d’obbligo precisare che l’intero processo di produzione degli spirits è sotto stretta sorveglianza dell’Agenzia delle Dogane, che ha il ruolo di verificare e accertare che tutte le trasformazioni delle materie prime introdotte avvengano secondo criteri e modalità stabilite dalla legge.
Le Distillerie Bonollo ribadiscono “di essere assolutamente estranee e di non essere in alcun modo coinvolte con lo scandalo della contraffazione del vino” e che “da sempre fanno della sicurezza alimentare e dell’igiene uno dei punti di forza della loro produzione che li conferma essere una delle aziende maggiormente conosciute per qualità e serietà professionale. Elementi, questi, che la collocano al primo posto del mondo nella produzione di grappa, l’esclusiva acquavite italiana”.

lunedì 1 ottobre 2007

Gocce di Grappa – l'Anag protagonista dell'evento

Colle di Val d'Elsa (SI) 1 ottobre 2007 – Si è conclusa con un'affluenza inaspettata di pubblico la IV° edizione di Gocce di Grappa a Colle di Val d'Elsa.
Grande successo di questa manifestazione organizzata dall'Anag (Assaggiatori di Grappa e Acquaviti), dal Comune e dalla Pro-Loco di Colle di Val d'Elsa (SI).
A differenza delle passate edizioni, grande successo ha riscontrato il banco d'assaggio dell'Anag con circa 70 prodotti tra Grappe a Acquaviti di ogni regione d'Italia e di più di 35 aziende che hanno voluto partecipare a questa manifestazione.
A disposizione dei visitatori, esperti Assaggiatori Anag e alcune Distillerie che hanno consigliato numerosi assaggi del Distillato Italiano per eccellenza, La Grappa.
Tanti gli assaggi e molti gli appassionati e addetti ai lavori che con il calice ufficiale Anag della manifestazione, hanno animato le giornate di sabato 29 e di domenica 30 partecipando numerosissimi alle degustazioni guidate dai relatori Anag e ai seminari collaterali alla manifestazione di abbinamento tra Grappa e Sigari con la collaborazione dell'associazione Amici del Toscano appositamente intervenuti.
Tantissime le tipologie di Grappa in degustazione, dalle più classiche Grappe Giovani di Chainti Classico e Nebbiolo da Barolo alle Aromatiche di Gewurztraminer e Moscato, dalle Affinate in botti di rovere alle Invecchiate in barrique di ciliegio e botti da Madeira fino ad arrivare alle Torbate.
Una manifestazione che ogni anno regala grandi soddisfazioni agli organizzatori e aumenta di pubblico interessato e sempre più attento ai prodotti di qualità ed ai loro abbinamenti.

lunedì 14 maggio 2007

ETICHETTATURA DELLA GRAPPA di Filippo Giovannelli©

L’etichettatura della Grappa e delle Acquaviti d’uva è regolamentata da due norme che sono poi di riferimento a tutta la produzione dei distillati italiani provenienti dall’uva.

Regolamento CEE 1576/89
DPR 297/97

Come primo approccio alla ricerca delle denominazioni dei prodotti, che di conseguenza vengono poi inseriti in etichetta sulle bottiglie, si fa riferimento alle grappe a denominazione geografica di cui al punto 6 dell’allegato II del regolamento (CEE) n. 1576/89 e che sono le seguenti:
Grappa di Barolo
Grappa piemontese o del Piemonte
Grappa lombarda o della Lombardia
Grappa trentina o del Trentino
Grappa friulano o del Friuli
Grappa veneta o del Veneto
Südtiroler Grappa/Grappa dell’Alto Adige.

Il regolamento CEE ormai vecchio di più di 15 anni ha riconosciuto solamente a questi territori la possibilità di avere la denominazione geografica. Ma non disperiamo..
Il Regolamento recante norme in materia di produzione e commercializzazione di acquaviti, grappa, brandy italiano e liquori. DPR 16 luglio 1997, n. 297 al Capo VI - Disposizioni comuni Art. 18. – Etichettatura; cita che la grappa e le acquaviti d’uva possono riportare nella denominazione di vendita il nome di un vitigno, ma con il riferimento a non più di due vitigni, il riferimento al nome di un vino DOC, DOCG e IGT, fino a fare riferimento al tipo d’alambicco.
La legge dà quindi la possibilità di indicare in etichetta il nome del vino DOC- DOCG-IGT- IGP di provenienza delle vinacce, (Esempio: di Chianti), al punto 5 dell'art.18, dà anche la possibilità di indicare riferimenti di zone geografiche (Esempio: del Chianti).
Pertanto le grappe si possono distinguere in:
a) grappe a denominazione geografica, di cui all'allegato II del regolamento (CEE) n. 1576/89;
b) grappe ottenute da materie prime provenienti dalla produzione di vini DOCG, DOC e IGT;
c) grappe a indicazione geografica;
d) grappe di monovitigno.

Le grappe a denominazione geografica sono ottenute nelle zone geografiche indicate nell'etichettatura. Salvo che per le operazioni d’imbottigliamento, che possono essere effettuate ovunque, tutte le altre operazioni devono essere effettuate nella zona di origine e le materie prime devono essere ottenute da uve prodotte e vinificate nella stessa zona.
La mancanza di uno di detti requisiti fa venire meno il diritto all'uso della denominazione geografica, ma non quella di grappa in quanto tale, senza nessuna specifica in etichetta che faccia riferimento a zone di produzione o a vitigni di provenienza.
Per quanto riguarda le grappe ad indicazione geografica si osserva che, nel rispetto del principio codificato nell'allegato II del regolamento comunitario numero 1576/89 (denominazioni geografiche regionali), non sono consentite altre denominazioni con riferimento regionale, salvo i casi in cui la grappa sia ottenuta da materie prime provenienti da vini DOCG, DOC e IGT regionali, quali ad esempio “grappa di Brunello di Montalcino” oppure “grappa di Pomino” oppure "grappa Toscana".
Le denominazioni ad ogni modo possono essere indicate in etichetta anche diverse da quelle previste specificatamente dalla normativa europea e precedentemente descritte, purché tali da non creare confusione con quelle previste dal decreto “Italiano” e da non indurre in errore il consumatore.
In dettaglio quindi, nell’etichettatura della grappa e delle acquaviti si deve fare riferimento alla gerarchia normativa. Nelle regioni e nelle zone di produzione dove sono presenti denominazioni specifiche, si applicano per prime quelle di livello comunitario, poi quelle nazionali.
Per questo la normativa vigente da ogni livello permette la denominazione in etichetta in modo molto ampio. Anche per le regioni che non hanno visto riconosciuto nel 1989 a livello comunitario una denominazione specifica, esiste la possibilità legale di denominare con le zone di produzione il prodotto, che per il marketing ha un notevole riscontro di visibilità. Certo è che non esiste un disciplinare di produzione per queste zone, obiettivo che si dovrebbe perseguire come è stato fatto per altre produzioni nazionali.

lunedì 23 aprile 2007

Audace e Collezione Grappa di Ruchè - Mazzetti d'Altavilla

Gusto
Audace e Collezione Grappa di Ruchè Mazzetti d'Altavilla premiati con l'Alambicco d'oro
I distillati sono stati ancora una volta riconosciuti dall'Anag
Medaglia d'oro ad Audace Mazzetti d'Altavilla e a Collezione Grappa di Ruchè Mazzetti d'Altavilla nell'ambito dell'Alambicco d'oro 2006, nella premiazione svoltasi nelle scorse settimane a Varese. I distillati sono stati scelti dopo un'attenta e scrupolosa analisi sensoriale, dall'Associazione Nazionale Assaggiatori di Grappa ed Acquaviti guidata dal presidente Silvano Facchinetti, in collaborazione con l'Istituto Nazionale Grappa e con il patrocinio della Camera di Commercio di Asti. Gli assaggi sono eseguiti da commissioni miste di assaggiatori provenienti da diverse regioni d'Italia e soprattutto i campioni sono rigorosamente anonimi: queste modalità fanno sì che l'Alambicco d'Oro debba essere considerato il massimo riconoscimento mondiale nell'ambito della grappa.
'Quello tra Mazzetti d'Altavilla e l'Alambicco d'Oro dell'Anag - spiega Claudia Mazzetti, responsabile marketing e comunicazione di Mazzetti d'Altavilla, nonché presidente dell'Associazione Donne della Grappa - è un feeling che si è consolidato nel corso degli anni. I due Alambicchi d'Oro ottenuti quest'anno rappresentano gli ultimi esempi di una lunga serie di prestigiosi riconoscimenti nazionali e internazionali ottenuti dalla nostra azienda. Riconoscimenti alla passione e all'impegno che ogni giorno profondiamo nell'arte della distillazione e al solido legame che da sempre abbiamo con il nostro Monferrato'.
Audace e Grappa di Ruchè Mazzetti d'Altavilla
Audace è un'acquavite d'uva che, dopo essere stata distillata a bagnomaria, da selezionati mosti d'uve piemontesi, viene invecchiata in botti di rovere sino a sviluppare un profilo sensoriale totalmente inaspettato. Il risultato è uno splendido bouquet con sentori fruttati e lignei.
La grappa di Ruchè della Collezione Mazzetti d'Altavilla è invece sinonimo di tradizione, un'armoniosa sintesi della biodiversità, delle peculiarità e dei sapori del Monferrato, da sempre culla delle migliori uve piemontesi.
da: luxgallery.it

martedì 10 aprile 2007

Hýlē - Bella Grappa!!

È valutata oltre i 29 mila euro.
Niente male per una grappa anche se chiamarla solo "grappa" è riduttivo.
Si tratta infatti di una collezione composta da 23 pezzi esclusivi che i Nonino, una delle più prestigiose famiglie italiane della distillazione, hanno creato dal 1984 a oggi in collaborazione con i più grandi maestri del vetro di tutto il mondo.
L’ultimo gioiello è stato presentato a Milano allo showroom Venini, l’azienda di Murano che ha realizzato il pezzo in vetro soffiato a mano volante, su disegno dell’architetto Luca Cendali.
Si chiama Hýlē e resterà esposta in via Montenapoleone 9 ancora per pochi giorni.
In questo oggetto prezioso è contenuto il distillato più pregiato (vendemmia 2004) della casa friulana, l’acquavite d’uva Cru monovitigno Picolit che i Nonino hanno denominato ÙE® , parola che nel loro dialetto significa uva.
La Collezione Nonino ÙE® Cru Monovitigno® Picolit si trova nei più prestigiosi Ristoranti ed Enoteche Italiane nel mondo.
da: deluxeblog.it

venerdì 6 aprile 2007

Collezione Grappa di Moscato Invecchiata - Distilleria Mazzetti d'Altavilla

La Collezione Grappa Moscato invecchiata di Mazzetti d'Altavilla, nasce dal famoso vitigno di Moscato di origine antiche, aromatico e piemontese per eccellenza, che soggiornando da un minimo di 12 a un massimo di 24 mesi in botti di Rovere d'Allier, acquista il tipico colore ambrato e i sentori lignei intensi e può denominarsi come "Grappa Invecchiata".
Questo distillato è uno dei vincitori del Grappa Tasting Award 2007, il premio dedicato alla grappa organizzato da Veronafiere in collaborazione con Centro Studi Assaggiatori in occasione del Vinitaly di quest'anno.


Collezione Grappa di Moscato Invecchiata - da: liberamente tratto da luxgallery.it

giovedì 5 aprile 2007

Non solo vino, si beve anche la grappa

da: ifgonline.it
Non solo vino, si beve anche la grappa


Non di solo vino vive l’uomo. Ma anche di grappa. L’edizione di quest’anno del “Grappa & C Stratus Tasting”, la rassegna dedicata alla grappa all’interno di Vinitaly, ha registrato l’enorme successo del superalcolico italiano. Un successo per la grande presenza di aziende, anche straniere, ma soprattutto per la preferenza accordata alla grappa dal pubblico, non solo italiano. I dati relativi allo scorso anno evidenziano un crescente interesse verso il nostro prodotto anche da parte dei consumatori stranieri, persino in Gran Bretagna, dove la grappa sta erodendo fette di mercato, minoritarie sicuramente ma pur sempre interessanti, a whisky e rum, i due giganti mondiali del mercato dei superalcolici.
La grappa, acquavite italiana di bandiera, è infatti oggi uno dei pochissimi distillati che non subisce la flessione del mercato degli alcolici e che non risente delle turbolenze degli effetti-moda (come quelli che per esempio hanno influenzato il mercato delle vodke prima, delle vodke aromatizzate poi, e ancora quello dei whisky e oggi dei rum). Questo perché la grappa è un prodotto fortemente di nicchia: con circa quaranta milioni di bottiglie equivalenti essa rappresenta una quota di mercato molto minoritaria rispetto agli altri distillati che vantano produzioni di molte centinaia di milioni di pezzi, ma è soprattutto l’estrema territorialità della grappa che la pone su un piano diverso da quello della quasi totalità degli alcolici: derivata direttamente dalle vinacce, essa viene prodotta in tutto il Paese (mentre il cognac, per esempio, deriva solo da una regione estremamente circoscritta della Francia), acquistando così le straordinarie caratteristiche organolettiche di ogni vitigno da cui è distillata. La frammentazione e le piccole dimensioni dei produttori inoltre, se da una parte non consentono loro di affrontare individualmente il mercato con mezzi di comunicazione di massa, dall’altra offrono una varietà straordinaria di qualità, determinate dai diversi sistemi produttivi, spesso e volentieri studiati ad hoc e personalizzati dalle stesse famiglie, e spesso anche oggetto di interesse culturale e industriale. Che cos’è la grappa La grappa è un distillato italiano e del Canton Ticino prodotto da vinacce esclusivamente della regione di produzione; deriva dalla distillazione delle vinacce dopo la svinatura, e può avere un contenuto alcolico tra i 37,5% e circa 60% volumetrici, raggiunto aggiungendo acqua demineralizzata nella giusta percentuale al prodotto della distillazione. La qualità della grappa, come succede per il vino, dipende dal tipo e della qualità delle uve usate, ma anche dal tipo di impianto di distillazione e, ovviamente, dalle capacità tecniche del mastro distillatore. Le grappe classiche erano prodotte da vinacce miste, ma la grappa moderna si è affermata come fenomeno di mercato nel settore dei distillati di pregio dopo l’idea di produrre grappe di monovitigno (marchio registrato dalla famiglia Nonino), ovvero prodotte da un’unica tipologia di uva. La classificazione della grappa è molto articolata. Le etichette possono mettere in evidenza la denominazione geografica di origine, i vitigni, il tipo di alambicco e altri elementi ancora, determinando di volta in volta diverse categorie merceologiche del prodotto Alessandro Braga

lunedì 26 marzo 2007

“Vinitaly Grappa Tasting Award 2007”

Sono stati assegnati i “Vinitaly Grappa Tasting Award 2007”, il premio organizzato da Veronafiere, in collaborazione con Centro Studi Assaggiatori di Brescia, l’unità di ricerca sull’analisi sensoriale più avanzata e completa in Italia.
Queste le aziende che hanno trionfato, con l’indicazione della grappa premiata:
- Distilleria Beccaris Elio di Beccaris Carlo e C. - Grappa di Barbera - Metodo Solera fusto ciliegio
- Distilleria Bonollo Umberto - Bonollo Grappa of Amarone Barrique
- Distilleria Bottega - Grappa Vendemmia Tardiva
- Distilleria Fedrizzi - Grappa di Teroldego
- Distilleria Magnoberta - Casa Luparia - Grappa di Moscato
- Distilleria Marzadro - Grappa “Le Diciotto Lune”
- Distilleria Pilzer - Grappa invecchiata
- Distilleria S.Teresa dei Fratelli Marolo - Grappa di Moscato Apres
- Distilleria Sibona - Grappa Botti da Porto
- Distilleria Zanin - Grappa Stravecchia 20 anni Monte Sabotino
- Distillerie Cavalin di Cavalin Valerio & C. - Grappa “In” di Amarone Barrique
- Distillerie Francoli - Grappa Luigi Francoli Cru di Moscato affinata in Barrique
- Giori Distillati Trentini - Adagio - Grappa invecchiata oltre 15 anni
- Liquori Zamperoni - Grappa di Pinot nero affinata in barrique
- Maschio Beniamino - Grappa Brentè Riserva
- Mazzetti d’Altavilla - Collezione Grappa di Moscato Invecchiata
- Miotto 1889 - Distilleria e Vitivinicola di Valdobbiadene - Grappa di Prosecco New M
- Pmp Produzioni Pallua Marco - Grappa alle Olive “Olivetto” del Lago di Garda
- Roner Spa - Distillerie - Grappa Gewürztraminer
- Segnana Fratelli Lunelli - Grappa Solera

La premiazione ufficiale il 31 marzo a Vinitaly (e, al termine, via all’anno accademico dell’International Academy of Sensory Analysis).

martedì 20 marzo 2007

GLI AROMI e I PROFUMI DELLA GRAPPA di Filippo Giovannelli©

La presenza di un forte grado alcolico nella Grappa, presuppone una formazione di base, che ben utilizzata riesce a far percepire al degustatore l’essenza più sublime delle sensazioni che questo “spirito” così italiano ci offre. Proprio perché le sensazioni che esso può donarci sono così molteplici e così piacevoli, esse richiedono inevitabilmente di una minima classificazione, per poter godere a pieno delle qualità intrinseche del prodotto ottenuto dalla distillazione della vinaccia.
Gli AROMI e i PROFUMI hanno origine da vari fattori e sono così classificati:

PRIMARI - Originati dall’aromaticità del vitigno. Tra i vitigni aromatici si annoverano il Moscato, la Malvasia, il Sauvignon, il Traminer ed altri, e quelli semiaromatici come ad esempio il Muller Thurgau. Nella vinificazione si terrà conto che da essi avremo un vino molto aromatico e di conseguenza una vinaccia, spesso vergine in quanto proveniente dalla vinificazione in bianco, con alto contenuto di profumi e aromaticità intensa. Nella distillazione della vinaccia fermentata di vitigni aromatici i profumi si esaltano e sono trasportati corposamente nella bevanda alcolica.
SECONDARI - Che si formano nella fase fermentativa delle vinacce. Dalla vinificazione in rosso si ottiene una materia prima che ha subito una fermentazione a contatto col vino e di conseguenza già “pronte” alla distillazione; in questa fase si formano aromi e profumi che in fase di distillazione passano anch’essi nello spirito.
TERZIARI - Essi si formano nella fase d’affinamento e/o invecchiamento del distillato. Le botti di legno conferiscono alla Grappa i caratteristici aromi e profumi, essi sono dovuti all’estrazione da parte dell’alcool delle sostanze in esso presenti. Possono essere utilizzati, per l’affinamento e l’invecchiamento della grappa, legni di varie essenze, a volte utilizzati in sequenza. Secondo le caratteristiche del legno offrono colore e profumi diversi di intensità e di qualità.



QUATERNARI - Caso a parte, in quanto essi sono il prodotto della aromatizzazione delle Grappe e delle Acquaviti. Le aromatizzazioni vengono effettuate macerando sostanze altamente aromatiche come ad esempio la Ruta, pianta erbacea dal grande profumo, o altri prodotti vegetali o frutti. Questa classificazione non necessariamente ha un ordine gerarchico stretto. Alcuni di questi saranno presenti nel prodotto solo se sono state praticate le tecniche di produzione ad essi riferite. Potremmo pertanto avere Grappe Giovani “Bianche” se non hanno subito processi di invecchiamento o di aromatizzazione; in esse troveremo soltanto Aromi Primari e Secondari. Grappe Affinate o Invecchiate, nelle quali troveremo anche gli aromi terziari, ma non i Quaternari. Sono frequenti produzioni di Grappe Aromatiche affinate e/o invecchiate nelle quali si amalgamano piacevolmente gli aromi primari con i terziari dell’invecchiamento, solitamente in botti di rovere, spesso già usate per l’affinamento del vino. Grappe Aromatizzate nelle quali, se non hanno subito un passaggio in legno, non troveremo gli aromi terziari. Eccezione potrebbe verificarsi quando l’aromatizzazione sia fatta con l’infusione di prodotti vegetali legnosi (es. liquirizia o vaniglia), ma solitamente non sono ne di grande importanza ne di forte percezione proprio per la quantità del prodotto infuso che, in genere, essendo di forte aromaticità, non viene utilizzato in grandi quantità. La vaniglia può, a degustazione cieca, creare qualche piccola indecisione.
La Grappa, come i distillati in genere, si presta a variazioni di profumi e di aromi notevolissime. Il grado alcolico si presta ad estrazioni di caratteristiche particolari di ogni prodotto che venga messo in infusione. Del resto, alcuni prodotti superalcolici, si producono proprio per infusione. La maggiore soddisfazione si prova in ogni caso, quando ritroviamo nella Grappa la caratteristica della materia prima, La Vinaccia, considerata prodotto secondario della vinificazione, ma che ha al suo interno ancora molto da esprimere.

lunedì 19 marzo 2007

Alexander Gorgeoux Grappa

Innauguro questa sezione con una grappa dalla bottiglia molto particolare, molto curata.
Premetto che queste sono informazioni recepite dalle varie fonti mediatiche, internet, giornali specializzati, trasmissioni televisive e direttamente dai produttori. Inoltre non sempre riesco a degustare o ad analizzare i prodotti contenuti all'interno di così lussuose etichette, quindi è opportuno acquistare tenendo conto della confezione ma anche del contenuto.
Questa che pubblico oggi è di una realizzazione firmata Alexander, una grappa di Prosecco confezionata in un contenitore dal design molto accattivante, semplice e lineare.
Un colore moderno ed una bottiglia che presenta, all'interno, un piccolo modellino di aereo realizzato in vetro, uno dei motivi per il quale la "Alexander Sky Bottle" è stata aggiunta al catalogo dei liquori venduti durante i voli da Lufthansa.
Un modo per distrarsi dal viaggio in aereo, contemplando la piacevole confezione, gustandone l'alcolico contenuto e subendone e diversi effetti.
da:deluxeblog.it


venerdì 16 marzo 2007

LA VINACCIA di Filippo Giovannelli©

La buccia, la polpa ed i vinaccioli, questa è la composizione dell’acino d’uva. Una volta che i grappoli d’uva vengono pigiati nelle apposite macchine diraspatrici e pigiatrici e quindi viene separato il liquido dalla parte solida, si ottiene il mosto.
E a questo punto è d’obbligo una distinzione, quella del sistema di vinificazione.
Vinificazione in bianco: Spremitura dell'uva, otteniamo mosto e delle parti solide che sono composte da buccia e vinaccioli (il raspo era già stato tolto dalla macchina diraspatrice).
La parte solida costituisce la Vinaccia vergine: si tratta di vinaccia non fermentata che è caratterizzata dal possedere zuccheri che a contatto con i lieviti, normalmente selezionati ed immessi all’interno, portano alla fermentazione alcolica, trasformazione degli zuccheri in alcol.
Essa viene di norma fatta fermentare in contenitori d’acciaio. La fermentazione necessita di un controllo preciso e costante, se ne controlla la velocità fermentativa che influisce moltissimo nella qualità finale della materia prima fermentata.
Vinificazione in rosso: Spremitura dell'uva, otteniamo mosto e delle parti solide che sono composte da buccia e vinaccioli (il raspo era già stato tolto dalla macchina diraspatrice).
La parte solida e la parte liquida vengono fatte fermentare insieme a contatto l’una con l’altra per ottenere il vino rosso, ciò costituisce la Vinaccia fermentata quando viene tolta dai tini di fermentazione e che contiene già la propria quantità di alcol formatosi all’interno dei tini di fermentazione insieme al mosto.
Questa tipologia di vinaccia fermentata può essere immessa nel processo di distillazione direttamente appena tolta dai tini di fermentazione del vino, essa ha già subito il processo di trasformazione degli zuccheri in alcol. Può anche essere conservata per brevi periodi con scrupolosi accorgimenti attenti alla non alterazione.

La vinaccia in percentuale:
100 Kg di uva si ricavano:
80-85Kg di mosto,
3-4Kg di raspi,
12-14Kg di vinaccia di cui 3-4Kg di vinaccioli.

Composizione chimica della vinaccia:
Per descrivere la composizione chimica della vinaccia si deve in premessa tenere conto che più di 300 sono i componenti descrivibili e riconoscibili, che sono superiori di numero a quelli che si ritrovano nel vino.
In un’ottima distillazione, la maggioranza dei componenti volatili passa nel distillato e di norma quelli che danno caratteristiche olfattive e gustative positive.
Non è comunque difficile trovare nei distillati anche componenti volatili di scarso valore.
I vari costituente volatili sono di numero e di qualità differenti a seconda di come la vinaccia è stata conservata. Durante questo periodo, più o meno lungo, si producono processi chimici e biologici che trasformano alcune tipologie di molecole presenti e ne creano di nuove dando luogo ad altri vari componenti. Nel complesso si possono distinguere in:
  • acqua;
  • alcoli: etilico, metilico, propilico, butilico, glicerina e altri alcoli superiori;
  • acidi: acidi organici
    • Volatili: acetico, butirrico, propionico, ecc.
    • Fissi: che non passano nella Grappa e restano all’interno della vinaccia esausta;
  • aldeidi: acetica, isovalerianica, propionica, butirrica ecc;
  • esteri: acetato di etile, lattato di etile, isobutirrato, caprilato, isovalerianato di etile, ecc;
  • componenti aromatici: provengono soprattutto da vitigni aromatici (moscato, traminer, ecc);
  • polifenoli: sono le sostanze coloranti dei vini rossi ( antociani ), dei vini bianchi ( flavoni ) e dai tannini, essi non passano nel distillato in quanto è incolore.
  • Altri componenti: proteine, cellulosa, pectine, sali minerali, residui di zuccheri.
La vinaccia esausta
La " vinaccia esausta " è ciò che rimane all’interno della caldaietta dopo la prima distillazione. Essa contiene oltre a tutta la parte solida, anche un piccolo residuo di alcol, quello che non è riuscito ad essere estratto dal processo chimico-meccanico.
Non ha una funzione specifica, nel suo complesso può essere usata come componente non esclusivo per la preparazione di mangime destinato all’alimentazione animale; oppure i vinaccioli possono essere utilizzati per produrre olio di semi di vinacciolo o ancora come combustibile insieme ai raspi per il riscaldamento. In passato veniva utilizzata anche come concime organico.
Cattiva conservazione delle vinacce
Si possono avere difetti e puzze all’interno del distillato anche se le vinacce vengono conservate in maniera errata. Buona norma di conservazione è quella di non far venire in contatto le vinacce con l’aria. Ottimo metodo il sottovuoto e comunque l’insilamento che è quello ancora più usato.
Si può verificare l’idrolisi delle pectine per via enzimatica che porta alla produzione di alcol metilico, tossico per l’uomo e regolamentato dalla legge come quantità massima all’1%.
Causa di alterazioni sono da ricercare nell’attacco della materia prima da parte di batteri. Ad esempio la trasformazione di alcol in acido acetico che essendo volatile lo ritroveremo all’interno della Grappa. Esso insieme ancora all’alcol etilico forma un estere, l’acetato di etile che ha una certa pungenza ed è facilmente riconoscibile dalla sensazione olfattiva assimilabile all’aceto.
Altri batteri danno vita ad acidi grassi come il butirrico attaccando direttamente l’acido tartarico presente in discrete quantità. Stesso procedimento quando attaccano l’acido malico che lo trasformano in acetico, butirrico e ad altri composti ammoniacali.
Alcuni tipi di lieviti poi, possono dare trasformazioni di zuccheri in alcuni composti in cui è presente zolfo conferendo odori sgradevoli di uova marce e solforosa.
Quanto vale?
Il giudizio sul valore economico della vinaccia si basa sulla sua composizione e sulla qualità valutata come materia prima e non sul risultato che se ne ottiene.
Dal punto di vista macroscopico la si può distinguere in presenza dei raspi o dei vinaccioli. Visto che di norma non si distilla vinaccia con raspi, maggiore considerazione viene data quando sono assenti. Viene conferita alla distilleria anche vinaccia senza raspi e senza vinaccioli, è della migliore qualità. E’ ormai noto che in fase di distillazione le parti legnose rilasciano componenti sgradevoli. Altro macrocomponente da valutare è il contenuto di umidità. Essa può essere maggiore o minore in base alla pressatura che ha avuto la vinaccia nel momento della vinificazione, più è stata pressata meno contenuto in alcol sarà presente.
Al momento dell’arrivo in distilleria si effettua anche una misurazione del grado zuccherino e del grado alcolico della materia prima. Questi parametri sono fondamentali per attribuire un valore economico congruo.

giovedì 8 marzo 2007

Una spruzzata di grappa come profumo d'autore

Da: ilsecoloxix.it
Una spruzzata di grappa come profumo d'autore
Se è vero che i vini e i liquori si assaggiano soprattutto con il naso, ecco che l'idea di trattare wines&spirits alla stregua di delicate acque di colonia o raffinate essenze trova una giustificazione.
Partendo da questa premessa, Stefano Bottega, uno dei più innovativi e creativi grappaioli italiani, ha ideato Grappa Spray, un distillato racchiuso in piccole bottiglie dotate di vaporizzatore, con lo scopo appunto di stimolare la sensibilità olfattiva di appassionati e neofiti. «Ben presto, però, ci siamo accorti che questo prodotto poteva avere un impiego molto più vasto - osserva Giovanni Savio, responsabile della comunicazione della Distilleria Bottega di Treviso - poche spruzzate di grappa su caffè, pasticcini, sigari, cioccolato, ostriche, gamberoni, risotti, e questi alimenti si arricchiscono di suggestioni stuzzicanti per l'olfatto e per il palato».
L'abbinamento si addice, ad esempio, a dolci come il pandoro e il panettone. Bottega suggerisce di scaldare prima per qualche minuto il pandoro vicino a una fonte di calore, per liberare la fragranza degli ingredienti, di ricoprirlo di zucchero vanigliato e di spruzzarlo quindi abbondantemente con la Grappa Spray. Nel caso del panettone è invece preferibile spruzzare il distillato direttamente sulle fette già tagliate. Grappa Spray è disponibile in tre versioni, tutte da 10 cl.:"Alexander Spray", una grappa di Moscato, "Primo assaggio Vaporizzato", che è un'acquavite di uva, e "Grappa Barricata Vaporizzata", una grappa di Merlot e Cabernet invecchiata in barrique (che si presta bene all'abbinamento con sigari cubani e toscani).
L'estetica della grappa, del resto, ha sempre avuto dei cultori. Primo fra tutti Romano Levi, che nella sua casa-distilleria di Neive (Cn) disegna e dipinge etichette che hanno fatto delle sue grappe oggetti da collezionismo. E a sottolineare la suggestione grappa-profumo hanno già pensato, un paio d'anni, i nuovi proprietari della Distilleria Dr. M. Montanaro di Gallo di Grinzane (Cn), che per confezionare il prezioso contenuto di una botte di Grappa di Bebbiolo del 1978, hanno ideato "Barolo", una bottiglia degna di uno Chanel n°5.

E se l'8 marzo si brindasse con la grappa?

Da: romaone.it
Cresce il consumo femminile del distillato made in Italy per eccellenza: le donne la vogliono fresca, aromatica e in confezione semplice. E così è nata anche la prima associazione 'Donne della grappa', che conta 300 socie.
Il distillato al 100 per cento made in Italy piace sempre più al gusto femminile, in particolare alle più giovani, trovando maggior spazio in salotto. E le donne-imprenditrici continuano a conquistare quote di un settore che era sempre stato appannaggio maschile.
Innovazioni in rosa che hanno cambiato il prodotto stesso: la grappa è ringiovanita, più morbida, più aromatica e con almeno dieci gradi in meno rispetto alla media di 15 anni fa. Fino a risultare cambiato il modo di percepire e di consumare il distillato di bandiera: da superalcolico corroborante per rudi solitari dal palato forte, a distillato bon ton con note floreali, di fascino romantico, di tradizione, e di conforto a fine pasto per consumi condivisi in relax con gli amici.
"Oggi la grappa viene ostentata - dice la produttrice Camilla Lunelli - in casa come al wine-bar perché il prodotto è più sano e di qualità, grazie alla distillazione discontinua che seleziona il cuore e scarta testa e code. E nel consumo il distillato ha saputo scalare i ceti sociali", fino a conquistare, secondo una recente indagine dell'associazione delle 'Donne della Grappa' che ha 300 socie, consumatrici tra i tra i 30 e i 45 anni, con una professione indipendente, amanti del buon gusto e del lifestyle della provincia italiana, attente alle nuove tendenze. La quasi totalità delle donne ama le grappe morbide, profumate e le monovitigno (78 per cento) e dimostra una grande curiosità sugli abbinamenti della grappa con i cibi.
Molto alta la richiesta di elaborare drink a base di grappa con i cocktail che possono così destagionalizzare il consumo".
"Le donne - commenta la presidente dell'Associazione Donne della Grappa Claudia Mazzetti - si sono rivelate come le estimatrici più preparate ed esigenti fino a rappresentare l'ideale 'bevitore meditativo' di grappa. Affascina l'alchimia del passaggio da vinacce maleodoranti al prodotto cristallino".
Una sfida imprenditoriale ampiamente colta dalle donne che fanno della grappa un simbolo dell'emancipazione imprenditoriale femminile con le figlie che succedono ai padri - sulla scia del precursore di questa tendenza Giannola Nonino - e che hanno saputo dare una veste nuova, anche nel packaging, al nostro distillato.
Nel corso di 20 anni di grape tasting al Vinitaly, racconta il presidente del Centro studi assaggiatori Luigi Odello, è più che raddoppiata, dall'11 al 25 per cento, la presenza femminile alle degustazioni; una passione che continua a crescere tra le nuove generazioni.
"Le donne amano le grappe floreali da vitigni aromatici - secondo una ricerca dell'Istituto nazionale
Grappa - di tutto il territorio nazionale, dal Gewürztraminer alla Malvasia puntinata del Lazio o quella siciliana. E le mogli non censurano più, ma anzi approvano l'eventuale acquisto di grappa su iniziativa maschile, prediligendo nello shopping le confezioni più lineari e semplici. Di gran fascino agli occhi femminili risultano anche le grapperie e i luoghi di produzione artigianale con alambicchi e mastri distillatori. Unico veto femminile è contro gli aromi pungenti al naso, stop ai pizzicori quindi, bene l'aromaticità e la complessità aromatica che rendono questo distillato nazionale come il più vicino al mondo femminile".
Un fascino in rosa internazionale, assicura al Trentino Top Wine la distillatrice di Santa Massenza di Vezzano Manuela Poli: negli ultimi dieci anni - spiega Poli - la grappa va per la maggiore nel mercato tedesco, in controtendenza col calo di amari e whisky; e sono le consumatrici tedesche a prediligere le monovitigno e la moscato invecchiata. Ultima frontiera di consumo femminile: i trattamenti di bellezza alla grappa.