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sabato 26 aprile 2008

"Chi guida per gli amici da me non pagherà più"

Davide Scabin si sente come letto nel pensiero: «Dice sul serio? L’Epat e l’Aci vogliono davvero offrire ai clienti dei ristoranti il taxi? Ma mi hanno rubato l’idea. Lo sa che io sto lavorando al menu-driver?».
Che cos’è questo «menu driver»?
«E’ un’idea cui stiamo lavorando da qualche tempo. Abbiamo intenzione di offrire la cena a chi arriva al ristorante in cinque. Insomma, pagano in quattro e il quinto, il driver, quello che avrà il compito di portare tutti a casa, sani e salvi, gli offro io la cena. Il patto è che il driver non deve bere niente di alcolico: ha davanti a sé un lunghissimo bicchiere blu che viene rigorosamente riempito di sola acqua. Può scegliere fra diverse marche, ma non una goccia di vino».
Perché il quinto non paga?
Potevamo fare il sesto, ma ci vuole necessariamente la Multipla per trasportare tutte quelle persone...».
Quindi la proposta del presidente Nebiolo, maturata in accordo con l’Aci, le piace.
«Se mi piace? La trovo geniale. Era ora che qualcuno ci pensasse. Prima di tutto così si convince la gente a consumare di nuovo il vino senza angosce, secondo si convincono i cittadini torinesi a familiarizzare con le auto pubbliche».
Perché i torinesi, secondo lei, hanno qualche problema con i taxi?
«Sì, certamente: si vergognano. Ma diciamola meglio. Essendo gente patita dell’understatement ha un certo pudore a utilizzare questo mezzo pubblico. Non sono pochi infatti, coloro che si fanno lasciare qualche centinaio di metri prima del portone di casa, per non dare nell’occhio».
Torniamo al consumo dell’alcol a tavola. Anche lei ha riscontrato un crollo delle richieste da quando l’etilometro fa più paura?
«Crollo è una parola riduttiva. Nel mio ristorante non solo accade che le bottiglie di vino vengano centellinate. Ma i super-alcolici restano nelle loro bottiglie. Nessuno conclude più il pasto con un buon whisky o una grappa. Temono che sia sufficiente per sancire il ritiro della patente».
da: la stampa.it

lunedì 21 aprile 2008

Generazione alcol, 4 superdrink a serata

Hanno tra i 13 e i 15 anni, è il loro sabato
Disposti a smettere in cambio di un reality
ROMA. Hanno tra i 13 e i 15 anni e durante una serata in discoteca arrivano a bere anche quattro bicchieri di alcolici. E’ la «generazione alcol» che sta crescendo a vista d’occhio in Italia, quella che cerca lo «sballo del sabato sera» ed è disposta a rinunciarci solo in cambio di un grosso premio o della partecipazione a un reality in tv. A scattarne la fotografia sono due rapporti presentati ieri dall’Istituto superiore di sanità e dall’Istat, in occasione dell’Alcol prevention day.Generazione alcol. Dalla ricerca effettuata dall’Iss nelle discoteche italiane attraverso il progetto «Il Pilota», ben il 67% dei ragazzi tra i 13 e i 15 anni, dunque al di sotto dell’età legale, eccede nel bere, consumando frequentemente da due a quattro drink in una serata. La media è di 4 bicchieri a serata, tra breezer, birra e superalcolici per i maschi, e di tre bicchieri per le ragazze. In particolare, ha spiegato Emanuele Scafato dell’Iss, «il 25% dei ragazzi e il 31% delle ragazze assumono più di due unità alcoliche a sera. Questi giovanissimi bevono soprattutto il sabato, ma anche negli altri giorni della settimana, seppur in prevalenza ridotta». Anche per i giovani di età superiore ai 15 anni la media di consumo è generalmente superiore ai due drink, in particolare fra il 46,8% dei ragazzi e il 30,6% delle ragazze. Il picco di prevalenza dei consumatori a rischio si verifica tra i 19 e i 24 anni, per poi diminuire dopo i 25 anni in entrambi i sessi. «Si tratta di quantità non trascurabili - ha osservato Scafato - in particolare se riferite agli adolescenti e assolutamente ingiustificabili riguardo ai minori, anche tenuto conto che i consumi al di sotto dei 15 anni dovrebbero essere pari a zero litri entro il 2010, obiettivo in cui si sono impegnati tutti gli Stati membri del Who (l’Organizzazione mondiale della sanità)».Dal canto suo l’Istat sottolinea come tra i giovani si stia diffondendo l’abitudine (tipica dei paesi del Nord Europa) di eccedere in una sola occasione nel consumo di alcol al solo scopo di ubriacarsi. Si tratta del fenomeno cosiddetto del «binge drinking» (bere per ubriacarsi): nel 2007, l’8% della popolazione dagli 11 anni in su ha dichiarato di aver bevuto alcol in eccesso in una sola occasione almeno una volta negli ultimi dodici mesi. E analizzando le fasce d’età le percentuali crescono: 11,4% nella fascia 16-17 anni, 15,3% tra i 18 e i 19.17,2% tra i 20 e i 24 anni, 15,5% tra i 25 e i 29.«Smetterei per un realty». A convincere i ragazzi che frequentano le discoteche a non bere per l’intera serata non sono certo la paura dei controlli della polizia, le campagne pubblicitarie o il divieto di consumare alcol nei locali notturni. Quello che potrebbe fare la differenza sarebbe l’assegnazione di un premio importante (indicato dal 74% degli intervistati) e la partecipazione a un programma televisivo o un reality show (70%). Appena il 58% sente invece la responsabilità di portare a casa gli amici, il 44% la pressione del partner e degli amici, il 31% teme il divieto di servire alcolici all’interno dei locali notturni, il 23% i controlli della polizia. «Come ricercatori - ha spiegato Scafato - avevamo immaginato motivazioni piuttosto inconsuete, ma i giovani ci hanno stupito nelle risposte che ci hanno dato».Anziani a rischio. L’abuso di alcol non aumenta solo tra i giovani: più di 3 milioni di over-65 sono a rischio. Il 32,6% tende all’abuso, con una maggiore incidenza nel sesso maschile (52,8%) rispetto a quello femminile (17,5%). Il progetto Iprea, condotto dall’Iss in 12 regioni italiane, ha rilevato la presenza di alcuni fattori che «predispongono» a bere di più.Tra i gli uomini il rischio è maggiore tra coloro che dicono di sentirsi bene (48%), tra i fumatori (93%), coloro che hanno svolto un lavoro manuale (80%), chi è obeso (46%) e chi vive nelle regioni del nord (43%). Nel sesso femminile, invece, ad aumentare il rischio sono altri fattori, primo fra tutti la convivenza con il coniuge (80%), di cui si assumono le abitudini. Sono poi più a rischio le donne che vivono al nord (66%) mentre coloro che abitano con i figli consumano meno alcol.
da: espresso.repubblica.it

giovedì 17 aprile 2008

ISTAT: UN RAGAZZINO SU 5 CONSUMA ALCOL,SALE USO TRA GIOVANI DONNE

Roma, 17 apr. (Apcom) - A 16-17 anni il 5,2% beve ogni giorno, l'11,4% si ubriaca, se l'Italia è un paese dove il consumo di alcol è tradizionalmente moderato ed è rimasto sostanzialmente stabile negli ultimi 10 anni, cresce in maniera preoccupante il consumo tra i giovani e soprattutto tra le donne. Le ragazze di 18-19 anni che consumano alcol passano dal 53,7% del 2007 al 60,9% dello scorso anno, quelle tra i 20 e i 24 anni dal 58,4% al 63,2%. Più allarmante il dato che riguarda i ragazzini: uno su cinque (il 19,9%) tra gli 11 e i 15 anni ha bevuto almeno una volta nell'arco dell'ultimo anno e quasi il 2% si è già ubriacato.
La metà dei sedicenni e dei diciassettenni beve, il 5,2% tutti i giorni, e cresce il fenomeno del binge drinking: nel corso degli ultimi dodici mesi si è ubriacato almeno una volta l'11,4% dei ragazzi di quell'età. E' il quadro tracciato dall'Istat nel rapporto "Uso e abuso di alcol in Italia", sui risultati di una indagine campionaria su 19mila famiglie condotta nel febbraio 2007.


lunedì 1 ottobre 2007

Gocce di Grappa – l'Anag protagonista dell'evento

Colle di Val d'Elsa (SI) 1 ottobre 2007 – Si è conclusa con un'affluenza inaspettata di pubblico la IV° edizione di Gocce di Grappa a Colle di Val d'Elsa.
Grande successo di questa manifestazione organizzata dall'Anag (Assaggiatori di Grappa e Acquaviti), dal Comune e dalla Pro-Loco di Colle di Val d'Elsa (SI).
A differenza delle passate edizioni, grande successo ha riscontrato il banco d'assaggio dell'Anag con circa 70 prodotti tra Grappe a Acquaviti di ogni regione d'Italia e di più di 35 aziende che hanno voluto partecipare a questa manifestazione.
A disposizione dei visitatori, esperti Assaggiatori Anag e alcune Distillerie che hanno consigliato numerosi assaggi del Distillato Italiano per eccellenza, La Grappa.
Tanti gli assaggi e molti gli appassionati e addetti ai lavori che con il calice ufficiale Anag della manifestazione, hanno animato le giornate di sabato 29 e di domenica 30 partecipando numerosissimi alle degustazioni guidate dai relatori Anag e ai seminari collaterali alla manifestazione di abbinamento tra Grappa e Sigari con la collaborazione dell'associazione Amici del Toscano appositamente intervenuti.
Tantissime le tipologie di Grappa in degustazione, dalle più classiche Grappe Giovani di Chainti Classico e Nebbiolo da Barolo alle Aromatiche di Gewurztraminer e Moscato, dalle Affinate in botti di rovere alle Invecchiate in barrique di ciliegio e botti da Madeira fino ad arrivare alle Torbate.
Una manifestazione che ogni anno regala grandi soddisfazioni agli organizzatori e aumenta di pubblico interessato e sempre più attento ai prodotti di qualità ed ai loro abbinamenti.

venerdì 6 aprile 2007

BERE IN MANIERA RESPONSABILE di Filippo Giovannelli©

Dal sito della European Spirits Organisation – CEPS, mi piace riportare alcuni aspetti che sono fondamentali per il corretto confrontarsi con le bevande alcoliche da parte di tutte le popolazioni del mondo. Il consumo di bevande alcoliche con moderazione ed in maniera responsabile ha pochi o nessun rischio per i bevitori, al contrario possono avere degli effetti benefici per la salute. Una consumazione irresponsabile delle bevande alcoliche può rivelarsi invece molto pericolosa, non solo per i consumatori ma anche per la società in generale. La CEPS e i suoi membri condannano severamente la consumazione irresponsabile delle bevande alcoliche e rivendicano e s’impegnano pienamente a rispettare le Regole comuni sulle comunicazioni dell’ “Forum Europeo per il bere responsabile".
La CEPS
è particolarmente preoccupata da:
La consumazione di alcol da parte dei minori
I Bar e i locali notturni
L’alcol al volante
La consumazione d’alcol da parte di soggetti cosiddetti vulnerabili (donne incinta, persone sotto certe cure farmacologiche, persone che esercitano professioni a rischio).
I membri della CEPS sostengono delle campagne e delle iniziative in favore di una consumazione d’alcol responsabile e sottolineano i pericoli dei comportamenti irresponsabili. Potete trovare una lista di queste iniziative su: http://www.efrd.org/main.html
E’ importante sottolineare che, quando parliamo di consumazione responsabile, sulle bevande spiritose, non si deve fare nessuna discriminazione. Il tenore alcolico degli spiriti è esattamente lo stesso che quello, per esempio, della birra o del vino. Il giusto potenziale di una moderata consumazione e l’eccesso di una consumazione irresponsabile vale per tutte le bevande alcoliche.
E’ molto difficile dare un ordine di idee di ciò che è una consumazione moderata (essa dipende da vari fattori tra i quali l’età, il peso, il sesso, etc..), ognuno può farsi i propri calcoli utilizzando i coefficienti di consumazione d’alcol che si possono trovare su :
http://portman-group.org.uk/alcohol/214.asp
Ecco altri siti internet dove si possono trovare informazioni sulla consumazione responsabile d’alcol:
www.efrd.org/main.html
www.icap.org
http://www.drinkaware.co.uk
http://www.efrd.org/
Condivido interamente i principi e la missione dell’European Spirits Organisation, altri siti internazionali citati nel presente articolo hanno dettagli maggiori e interessantissimi sui quali ognuno di noi dovrebbe soffermarsi e coscientemente apprendere e farne bagaglio culturale, sul quale basare la propria esistenza nei confronti dell’alcool. Il piacere di assaporare i profumi e i gusti dati dalle bevande alcoliche devono essere puri e non falsati dall’euforia del momento.

martedì 3 aprile 2007

DEGUSTARE: UN COMPORTAMENTO ACQUISITO di Filippo Giovannelli©

Degustare, come bere, è un comportamento umano, che al pari di altri comportamenti, si apprende col tempo.
Imparare a bere alcol si può associare all’ambiente in cui il soggetto è inserito.
In modo eclatante, i giovani adolescenti imparano a bere alcol insieme agli amici nei momenti di socializzazione; non molto raramente lo apprendono inoltre in famiglia.
I giovani iniziano ad apprendere dalla più tenera età, quando sono influenzati dai comportamenti familiari ed in particolare da quello dei genitori.
Quando evolvono verso l’adolescenza sono influenzati, appunto, dagli amici e dalla cultura nel più largo e ampio significato.
Moltissimi sono i fattori che influenzano la decisione di un giovane di consumare alcol.
La maggioranza dei giovani è suscettibile a fare l’esperienza di consumare alcol prima o poi, è quindi assolutamente preferibile che ai giovani possa essere insegnato, in sicurezza, come si consuma l’alcol piuttosto che lo facciano senza nessun sostegno e in condizioni più rischiose.
Nella fase di maturazione dell’individuo i giovani sono più facilmente impressionabili e influenzabili. Questa influenza può avvenire in diversi modi; dagli amici, dalla famiglia, a scuola, dalla religione e dai media in generale. Una comprensione corretta dei principi e dei messaggi dati dai fattori influenzanti, precorrono la scelta corretta o non corretta dell’avvicinamento all’alcol da parte degli individui.
Un aspetto importante da tenere in considerazione è quello di fornire i mezzi ai giovani per poter prendere delle buone decisioni, comprese quelle di sapere se, quando e come si può bere. I genitori ad esempio hanno una forte influenza sui propri figli ed in particolare in età scolare, se ben condotta continuerà anche nel futuro.
In numerosi paesi una percentuale significativa dei giovani comincia a bere alla fine dell’adolescenza. In questa classe d’età, incidenti e ferite sono una causa importante di mortalità. Sia nell’ambito familiare come negli ambienti educativi più formali, esistono numerose opportunità per insegnare come bisogna bere in modo legalmente e culturalmente accettabile.
Una delle priorità del International Center for Alcohol Policies (ICAP) è la comprensione e la promozione di uno stile di vita responsabile. In quest’ottica l’ICAP è interessato a conoscere come e cosa incoraggia i giovani a bere o a non bere. Numerosi studi ed iniziative promosse dal centro contribuiscono e saranno incentrate sul ruolo di guida e di educazione al consumo responsabile da parte dei giovani in particolare.
L’alcol non deve essere un problema, diffondere una cultura del bere responsabile ha un ruolo fondamentale da parte di tutti gli interessati e di tutti i professionisti, produttori e divulgatori. Ogni passo avanti da parte di tutti i soggetti interessati all’argomento può portare ad evitare ogni abuso e a prediligere il gusto e il piacere di bere. Degustare ogni bevanda alcolica con piacere, può divenire momento di socializzazione, di aggregazione e convivialità.
Tutto questo si può imparare.

mercoledì 21 febbraio 2007

L'ALCOL COME FATTORE DI RISCHIO di Filippo Giovannelli©

Affrontando l’alcol con un’approccio diretto alla potenzialità della molecola alcolica più presente nelle bevande, l'etanolo è un alcol a corta catena, noto anche come alcol etilico, la sua formula chimica è CH3CH2OH. Esso è completamente solubile ed è prodotto in natura dalla fermentazione degli zuccheri, è l'alcol più diffuso e l'unico adatto al consumo alimentare. Genericamente l’alcol è una sostanza tossica, ha potenzialità cancerogene e crea dipendenza.
Il consumo continuativo d’alcol è uno dei principali fattori considerati a rischio per la salute in generale. Bere è un comportamento acquisito, individuale e familiare e come tale può essere controllato, esso rappresenta comunque un rischio per il consumatore, per i familiari e per il contesto umano che si trova intorno al consumatore di alcol, compreso il luogo di lavoro.
In particolari situazioni di esalazioni e contatti con solventi chimici, metalli volatili e duri, inquinamento acustico, stanchezza, sonnolenza indotta, freddo ed altri fattori aggravanti, l’assunzione di alcol aumenta il rischio di sviluppare malattie, sia professionali che non, l’alcol può esporre a forti rischi di incidenti o infortuni. E’ fondamentale quindi la parte preventiva, soprattutto negli ambienti lavorativi, Alcol e lavoro sono due contesti che non vanno d’accordo.
Se il consumo occasionale di alcol o anche un singolo abuso, non viene valutato nella giusta maniera e non abbastanza arginato nel contesto lavorativo, può essere causa incidenti anche gravi. Un po’ di dati:
Il fattore di rischio rappresentato dall’abuso d’alcol lo si può distinguere come generico e specifico.
□ Il 10-12% di tutti i lavoratori con età maggiore di 16 anni ha problemi legati all’abuso o alla dipendenza da alcol (fonte: (ILO) Organizzazione Internazionale per il Lavoro);
□ Il 45% dei manager ha un abuso occasionale o continuativo di alcol (fonte: (GIDP-HRD) Associazione Dirigenti Risorse Umane);
□ Gli incidenti stradali a seguito dell’assunzione di alcolici (infortunio “in itinere” più infortunio in orario di lavoro), rappresentano più dell’11% dei circa 940.000 infortuni sul lavoro all’anno in Italia.

L’alcol non è un cibo come la pasta o la carne, nel senso che non alimenta l’organismo, non è necessario all’organismo. Esso apporta un grado calorico minimo (7 kcal per grammo).
Gli organi del corpo umano che sono più danneggiati dall’abuso di alcol sono il fegato e il sistema nervoso centrale. Anche se consumato saltuariamente e in piccole dosi, l’alcol può indurre sonnolenza, in particolar modo dopo i pasti. Altre sono le malattie in cui l’alcol è concausa importante: cirrosi epatica, alcolismo, psicosi alcolica, intossicazione etilica, gastrite alcolica, cardiomiopatia e polineuropatia alcolica, stroke emorragico, sindrome feto-alcolica ecc. Non trascurando atti di violenza intenzionale sia verso se stessi che verso gli altri, suicidi, violenza familiare, crimini violenti, comportamenti criminali e danni prodotti alle persone in quanto vittime, inclusi il furto e lo stupro. Il quadro pare allarmistico ma dobbiamo confrontarci seriamente con la realtà.
Evitarlo è semplicemente un gesto di buon senso dovuto alla responsabilità dell’individuo. Ecco perché il consumo consapevole dell’alcol dovrebbe essere una parte fondamentale degli scopi sociali di ogni associazione e status di gruppo. La riduzione dei danni causati dall'alcol è, attualmente, una delle più importanti azioni di salute pubblica che gran parte degli Stati Europei si preparano a realizzare per migliorare la qualità della vita dei propri cittadini.

venerdì 12 gennaio 2007

IL CARAMELLO NELLE ACQUEVITI di Filippo Giovannelli©

Il D.P.R. 16 luglio 1997, n. 297 - Regolamento recante norme in materia di produzione e commercializzazione di acquaviti, grappa, brandy italiano e liquori, al Capo IV - GRAPPA - Art. 12. - Aggiunte - cita testualmente che:
1. Nella preparazione della grappa è consentita l'aggiunta di;
d) caramello, solo per la grappa sottoposta ad invecchiamento almeno dodici mesi, secondo le disposizioni di cui al decreto del Ministro della sanità 27 febbraio 1996, n. 209.
Il decreto quindi non specifica una precisa quantità in volume o in grammi o in percentuale della quantità di "Caramello" che si può legalmente aggiungere alla Grappa invecchiata.
Analizziamo allora la definizione di "Caramello" per uso alimentare citato nel decreto del Ministro della Sanità.
Lo stesso decreto 209/96 lo considera come additivo alimentare.
La denominazione «Caramello» indica le sostanze di colore bruno più o meno accentuato destinate alla colorazione. Tale denominazione non indica il prodotto zuccherato e aromatico ottenuto riscaldando lo zucchero e utilizzato per aromatizzare alimenti (ad es. dolciumi, prodotti di pasticceria e bevande alcoliche).
Cos'è quindi il caramello e quali sono le sue caratteristiche?
Il Caramello è un complesso di coloranti scuri ottenuti mediante riscaldamento secco e bruciatura di zuccheri in presenza di alcali, ammoniaca, solfiti o di qualsiasi combinazione di questi composti.
Viene utilizzato come colorante che conferisce tonalità che vanno dal bruno al nero. E' idrosolubile e presenta un caratteristico sapore, qualche volta amaro.
Il caramello colorante. Direttiva dell'Unione Europea 94/36/CE.
Numerosi sono i tipi di caramello che rientrano nelle quattro classi elencate nella direttiva dell'Unione Europea 94/36/CE, ovvero E150a, E150b, E150c e E150d.
All'interno d'ogni classe sono prodotte formulazioni diverse di caramello, le aziende produttrici possono offrire varie possibilità adatte all'utilizzo che se ne debba fare.
In pratica ogni tipologia di caramello caratterizza l'impiego dello stesso per uno o più scopi e può essere prodotto con l'utilizzo di materie prime differenti: glucosio, miscela glucosio-saccarosio, saccarosio.
La classe "a" (caramello semplice) è molto utilizzata nell'industria alimentare, dove è impiegata per un numero elevato d'applicazioni, soprattutto nella produzione dolciaria e di liquori.
La classe "b" (solfito-caustico) è la "classe di riferimento" per produttori di liquori, dei gelati e altre applicazioni alimentari.
La classe "c" (ammoniacale) è la colorazione di birre scure, ma anche di prodotti da forno, salse alimentari, prodotti a base di carne.
La classe "d" (solfito-ammonico) è impiegata tipicamente nell'industria delle bevande analcoliche.
Il caramello semplice classificato con la sigla E150a è il più naturale, viene prodotto portando lo zucchero intorno ai 180 gradi. Più precisamente viene preparato mediante riscaldamento controllato dei carboidrati (dolcificanti per alimenti dotati di potere nutritivo e disponibili in commercio, costituiti dai monomeri glucosio e fruttosio e/o da loro polimeri ovvero da sciroppi di glucosio, da saccarosio, e/o da scrippi di zucchero invertito, e da destrosio). Per ottenere la caramellizzazione si possono impiegare acidi, alcali e sali, ad eccezione dei composti ammoniacali e dei solfiti.
L'E150b utilizza la stessa tecnica usando del diossido di zolfo; Il caramello solfito-caustico viene preparato mediante riscaldamento controllato dei carboidrati (dolcificanti per alimenti dotati di potere nutritivo e disponibili in commercio, costituiti dai monomeri glucosio e fruttosio e/o da loro polimeri ovvero da sciroppi di glucosio, da saccarosio, e/o da sciroppi di zucchero invertito, e da destrosio) con o senza acidi o alcali, in presenza di composti a base di solfito (acido solforoso, solfito di potassio, bisolfito di potassio, solfito di sodio e bisolfito di sodio); non sono usati composti ammoniacali.
L'E150c usando ammoniaca; Il caramello ammoniacale viene preparato mediante riscaldamento controllato dei carboidrati (dolcificanti per alimenti dotati di potere nutritivo e disponibili in commercio, costituiti dai monomeri glucosio e fruttosio e/o da loro polimeri, ovvero da sciroppi di glucosio, da saccarosio, e/o da sciroppi di zucchero invertito, e da destrosio) con o senza acidi o alcali, in presenza di composti ammoniacali (idrossido di ammonio, carbonato di ammonio, bicarbonato di ammonio e fosfato di ammonio); non sono usati composti a base di solfito.
L'E150d, l'ultimo, usando ammoniaca e solfiti. Il caramello solfito-ammoniacale viene preparato mediante riscaldamento controllato dei carboidrati (dolcificanti per alimenti dotati di potere nutritivo e disponibili in commercio, costituiti dai monomeri glucosio e fruttosio e/o da loro polimeri ovvero da sciroppi di glucosio, da saccarosio, e/o da sciroppi dì zucchero invertito, e da destrosio) con o senza acidi o alcali in presenza di composti a base di solfito o ammoniacali (acido solforoso, solfito di potassio, bisolfito di potassio, solfito di sodio, bisolfito di sodio, idrossido di ammonio, carbonato di ammonio, bicarbonato di ammonio, fosfato di ammonio, solfato di ammonio, solfito di ammonio e solfito acido di ammonio).
Dettagli tecnici di contenuti percentuali o volumetrici di sostanze chimiche all'interno dei prodotti sopradescritti si possono trovare negli stessi allegati del DM 209/96.
Complessivamente è un prodotto d'origine naturale ed il consumo giornaliero (ADI) è di circa 200 mg per kg di peso corporeo per l'E150c e per l'E150d, mentre non c'è una dose giornaliera ammissibile (ADI) per l'E150a e/o per l'E150b.
Può presentare effetti collaterali il consumo dell'E150c e dell'E150d, che può dare problemi intestinali dopo l'ingestione di elevate quantità. Per la natura complessa della mescolanza, delle prove tossicologiche sono ancora in corso.
Non è prevista nessuna restrizione alimentare, l'E150 può essere consumato da tutti i gruppi religiosi e dai vegetariani.
Oltre che per altri prodotti alimentari come l'aceto, cereali etc riportiamo di seguito parte della tabella dell' Allegato V dell'articolo 6, comma 2 dello stesso Decreto Ministeriale in cui è ben specificato su quali prodotti, nel nostro caso distillati, si possa utilizzare il caramello in aggiunta al prodotto originario con il sistema del "quanto basta".
La dizione «quanto basta», riportata negli allegati, significa che non viene indicata una dose massima. Tuttavia, gli additivi alimentari devono essere utilizzati secondo le norme di buona fabbricazione ad una dose non superiore a quella necessaria per raggiungere lo scopo prefissato e a condizione che non traggano in inganno il consumatore.
Prodotti alimentari cui è consentito aggiungere solo determinate sostanze coloranti:

Whisky, Whiskey, bevanda spiritosa di cereali (diversa da Korn o Kornbrand o Eau de vie de sigle Marque nazionale luxenbourgeoise), acquavite di vino, ror, Brandy, Weinbrand, marc, acquavite di vinaccia (diversa dalla Tsikoudia, dallo Tsipouro e dall'Eau de vie de marc Marque nazionale luxenbourgeoise). Grappa invecchiata, Bagaceira veiha, ...omissis....

E 150a Caramello semplice

E 150b Caramello solfito - caustico

E 150c Caramello ammoniacale

E 150d Caramello solfito-ammoniacale

quanto basta

Ciò che abbiamo appena descritto e definito, non lo si può precisamente assimilare al processo d'ottenimento del caramello artigianale per uso culinario definito come "caramellizzazione" del linguaggio corrente.
Essa è, di principio, una tecnica culinaria che consiste nell'ossidazione degli zuccheri contenuti in un alimento in modo che acquisisca un colore bruno e un gusto di noce senza che sia bruciato o carbonizzato.
Temperature di Caramellizzazione

Zucchero

Temperatura



Fruttosio

110° C, 230° F

Glucosio

160° C, 320° F

Maltosio

180° C, 356° F

Saccarosio

186° C, 367° F

Il caramello dunque è una sostanza colorante utilizzata perlopiù nell'industria alimentare per dare un colore naturale ai prodotti dai quali il consumatore si aspetta, desidera e ottiene la tonalità e l'intensità adeguata al prezzo d'acquisto della merce trasformata in alimento elaborato.
Il caramello e la caramellizzazione culinaria dei grandi chef e casalinga, ha lo stesso principio ma non la stessa funzione.