venerdì 20 giugno 2008

Distillerie Sari

ACOBACCI VINCE LA DISFIDA DELLA GRAPPA PER DISTILLERIE SARI
Semaforo verde all’utilizzo della denominazione “Grappa di Franciacorta” per i prodotti della Distillerie Sari di Gussago (Brescia).
Non si è trattato di una gara di qualità svoltasi davanti ad un sommelier, ma di una vera e propria controversia giudiziaria quella che ha visto contrapposte la Distillerie Franciacorta S.p.A. (assistita dagli avvocati Cesare Galli, Caterina Paschi e Mariangela Bogna) e la Distillerie Sari di Saleri Riccardo & C. s.a.s. (assistita dagli avvocati Marco Francetti ed Eleonora Ortaglio, rispettivamente partner ed associate dello studio Legale Jacobacci & Associati).

Teatro dello scontro il Tribunale di Milano, davanti al quale la Distillerie Franciacorta ha convenuto in via di urgenza la Sari nel tentativo di proibirle l’uso della denominazione “Grappa di Franciacorta” sulla base delle proprie registrazioni di marchio “Franciacorta” e “Distillerie Franciacorta”.

Forte di tali registrazioni e di precedenti accordi stipulati con altre distillerie della zona che avevano acconsentito, in via transattiva, a non utilizzare più il nome “Franciacorta” per contrassegnare grappe prodotte con uve provenienti dall’omonima zona, la Distillerie Franciacorta ha appunto chiesto al Tribunale di inibire anche a Sari l’uso di tale denominazione.

Sari si è difesa sostenendo l’inappropriabilità di una indicazione geografica quale “Franciacorta” a titolo di marchio, e sostenendo nel contempo che tale indicazione, evidentemente funzionale ad indicare la provenienza della materia prima con cui le grappe oggetto di causa vengono realizzate, non può essere utilizzata in via esclusiva da un solo operatore del settore.

Tale linea difensiva è stata condivisa dal Giudice milanese, il quale ha affermato che il nome geografico “Franciacorta” non può essere oggetto di monopolio a favore di un solo operatore della zona, stante la sua evidente natura descrittiva, in particolare in un settore come quello vitivinicolo in cui la qualità della materia prima riveste un ruolo determinante, indipendentemente dal suo utilizzo per la produzione di vini o grappe, in cui l’uva gioca evidentemente un ruolo determinante.

Tale decisione è stata confermata anche dal giudice di seconda istanza a seguito del reclamo promosso da Distillerie Franciacorta, con la conseguenza che Distillerie Sari può proseguire indisturbata ad utilizzare la denominazione “Franciacorta” per la produzione di grappe realizzate con uve provenienti dal noto distretto vitivinicolo bresciano.
da: toplegal.it

lunedì 26 maggio 2008

Beppe Bertagnolli riconfermato presidente Istituto tutela grappa del Trentino

L'assemblea dei soci dell'Istituto Tutela Grappa del Trentino ha riconfermato all'unanimità il consiglio uscente e il suo presidente, Beppe Bertagnolli. Nel consiglio siedono quindi nuovamente Stefano Marzadro (vicepresidente), Bruno Pilzer (vicepresidente), Luigi Cappelletti, Mauro Giori, Carlo Pezzi, Alessandro Poli, Carlo Tschurtchenthaler, Rudy Zeni.

"Nonostante il leggero calo dei consumi a livello nazionale, la grappa trentina conosce un momento di successo - ha affermato Beppe Bertagnolli - Stiamo raccogliendo i frutti del meticoloso lavoro di tutela svolto negli anni passati, lavoro che ovviamente continua tuttora, in collaborazione con la Camera di Commercio di Trento e l'Istituto Agrario di San Michele all'Adige. A oggi la grappa trentina è ancora l'unica certificata in Italia".

Sempre nell'ottica di guardare al futuro e cogliere gli scenari della grappa che verrà, l'Istituto Tutela Grappa del Trentino ha iniziato la preparazione del convegno nazionale dedicato al distillato che si terrà all'inizio di dicembre.

Chi è l'Istituto Tutela Grappa del Trentino
Nato nel 1960, oggi l’Istituto conta 29 soci dei quali 21 sono distillatori e rappresentano la quasi totalità della produzione trentina. L’Istituto ha il compito di valorizzare la produzione tipica della grappa ottenuta esclusivamente da vinacce prodotte in Trentino e di qualificarla con un apposito marchio d’origine e con la dicitura “Trentino Grappa”. La produzione della grappa trentina rappresenta il 10% di quella italiana.

Fonte: Carlo Odello

Lo spumeggiante re dei prosecco



Intervistiamo il Re del proseccco che ancora una volta ha conquistato il palato degli esperti e non solo. Al Vinitaly ha presentato "Acquavite 1938" nata da uve selezionatissime e da un accurato processo di distillazione che la rende delicata e preziosa.
Un successo dovuto a quel sapere tramandato da generazioni, all'amore verso la propria terra e il rispetto delle tradizioni.

Angelo e i suoi figli. Sembrerebbe quasi il titolo di un best sellers o di un film, invece non è niente di meno che la rappresentanza dell’ultima generazione di una stirpe di vignaioli, produttori di vini straordinari, considerati i re dei Prosecco doc e Cartizze doc.. “Angelo e i suoi figli” fanno parte di quella categoria di vignaioli, che rappresenta una significativa realtà produttiva nel panorama ingegnoso ed operoso della Marca Trevigiana. La loro ultracentenaria ma modernissima azienda è collocata a Guia, in un anfiteatro collinare, a nord della Provincia di Treviso, racchiuso tra le colline prealpine, dalla Valmarena e dal Consiglio. Un piccolo paese che pare un presepe, adagiato sulle colline pedemontane orlate di boschi e dall’ incessante ricorrersi dei filari. La protezione benefica dei colli dalle correnti fredde preveniente da Nord, dona alla frazione un clima particolarmente temperato e mite, le caratteristiche climatiche e geologiche della zona hanno propiziato sin dai tempi più lontani la coltivazione della vite, e la produzione del vino che rappresenta la più grande risorsa del luogo. Non a caso già i romani, che certo se ne intendevano, lodavano accanto ai pregi del clima, i pregi del vino prodotto in questo territorio. Da allora la civiltà contadina ha affinato costantemente, lungo il corso della storia, le tecniche di coltivazione e di vinificazione di un vitigno particolare, il Prosecco, che qui ha trovato il proprio terreno di elezione, un ambiente unico ed ideale, che la tutela D.O.C. ha provveduto a difendere sin dall’aprile 1969. Un luogo dove vige un mistico silenzio, interrotto solo dai rumori della natura e dalla cordialità della gente che si incontra. Un luogo d’altri tempi, dove le ore sono ancora scandite e dove il tempo ha ancora un valore, l’ideale per chi è vittima dello stress. Basta stappare una bottiglia di “Desiderio”, uno tra i migliori prodotti di casa Bortolin, per comprendere la bontà e l’unicità del prodotto. Un vino che con la sua fragranza, racconta la storia e il territorio ma anche l’abilità, l’esperienza, l’amore e la passione per l’arte di vinificare. I Bortolin sono personaggi straordinari, spumeggianti come il vino che producono, generosi come l’aromaticità dei gusti e dei retrogusti dei loro prodotti. La loro dedizione è stata premiata con numerosissimi riconoscimenti, medaglie d’oro, gran premi, sia a livello nazionale che internazionale. Ci aprono le porte della loro azienda e ci guidano in un percorso conoscitivo tra gli impianti di produzione e le cantine. Ci spiegano che le uve vengono selezionate con estrema attenzione e avviate in cantina dove, dopo un minuzioso processo di diraspatura, un moderno sistema di pigiatura, un successivo impianto di vinificazione ed un reparto di produzione del freddo, consentono la fermentazione a temperatura costante ed una vinificazione ideale che estrae dall'uva l'anima del vino nel rispetto delle caratteristiche organolettiche proprie del vitigno. Tutto è stato attrezzato per rispondere alle più evolute esigenze produttive di vini e spumanti di gran pregio. Tranquillo, Frizzante o Spumante, il Prosecco DOC di Conegliano Valdobbiadene si riconosce per il colore paglierino leggero, per la moderata corposità, per l’esclusivo profumo fruttato e floreale. Ricordiamo, qui di seguito, qualche blasonatissima bottiglia. Il”Prosecco DOC di Valdobbiadene Spumante”, che esprime pienamente il suo carattere agile ed al tempo stesso energico ed è prodotto prevalentemente in due versioni, l’Extra Dry e il Brut. Nel primo caso, la rifermentazione si interrompe quando ancora rimane una piccola percentuale di zuccheri, nel secondo, è condotta quasi alla fine in modo che lo Spumante diventi più secco e asciutto. Il “Prosecco DOC di Valdobbiadene Spumante Brut”, è il Prosecco più moderno ed ha un grande successo internazionale. Si caratterizza per profumi più ricchi di sentori di agrumi e di note vegetali, che si accompagnano con una piacevole nota di crosta di pane, unita ad una bella e viva energia gustativa. Il perlage fine, assicura la persistenza del sapore e la pulizia del palato, rendendolo a tavola, lo spumante per eccellenza. Da apprezzare servito a 7-9° C su antipasti di pesce e verdure anche elaborati, primi con frutti di mare e piatti di pesce al forno o, come è in uso nella zona di produzione, a tutto pasto.
Il “Prosecco DOC di Valdobbiadene Spumante Extra dry”, è il Prosecco “classico”, la versione che combina l’aromaticità varietale con la sapidità esaltata dalle bollicine. Il colore è paglierino brillante ravvivato dal perlage. L’aromaticità è fresca e ricca di profumi di frutta, mela, pera, con un sentore di agrumi che sfumano nel floreale. In bocca il vino è morbido e al tempo stesso asciutto grazie ad una acidità ben presente. Ottimo come aperitivo, è ideale servito ad 8-10° C, su minestre di legumi e frutti di mare, paste con delicati sughi di carne, formaggi freschi e carni bianche soprattutto pollame. Il “Prosecco DOC di Valdobbiadene Spumante Dry “Desiderio”, un perfetto suggello ai momenti belli della vita. Già il colore rimanda ad una maggiore intensità, che si manifesta con una complessità di profumi invitanti ed ampi, dalla mela alla pera, dall’albicocca agli agrumi, alla rosa, con una gradevole nota di mandorle glassate al retrogusto. Questo spumante si accompagna ai dolci della tradizione, dalla pasta frolla alle crostate di frutta e alle focacce.Ottimo non solo alla fine di ogni pranzo importante, ma per ogni brindisi augurale, per rendere più festosa ogni cerimonia. E infine ecco il re dei re, il “Prosecco DOC di Valdobbiadene Spumante Cartizze”. Il Cru della Doc di Valdobbiadene si chiama Cartizze, vino ottenuto dalle uve coltivate in un piccolissimo fazzoletto di terra denominato appunto terra di Cartizze. Vino morbido e vellutato, dai sentori freschi di fiori e frutta. Ottimo alle situazioni e occasioni più importanti va servito ad una temperatura di 10° per esaltarne tutte le peculiarità.
Proprio in questi giorni i figli di Angelo e i loro pregiatissimi vini saranno al celebre Vinitaly, dove presenteranno un prodotto d’eccezione,
“ACQUAVITE 1938". L’acquavite nasce da uve selezinatissime di casa Bortolin e da un accurato processo di distillazione che la rende delicata e preziosa. Questo prodotto è dedicato proprio ad Angelo, che della sua azienda ne ha fatto, il “re” del Prosecco doc, e ha saputo tramandare con passione il suo sapere alle nuove generazioni, che hanno appreso non solo l’arte di vinificare ma anche la modestia e l’umiltà, doti rare che distinguono i “Grandi”.
da: liberoreporter.it

venerdì 16 maggio 2008

Barman Italiano Trionfa al 12 Trofeo Internazionale ''Calvados Nouvelle Vougue''

Samuele Ambrosi si è recentemente imposto nella categoria “Barman Professionisti” del 12° Trofeo Internazionale “Calvados Nouvelle Vogue”, svoltosi a Deauville, in Normandia.
Il barman italiano Samuele Ambrosi si è recentemente imposto nella categoria “Barman Professionisti” del 12° Trofeo Internazionale “Calvados Nouvelle Vogue”, svoltosi a Deauville, in Normandia. Questo concorso, che ha visto aderire all’edizione di quest’anno 73 partecipanti di 13 Paesi diversi, ha fin dalla sua nascita l’obiettivo istituzionale di promuovere l’utilizzo nel bere miscelato del Calvados (la storica, pregiata acquavite normanna ottenuta dalla lavorazione delle mele locali). Samuele Ambrosi, che presta servizio presso il bar “Sporting” di Caorle (Venezia), ha trionfato nella categoria più importante del Trofeo, quella riservata ai “Barman Professionisti”; la sua ricetta vincente, chiamata Sous le Soleil de Normandie, è così composta:
3,5 cl. di Calvados;
1,5 cl. di Aperol;
2 cl. di purea di lampone;
6 cl. di succo fresco d’ananas;
2 cl. di Grand Marnier;
elaborazione con lo shaker. Nelle altre due categorie internazionali del Trofeo, quella “Allievi Barman” e quella “Giornalisti” (anche la stampa si è cimentata al bancone!), hanno conseguito il primo posto, rispettivamente, la norvegese Silje Takle, con il cocktail Eng – Ler, e il francese Gérard Houdou, con il cocktail Tentation.
Per l’Italia, quello di Deauville è un altro riconoscimento professionale molto prestigioso a livello mondiale; è inoltre uno stimolo puntuale e creativo per sviluppare l’utilizzo in miscelazione del Calvados, il distillato di mele A.O.C. (Appellation d’Origine Contrôlée) che nel nostro Paese ha ancora una diffusione limitata, ma che gradualmente continua a crescere da oltre 15 anni.
da: comunicati-stampa.net

giovedì 15 maggio 2008

'grappa' definita 'prodotto agroalimentare tradizionale

AOSTA, 14 MAG - Con una deliberazione della Giunta regionale della Valle d'Aosta (la numero 935 del 3 aprile 2008) la 'grappa' e' stata definita 'prodotto agroalimentare tradizionale della Valle d'Aosta'. Lo ha comunicato l'amministrazione regionale. Inoltre, con lo stesso atto, che porta a trenta il numero dei prodotti ufficialmente riconosciuti come 'tradizionali', e' stato disposto l'invio della scheda identificativa della grappa al Ministero delle politiche agricole e forestali, ''per il suo inserimento nell'elenco nazionale dei prodotti agroalimentari tradizionali''. Il processo tecnico-amministrativo che ha portato a tale riconoscimento sara' illustrato a giornalisti e operatori enogastronomici venerdi' 16 maggio, alle 16, nella sala del vivaio regionale 'Abbe' Henry' di Quart.
da: ansa.it

lunedì 12 maggio 2008

I primi cinquant’anni della Savio di Châtillon. Dal caffè alla vodka

Châtillon - “Fare impresa in Valle d’Aosta non è semplice - dice l’amministratore delegato, Marco Savio - e negli anni Novanta abbiamo valutato l’ipotesi di trasferirci nella zona di Parma, dove è più facile trovare professionalità specializzate”.
Dal caffè al génépi, dallo zucchero alla vodka. E’ questa la storia della Savio di Châtillon, ditta specializzata in distillati che oggi conta 20 dipendenti, 20 milioni di euro di fatturato, due sedi in Italia - una in media Valle e l’altra a Milano - una alle Canarie e una in Lettonia.
La ditta fondata da Paolino Savio il 1° maggio prossimo compie cinquant’anni da quando, nel 1958, veniva completata la prima tostatura di caffè. Solo nel 1966 inizia la produzione del tradizionale génépi.

Oggi, però, la torrefazione è marginale rispetto al resto della produzione - spiega l’amministratore delegato dell’azienda, Marco Savio - e nel 1998 abbiamo acquisito il contratto per la distribuzione delle vodke russe Moskovskaya e Stolichnaya. Questo ha permesso anche al nostro génépi di penetrare nella grande distribuzione, in circuiti come quelli di Carrefour, Coop, Metro”.

Mezzo secolo di attività nella nostra regione che però nasconde anche qualche aspetto amaro. “Fare impresa in Valle d’Aosta non è semplice - ci tiene a sottolineare l’ad Marco Savio - e negli anni Novanta abbiamo addirittura valutato l’ipotesi di trasferirci nella zona di Parma, dove la logistica e i costi di trasporto sono inferiori e dove è più facile trovare professionalità specializzate”. Il rischio di un trasferimento, infatti, si era presentato nel 1990 quando furono acquistati alcuni terreni edificabili a Saint-Vincent. “A progetti fatti - dice Savio - la Sovrintendenza bloccò la zona come probabile passaggio della strada delle Gallie. Da lì la decisione di trasferirci in Emila Romagna. Ma poi sono prevalsi i sentimenti e oggi siamo ancora in Valle”.

Fra le altre inziative, la Savio ha in programma il lancio di un nuovo prodotto. Un génépi messo in infusione pochi minuti dopo la raccolta della pianta in montagna: un procedimento che consente di conservare molti più aromi rispetto alla lavorazione normale.
da: aostasera.it

martedì 6 maggio 2008

L'arte del gusto si impara mangiando i prodotti locali

Lo conoscono tutti ma in pochi saprebbero distinguere una etichetta dall'altra. Eppure il Marsala è il vino liquoroso più diffuso in Italia, che ha scontato una notorietà legata forse a troppi stereotipi e luoghi comuni e poco alla sue potenzialità. Perché il Marsala non è soltanto il vino classico della «meditazione», ideale da bere davanti ad un caminetto acceso oppure per scaldare l'ambiente in una serata conviviale. È una miscela di sapori e odori esplosiva ricavata da uve a bacca bianca (che a seconda delle varie aggiunte conferiscono al liquore le tonalità dell'oro, dell'ambra e del rubino), poi lasciato invecchiare alcuni anni in botti di rovere. Il Marsala diventa «i Marsala» nel momento in cui il suo eclettismo e la sua versatilità lo trasformano, a seconda delle occasioni, in vino da accompagnamento di cibi a tavola, «semplice» aperitivo o liquore da dessert.
Ideale con i sapori forti: abbinato a formaggi come gorgonzola, caciocavallo ragusano, parmigiano reggiano, è capace di sprigionare la sua essenza, ma anche con zuppe di crostacei, la qualità Marsala Vergine in questo senso eccelle, con pesce affumicato o bottarga di tonno, con selvaggina o filetto, intensamente speziati e aromatici. E per finire con i dolci più «dolci»: tra tutti le profumate insalate di fragole o fragoline, di pesca bianca, di melone cantalupo di Paceco, solo però se il marsala è Superiore Dolce. In poche parole il Marsala sta bene insieme ai formaggi, alla carne, al pesce mentre da chi lo consuma abitualmente, stando alle ultime ricerche, viene preferito (e non sempre a ragione) come fine pasto al momento del dolce.
Fa parte di quei luoghi comuni, o sarebbe meglio dire abitudini consolidate, che ne hanno fatto conoscere fino ad oggi poco le sue caratteristiche. In genere chi beve Marsala dice di apprezzarne soprattutto il profumo che ricorda la terra da cui ha origine, la Sicilia; solo una minima parte, però, saprebbe distinguere un Marsala da un altro e narrare la sua storia. Che è quella di un vino scoperto per caso (come del resto il più delle volte accade per le «grandi» scoperte).
Inventore ne fu il commerciante inglese John Woodhouse che veleggiava nel 1773 attraverso il Canale di Sicilia alla ricerca di particolari ceneri per la sua fabbrica di saponi a Liverpool. Una tempesta lo costrinse ad attraccare a Marsala. In cerca di un'osteria per far ristorare il suo equipaggio, fu subito conquistato dal gusto deciso del vino di quelle terre che era fatto invecchiare in grandi botti di legno. Il fiuto per i grandi affari portò Woodhouse a caricare sul suo brigantino Elizabeth, diretto in Inghilterra, un campione del vino di Marsala (o Sicilian Sherry) e per proteggerlo dagli sbalzi di temperatura e dall'umidità del lungo viaggio, vi aggiunse acquavite da vino: nacque così il Marsala che conosciamo oggi.
Da necessità, dunque, la virtù del vino liquoroso destinato poi, attraverso gli inglesi, a diventare famoso in tutto il mondo. Oggi il Marsala punta a creare straordinarie occasioni di incontro con il consumatore e a riscattarsi dal confinamento a stereotipati luoghi comuni.
Il Consorzio Volontario del Vino Marsala D.O.C. (che dal 1963 associa la quasi totalità delle aziende produttrici ed è il solo a poter legittimamente rappresentare la d.o.c. Marsala), ha scelto di pianificare una campagna di comunicazione su uno dei prodotti più affascinanti e versatili della Sicilia facendo del Vinitaly la prima, importante tappa di questo progetto per un ritorno in grande stile. Mentre i segreti del Marsala doc vengono svelati direttamente dai produttori. Il territorio della città siciliana, maggior centro di produzione vinicola della provincia, sta vivendo un boom dell'enoturismo legato al suo prezioso nettare: la maggior parte delle cantine consorziate provvede all'ospitalità degli amanti del vino ai quali ne spiega metodo di produzione, storia e cultura. Disseminati nelle campagne, a grande distanza dai centri abitati, sono ancora visibili i «bagli», alcuni magistralmente restaurati e sedi all'avanguardia per i tradizionali metodi di produzione del vino: luoghi fortificati, simbolo del latifondo produttivo, i bagli hanno assicurato lo svolgimento del lavoro nei campi al riparo da ogni disturbo esterno fin dal XVII secolo. Oggi rappresentano un raro esempio di archeologia naturale di gran valore.
da: iltempo.it

Neive - L'addio a Romano Levi, il grappaiolo angelico

A Neive i funerali dell'artista celebre per le sue grappe

Neive - La prima grappa la distillò nel 1945, ad appena 17 anni: la fama arrivò a partire dal 1971, quando Luigi Veronelli lo scoprì, consacrandolo con un articolo su “Epoca” intitolato “L’aristocrazia delle acqueviti”. Avrebbe compiuto 80 anni il prossimo 24 novembre, ma si è spento nella notte fra giovedì e venerdì scorsi: Romano Levi era andato a trovare l’amata sorella Lidia presso la casa di riposo di Neive, quando è stato stroncato da un infarto.
Personaggio schivo e riservato, silenzioso piccolo grande uomo, poeta delicato, artista naif, nella sua disarmante semplicità, artigiano capace, langarolo doc: molte anime convivevano nel “grappaiolo angelico”, uomo concreto, ma capace di volare alto, come i suoi angeli con un’ala sola, che possono solcare il cielo ma devono rimanere abbracciati.
La grappa la produceva con il metodo “antico”, con il fuoco diretto sotto la caldaia in rame, in cui stavano vinacce (dolcetto, barbera, nebbiolo) ed acqua; di fianco gli alambicchi. Poi le bottiglie, ciascuna un’opera d’arte, autentici capolavori, col tappo in sughero, che non spingeva fino in fondo, e le etichette, vergate a mano, disegnate con inchiostro di china e matite colorate.
Aveva imparato a farla da solo, ereditando gli alambicchi del padre, quando morì sua madre, al termine della guerra: «Ho semplicemente accontentato il destino», aveva confidato a Luigi Sugliano, autore due anni fa di un bel volume (con le fotografie di Bruno Murialdo).
Quasi si sprecano gli aneddoti sulle sue bottiglie: da quelle consegnate agli uomini della scorta di Siniscalco, con l’ex ministro rimasto a secco, a quella del moscerino che è volato via, alle sue celeberrime donne selvatiche che scavalicano le colline.
La chiesa di San Giuseppe di Borgo Nuovo gremita per i funerali, sabato scorso, per l’ultimo saluto all’uomo: la sua arte e la sua grappa, invece, vivranno per sempre.

da: grandain.com

sabato 26 aprile 2008

"Chi guida per gli amici da me non pagherà più"

Davide Scabin si sente come letto nel pensiero: «Dice sul serio? L’Epat e l’Aci vogliono davvero offrire ai clienti dei ristoranti il taxi? Ma mi hanno rubato l’idea. Lo sa che io sto lavorando al menu-driver?».
Che cos’è questo «menu driver»?
«E’ un’idea cui stiamo lavorando da qualche tempo. Abbiamo intenzione di offrire la cena a chi arriva al ristorante in cinque. Insomma, pagano in quattro e il quinto, il driver, quello che avrà il compito di portare tutti a casa, sani e salvi, gli offro io la cena. Il patto è che il driver non deve bere niente di alcolico: ha davanti a sé un lunghissimo bicchiere blu che viene rigorosamente riempito di sola acqua. Può scegliere fra diverse marche, ma non una goccia di vino».
Perché il quinto non paga?
Potevamo fare il sesto, ma ci vuole necessariamente la Multipla per trasportare tutte quelle persone...».
Quindi la proposta del presidente Nebiolo, maturata in accordo con l’Aci, le piace.
«Se mi piace? La trovo geniale. Era ora che qualcuno ci pensasse. Prima di tutto così si convince la gente a consumare di nuovo il vino senza angosce, secondo si convincono i cittadini torinesi a familiarizzare con le auto pubbliche».
Perché i torinesi, secondo lei, hanno qualche problema con i taxi?
«Sì, certamente: si vergognano. Ma diciamola meglio. Essendo gente patita dell’understatement ha un certo pudore a utilizzare questo mezzo pubblico. Non sono pochi infatti, coloro che si fanno lasciare qualche centinaio di metri prima del portone di casa, per non dare nell’occhio».
Torniamo al consumo dell’alcol a tavola. Anche lei ha riscontrato un crollo delle richieste da quando l’etilometro fa più paura?
«Crollo è una parola riduttiva. Nel mio ristorante non solo accade che le bottiglie di vino vengano centellinate. Ma i super-alcolici restano nelle loro bottiglie. Nessuno conclude più il pasto con un buon whisky o una grappa. Temono che sia sufficiente per sancire il ritiro della patente».
da: la stampa.it

Non esiste grappa a 21 gradi

La grappa sta vivendo un momento di crescita di interesse anche a seguito della recente attribuzione della denominazione geografica a livello europeo (d'ora in poi si parlerà solo di "grappa" e non ci sarà necessità di specificare "italiana").
Il mondo della grappa è molto grato ai mezzi di informazione che permettono il diffondersi di una maggiore cultura del prodotto e cerca, attraverso l'Istituto Nazionale Grappa, di offrire il proprio supporto, anche tecnico, ai giornalisti che scrivono del distillato.
Recentemente alcune testate hanno parlato di "grappa a 21 gradi".
L'Istituto Nazionale Grappa tiene a precisare che nella commercializzazione della grappa è prevista per legge una gradazione minima di 37,5% in volume (per le grappe a indicazione geografica è prevista una gradazione minima non inferiore a 40% in volume). Una bevanda alcolica con gradazione inferiore non può essere quindi definita "grappa".
da: teatronaturale.it

lunedì 21 aprile 2008

Generazione alcol, 4 superdrink a serata

Hanno tra i 13 e i 15 anni, è il loro sabato
Disposti a smettere in cambio di un reality
ROMA. Hanno tra i 13 e i 15 anni e durante una serata in discoteca arrivano a bere anche quattro bicchieri di alcolici. E’ la «generazione alcol» che sta crescendo a vista d’occhio in Italia, quella che cerca lo «sballo del sabato sera» ed è disposta a rinunciarci solo in cambio di un grosso premio o della partecipazione a un reality in tv. A scattarne la fotografia sono due rapporti presentati ieri dall’Istituto superiore di sanità e dall’Istat, in occasione dell’Alcol prevention day.Generazione alcol. Dalla ricerca effettuata dall’Iss nelle discoteche italiane attraverso il progetto «Il Pilota», ben il 67% dei ragazzi tra i 13 e i 15 anni, dunque al di sotto dell’età legale, eccede nel bere, consumando frequentemente da due a quattro drink in una serata. La media è di 4 bicchieri a serata, tra breezer, birra e superalcolici per i maschi, e di tre bicchieri per le ragazze. In particolare, ha spiegato Emanuele Scafato dell’Iss, «il 25% dei ragazzi e il 31% delle ragazze assumono più di due unità alcoliche a sera. Questi giovanissimi bevono soprattutto il sabato, ma anche negli altri giorni della settimana, seppur in prevalenza ridotta». Anche per i giovani di età superiore ai 15 anni la media di consumo è generalmente superiore ai due drink, in particolare fra il 46,8% dei ragazzi e il 30,6% delle ragazze. Il picco di prevalenza dei consumatori a rischio si verifica tra i 19 e i 24 anni, per poi diminuire dopo i 25 anni in entrambi i sessi. «Si tratta di quantità non trascurabili - ha osservato Scafato - in particolare se riferite agli adolescenti e assolutamente ingiustificabili riguardo ai minori, anche tenuto conto che i consumi al di sotto dei 15 anni dovrebbero essere pari a zero litri entro il 2010, obiettivo in cui si sono impegnati tutti gli Stati membri del Who (l’Organizzazione mondiale della sanità)».Dal canto suo l’Istat sottolinea come tra i giovani si stia diffondendo l’abitudine (tipica dei paesi del Nord Europa) di eccedere in una sola occasione nel consumo di alcol al solo scopo di ubriacarsi. Si tratta del fenomeno cosiddetto del «binge drinking» (bere per ubriacarsi): nel 2007, l’8% della popolazione dagli 11 anni in su ha dichiarato di aver bevuto alcol in eccesso in una sola occasione almeno una volta negli ultimi dodici mesi. E analizzando le fasce d’età le percentuali crescono: 11,4% nella fascia 16-17 anni, 15,3% tra i 18 e i 19.17,2% tra i 20 e i 24 anni, 15,5% tra i 25 e i 29.«Smetterei per un realty». A convincere i ragazzi che frequentano le discoteche a non bere per l’intera serata non sono certo la paura dei controlli della polizia, le campagne pubblicitarie o il divieto di consumare alcol nei locali notturni. Quello che potrebbe fare la differenza sarebbe l’assegnazione di un premio importante (indicato dal 74% degli intervistati) e la partecipazione a un programma televisivo o un reality show (70%). Appena il 58% sente invece la responsabilità di portare a casa gli amici, il 44% la pressione del partner e degli amici, il 31% teme il divieto di servire alcolici all’interno dei locali notturni, il 23% i controlli della polizia. «Come ricercatori - ha spiegato Scafato - avevamo immaginato motivazioni piuttosto inconsuete, ma i giovani ci hanno stupito nelle risposte che ci hanno dato».Anziani a rischio. L’abuso di alcol non aumenta solo tra i giovani: più di 3 milioni di over-65 sono a rischio. Il 32,6% tende all’abuso, con una maggiore incidenza nel sesso maschile (52,8%) rispetto a quello femminile (17,5%). Il progetto Iprea, condotto dall’Iss in 12 regioni italiane, ha rilevato la presenza di alcuni fattori che «predispongono» a bere di più.Tra i gli uomini il rischio è maggiore tra coloro che dicono di sentirsi bene (48%), tra i fumatori (93%), coloro che hanno svolto un lavoro manuale (80%), chi è obeso (46%) e chi vive nelle regioni del nord (43%). Nel sesso femminile, invece, ad aumentare il rischio sono altri fattori, primo fra tutti la convivenza con il coniuge (80%), di cui si assumono le abitudini. Sono poi più a rischio le donne che vivono al nord (66%) mentre coloro che abitano con i figli consumano meno alcol.
da: espresso.repubblica.it

giovedì 17 aprile 2008

Un certificato di qualità per la Grappa Veneta

In arrivo il primo certificato di qualità per la Grappa Veneta, a confortare i lavori i risultati della ricerca dell’Unione Italiana Vini, in primo piano la tutela del consumatore. È stato presentato oggi infatti, mercoledì 16 aprile, a Legnaro (Pd), durante il convegno "La Grappa oltre la Grappa" tenutosi alla Corte Benedettina nella sede di Veneto Agricoltura, moderato da Mimmo Vita, Presidente UNAGA, il progetto per la stesura del disciplinare sulla garanzia e la qualità della Grappa Veneta che renderà unico il prodotto "made in Italy", curato dall’Istituto Grappa Veneta in collaborazione con Veneto Agricoltura e Regione Veneto.

Afferma Alessandro Maschio, Presidente dell’Istituto Grappa Veneta: "Le finalità sono di identificare le caratteristiche chimiche ed organolettiche della grappa, creare un panel, una commissione di assaggio in grado di valutare le principali caratteristiche sensoriali, sulla base di un progetto con il quale si dovrà certificare la qualità del prodotto. E’ la prima volta che i produttori associati sono tutti uniti con un obiettivo comune".

A sostegno del lavoro svolto dall’Istituto Grappa Veneta, la ricerca presentata dall’Unione Italiana Vini con il condirettore Francesco Pavanello e da Michela Cipriani, nella quale è stato messo in evidenza come attraverso dei marcatori si riesce ad identificare il territorio di provenienza della grappa. Risultato che permette di arrivare alla tracciabilità del prodotto elemento importante per la tutela del consumatore.
da: masterviaggi.it

E’ nato il secondo Mercato della Terra in Libano

Domenica 6 aprile è stato inaugurato il secondo Mercato della Terra libanese a Saida, nel sud del Paese.
Il Mercato della Terra di Saida è parte di un progetto del programma ROSS (Ricostruzione, Occupazione, Servizi e Sviluppo) della Cooperazione Italiana.
Partito ufficialmente nel marzo 2007 il progetto intende offrire supporto ai piccoli produttori, tramite corsi di formazione e l'apertura di tre mercati contadini in Libano: a Tripoli-Mina (inaugurato lo scorso 6 dicembre), Saida e Beirut.
Il progetto è realizzato dalla ONG Ucodep in collaborazione con Slow Food Beirut e la Fondazione Slow Food per la Biodiversità. Collaborano alla logistica e alla realizazione di tutte le attività del Mercato della Terra di Saida la Hariri Foundation e il centro South BIC.
Il mercato è organizzato su base settimanale e avrà luogo nel Khan El-Franj, spettacolare struttura storica posta sul lungomare dell'antica città fenicia. Si tratta di un caravanserraglio del 17mo secolo, ristrutturato per essere utilizzato come spazio pubblico e adatto anche alle edizioni invernali del mercato. La struttura ha un'ampia corte interna scoperta nella quale avranno luogo gli eventi e le attività collaterali al souk, mentre i produttori, circa 25 per la prima edizione, avranno i loro stand sotto le arcate.
I Mercati della Terra libanesi sono organizzati secondo un modello internazionale pensato da Slow Food, con regole che sono state adattate alla realtà locale.
Tutti i prodotti presentati rispondono al criterio del buono, pulito e giusto, secondo la definizione di Carlo Petrini; sono locali e di stagione, presentati al mercato sempre e solo da chi li prodotti.
Saranno presenti banchi di frutta e verdura fresca, mouneh (le tipiche conserve libanesi), dolci tradizionali, distillati, miele, olio d'oliva e e saponi naturali prodotti artigianalmente.
Scopo di questo, come di tutti i Mercati della Terra, è creare non solo opportunità di vendita, ma anche di incontro, socializzazione, conoscenza dell'identità alimentare di un territorio.
da: slowfood.it

Da Atripalda distillati per gli Usa

L'attenzione non è mai abbastanza nel delicato momento di distillazione di una grappa. Bisogna vigilare fugare il pericolo che il distillato si trasformi in un liquore perdendo quindi la propria origine. Lo sa bene Vincenzo De Filippi, titolare dell'azienda La Grappa del Grifo che ormai da tre anni produce quattro linee di grappe di qualità, delle quali due aromatiche. Pur essendo a capo di un'azienda relativamente giovane, Vincenzo De Filippi può vantare un'esperienza decennale nel campo della produzione vitivinicola. Da questa passione, che ha cambiato solo abito nel corso degli anni, nasce la grappa a marchio Il Grifo, già piuttosto conosciuta a livello regionale. Poche le fiere in programma. Tuttavia i precedenti contatti instaurati attraverso l'azienda vinicola e l'occasione data da alcuni emigranti irpini, hanno permesso alle grappe di De Filippi di raggiungere Svizzera e Stati Uniti.
Emilia Filocamo
da: denaro.it

Il grifo che avvinghia una vite, esplicito riferimento al simbolo principe di un'intera terra vocata alla viticoltura, l'Irpinia, è il suggestivo restyling dato all'antico stemma di famiglia e oggi il logo suggestivo che contraddistingue appunto i prodotti dell'azienda La Grappa del Grifo. A raccontarlo con entusiasmo e soddisfazione è il titolare, Vincenzo De Filippi. "Tutto nasce sicuramente da una grande passione per questo territorio - racconta il titolare — ma anche e soprattutto da una precedente e decennale esperienza nel settore vitivinicolo, in tempi in cui l'Irpinia non era ancora così al centro dell'attenzione di esperti ed appassionati del settore vitivinicolo ed enogastronomico"
Fa fatica Vincenzo De Filippi a definirsi un pioniere della promozione vitivinicola del suo paese e della sua terra, l'azienda di grappe ha sede appunto ad Atripalda, ma solo per una grande umiltà.
"Con il passare degli anni, dopo aver lasciato l'esperienza vitivinicola, ho pensato di restare nel settore ma con un abito diverso — aggiunge — con acute e attente indagini di mercato ho potuto constatare, specie recentemente, una grande attenzione per il mercato dei distillati e delle grappe" Così tre anni fa nasce questa azienda, che seppure giovane, porta sulle spalle orgogliosa tutto il peso di un'esperienza fatta sul campo dal titolare. "Attualmente produciamo quattro grappe principali — chiarisce Vincenzo De Filippi — una barricata, l'Antiqua, una grappa di monovitigno Aglianico, l'Hellanica, due aromatiche, la prima aromatizzata ai limoni della costiera che si chiama Anthea e la seconda, aromatizzata ai frutti di bosco, dal nome assolutamente azzeccato di Suavis".
Attenzione, disciplina degli ingredienti e passione rendono queste grappe un prodotto straordinariamente identificativo del territorio e della personalità del titolare. Una dedizione che è stata premiata, e non solo sul territorio nazionale. "Siamo presenti a livello regionale, ma il contatto con distributori legati alla mia precedente attività e il trait d'union prezioso esercitato da alcuni emigranti irpini hanno fatto il resto — aggiunge Vincenzo De Filippi - oggi siamo infatti presenti in Svizzera e New Jersey, ovviamente in piccole quantità, dovute alla nostra natura artigianale".
E la destinazione, fatta per lo più di privati e semplici appassionati del prodotto, mira ad estendersi a raggiera ma in settori precisi e con un target di clienti elevato. " La grande distribuzione non ci interessa, nè sul territorio nazionale, nè all'estero — conclude De Filippi — preferiamo rivolgerci ad un pubblico selezionato, quello delle enoteche, dei ristoranti e dei negozi specializzati"


Profilo aziendale
Ragione sociale: La Grappa del Grifo
Anno di costituzione: 2005
Sede: Via Cesinali, 71 Atripalda (Avellino)
Amministratore unico: Vincenzo De Filippi
Settore / Settori: produzione grappe

ISTAT: UN RAGAZZINO SU 5 CONSUMA ALCOL,SALE USO TRA GIOVANI DONNE

Roma, 17 apr. (Apcom) - A 16-17 anni il 5,2% beve ogni giorno, l'11,4% si ubriaca, se l'Italia è un paese dove il consumo di alcol è tradizionalmente moderato ed è rimasto sostanzialmente stabile negli ultimi 10 anni, cresce in maniera preoccupante il consumo tra i giovani e soprattutto tra le donne. Le ragazze di 18-19 anni che consumano alcol passano dal 53,7% del 2007 al 60,9% dello scorso anno, quelle tra i 20 e i 24 anni dal 58,4% al 63,2%. Più allarmante il dato che riguarda i ragazzini: uno su cinque (il 19,9%) tra gli 11 e i 15 anni ha bevuto almeno una volta nell'arco dell'ultimo anno e quasi il 2% si è già ubriacato.
La metà dei sedicenni e dei diciassettenni beve, il 5,2% tutti i giorni, e cresce il fenomeno del binge drinking: nel corso degli ultimi dodici mesi si è ubriacato almeno una volta l'11,4% dei ragazzi di quell'età. E' il quadro tracciato dall'Istat nel rapporto "Uso e abuso di alcol in Italia", sui risultati di una indagine campionaria su 19mila famiglie condotta nel febbraio 2007.


sabato 12 aprile 2008

I grandi compratori internazionali ora vogliono la grappa

Il recente riconoscimento della denominazione geografica a livello europeo rafforza l'interesse degli operatori internazionali per la grappa di C. S. Alla chiusura di Vinitaly il bilancio per la grappa è positivo. Cresce all'estero la notorietà del distillato italiano, con sempre più operatori internazionali che si interessano al prodotto.
"Il riconoscimento della grappa come denominazione geografica, ottenuto grazie all'azione determinante del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali, ha rafforzato l'interesse degli operatori stranieri nei confronti del nostro distillato - conferma Cesare Mazetti, presidente dell'Istituto Nazionale Grappa - Ora si avvicinano alla grappa anche le grandi realtà della distribuzione internazionale".
Il mercato della grappa registra una lieve flessione nei consumi, ma le vendite vanno bene. Il loro valore è infatti stabile, la tendenza è addirittura di un lieve incremento, accompagnata da una maggiore qualità nel consumo. Si registra inoltre anche una maggiore attenzione alle tecniche di invecchiamento da parte dei produttori, per grappe che trovano sempre più spesso il favore del pubblico.
Conferme dell'amore della gente per la grappa arrivano anche dal banco di assaggio "Grappa & C. Stratus Tasting", organizzato dal Centro Studi Assaggiatori proprio a Vinitaly in collaborazione con Verona Fiere. Quest'anno ha festeggiato la ventesima edizione con circa cinquemila assaggi di grappe, distillati e liquori. Tutti gli assaggi sono stati registrati su schede, ogni dato raccolto verrà ora elaborato ed esaminato per scoprire le tendenze dei consumatori.
da: www.teatronaturale.it

venerdì 11 aprile 2008

DISTILLERIA TORNITA SIENA: NON CHIUSA, NESSUNA SOFISTICAZIONE

(AGI) - Torrita di Siena, 9 apr. - Non e’ stata ordinata la chiusura della distilleria di Tornita di Siena: la semplice sospensione della produzione di alcole per uso alimentare - sottolineano le Distillerie Bonollo - e’ stata disposta in via cautelativa dal Sindaco ma non ha alcun effetto, poicbe’ l’impianto non ne produce attualmente, in quanto ne esce solo alcole grezzo per uso industriale. E soprattutto, sottolineano le Distilleria Bonollo (fra le maggiori realta’ d’Europa della distillazione del comparto enologico), non esiste alcun nesso con le contraffazioni del vino di sui si parla in questi giorni, e non esistono contestazioni di natura amministrativa. I depositi di materia prima per i quali sono state mosse contestazioni di natura igienica vengono utilizzati solo per le vinacce destinate alla produzione di alcole grezzo, mentre ben altra cura viene riservata ai magazzini per lo stoccaggio delle vinacce utilizzate per le distillazioni a uso alimentare. La produzione di alcole grezzo non destinato al consumo alimentare ma, nel caso specifico, destinato alla carburazione, esclude evidentemente ogni eventuale rischio di insufficienza igienico-sanitaria. Le Distillerie Bonollo sottolineano che in tutti i loro stabilimenti e’ attuata la corretta prassi igienico-sanitaria del processo produttivo degli alcoli e delle acquaviti. Le Distillerie Bonollo vantano il fatto che la sicurezza alimentare e l’igiene costituiscono uno dei punti di forza della loro produzione, che l’ha portata, per qualita’ e serieta’ professionale, al primo posto del mondo nella produzione di grappa, l’esclusiva acquavite italiana. (AGI)

I grandi compratori internazionali ora vogliono la grappa

(vinit.it - 10-04-2008) Alla chiusura di Vinitaly il bilancio per la grappa è positivo. Cresce all'estero la notorietà del distillato italiano, con sempre più operatori internazionali che si interessano al prodotto.
"Il riconoscimento della grappa come denominazione geografica, ottenuto grazie all'azione determinante del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali, ha rafforzato l'interesse degli operatori stranieri nei confronti del nostro distillato - conferma Cesare Mazetti, presidente dell'Istituto Nazionale Grappa - Ora si avvicinano alla grappa anche le grandi realtà della distribuzione internazionale".
Il mercato della grappa registra una lieve flessione nei consumi, ma le vendite vanno bene. Il loro valore è infatti stabile, la tendenza è addirittura di un lieve incremento, accompagnata da una maggiore qualità nel consumo. Si registra inoltre anche una maggiore attenzione alle tecniche di invecchiamento da parte dei produttori, per grappe che trovano sempre più spesso il favore del pubblico.
Conferme dell'amore della gente per la grappa arrivano anche dal banco di assaggio "Grappa & C. Stratus Tasting", organizzato dal Centro Studi Assaggiatori proprio a Vinitaly in collaborazione con Verona Fiere. Quest'anno ha festeggiato la ventesima edizione con circa cinquemila assaggi di grappe, distillati e liquori. Tutti gli assaggi sono stati registrati su schede, ogni dato raccolto verrà ora elaborato ed esaminato per scoprire le tendenze dei consumatori.
Chi è l'Istituto Nazionale Grappa
L'Istituto Nazionale Grappa è stato fondato nel 1996. Attualmente, attraverso gli Istituti regionali aderenti o direttamente, l'Istituto Nazionale Grappa rappresenta circa il 70% della grappa distillata e oltre 100 aziende. All'Istituto Nazionale Grappa aderiscono l'Istituto Grappa Piemonte, l'Istituto Grappa della Valle d'Aosta, l'Istituto Grappa Lombarda, l'Istituto Grappa Veneta, l'Istituto Tutela Grappa del Trentino, l'Associazione Produttori Grappa dell'Alto Adige e numerosi produttori singoli.
Oltre alle organizzazioni regionali possono infatti aderire all'Istituto Nazionale Grappa le imprese che producono o commercializzano grappa con marchio proprio che hanno sede in una regione in cui non è presente un sodalizio associato all'Istituto Nazionale Grappa.

Oval Swarovski Crystal Vodka, bottiglia d'elite

La Vodka Oval, nota per la sua ineguagliabile purezza, viene ora proposta in un’intrigante versione in edizione limitata. Settemila cristalli Swarovski tempestano la bottiglia, che vanta un design innovativo.

Il risultato trasuda fascino da ogni centimetro quadrato di superficie, ma anche il prezzo è abbagliante: 3.500 sterline. Chi vorrà comprarla dovrà rivolgersi ad alcuni dei locali più esclusivi di Londra, all’uopo selezionati.

da: deluxeblog.it

giovedì 10 aprile 2008

DISTILLERIE BONOLLO: “NESSUNA CHIUSURA PER L’IMPIANTO DI SIENA E NESSUN COINVOLGIMENTO CON LO SCANDALO DELLE SOFISTICAZIONI DEL VINO”

(Wine News) -Siena - 09 Aprile 2008
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DISTILLERIE BONOLLO: “NESSUNA CHIUSURA PER L’IMPIANTO DI SIENA E NESSUN COINVOLGIMENTO CON LO SCANDALO DELLE SOFISTICAZIONI DEL VINO”

“Nessuna chiusura dell’impianto di Torrita di Siena e nessun coinvolgimento con le contraffazioni del vino”. Lo comunica le Distillerie Bonollo spa, una delle più importanti realtà europee di distillazione del comparto enologico.
“Le Distillerie Bonollo Spa, che hanno raggiunto quest’anno i 100 anni di attività ed hanno attraversato da riconosciute protagoniste tutte le fasi storiche della distillazione delle vinacce, della commercializzazione e della valorizzazione delle grappe e delle acquaviti, confermano - si legge in una nota stampa - che l’impianto di Torrita di Siena non è stato chiuso ma è stata sospesa l’attività per destinazione alimentare, peraltro già non attiva in questo periodo. I depositi per i quali sono state fatte le contestazioni vengono utilizzati solo per le vinacce destinate alla produzione di alcool grezzo, altri sono i magazzini per lo stoccaggio delle vinacce utilizzate per le distillazioni a uso alimentare. La produzione di alcool grezzo non destinato al consumo alimentare, nel caso specifico destinato alla carburazione, esclude evidentemente ogni eventuale rischio di insufficienza e carenza igienico-sanitaria. Le Distillerie Bonollo nei loro stabilimenti attuano una corretta prassi igienico-sanitaria del processo produttivo degli alcoli e delle acquaviti”.
“Il fatto - continua le Distillerie Bonollo Spa - che non sia stata richiesta una chiusura, ma una sospensiva da parte del Sindaco è del resto dimostrazione che non ce ne sono i requisiti, come invece enfatizzato dalla stampa. E’ d’obbligo precisare che l’intero processo di produzione degli spirits è sotto stretta sorveglianza dell’Agenzia delle Dogane, che ha il ruolo di verificare e accertare che tutte le trasformazioni delle materie prime introdotte avvengano secondo criteri e modalità stabilite dalla legge.
Le Distillerie Bonollo ribadiscono “di essere assolutamente estranee e di non essere in alcun modo coinvolte con lo scandalo della contraffazione del vino” e che “da sempre fanno della sicurezza alimentare e dell’igiene uno dei punti di forza della loro produzione che li conferma essere una delle aziende maggiormente conosciute per qualità e serietà professionale. Elementi, questi, che la collocano al primo posto del mondo nella produzione di grappa, l’esclusiva acquavite italiana”.

lunedì 1 ottobre 2007

Gocce di Grappa – l'Anag protagonista dell'evento

Colle di Val d'Elsa (SI) 1 ottobre 2007 – Si è conclusa con un'affluenza inaspettata di pubblico la IV° edizione di Gocce di Grappa a Colle di Val d'Elsa.
Grande successo di questa manifestazione organizzata dall'Anag (Assaggiatori di Grappa e Acquaviti), dal Comune e dalla Pro-Loco di Colle di Val d'Elsa (SI).
A differenza delle passate edizioni, grande successo ha riscontrato il banco d'assaggio dell'Anag con circa 70 prodotti tra Grappe a Acquaviti di ogni regione d'Italia e di più di 35 aziende che hanno voluto partecipare a questa manifestazione.
A disposizione dei visitatori, esperti Assaggiatori Anag e alcune Distillerie che hanno consigliato numerosi assaggi del Distillato Italiano per eccellenza, La Grappa.
Tanti gli assaggi e molti gli appassionati e addetti ai lavori che con il calice ufficiale Anag della manifestazione, hanno animato le giornate di sabato 29 e di domenica 30 partecipando numerosissimi alle degustazioni guidate dai relatori Anag e ai seminari collaterali alla manifestazione di abbinamento tra Grappa e Sigari con la collaborazione dell'associazione Amici del Toscano appositamente intervenuti.
Tantissime le tipologie di Grappa in degustazione, dalle più classiche Grappe Giovani di Chainti Classico e Nebbiolo da Barolo alle Aromatiche di Gewurztraminer e Moscato, dalle Affinate in botti di rovere alle Invecchiate in barrique di ciliegio e botti da Madeira fino ad arrivare alle Torbate.
Una manifestazione che ogni anno regala grandi soddisfazioni agli organizzatori e aumenta di pubblico interessato e sempre più attento ai prodotti di qualità ed ai loro abbinamenti.

lunedì 25 giugno 2007

Domenis presenta Storica Nera d’Uve a 50°

Storica Nera d’Uve a 50° è un distillato esclusivo dedicato ai palati più esigenti, a coloro che in una degustazione ricercano il top e che amano spingersi in esperienze nuove e assolutamente inedite.

Distilleria Domenis presenta la celebrata ed apprezzata Storica Nera in versione acquavite d’uve. Un prodotto unico nel suo genere frutto della sinergia tra tradizione e continua ricerca all’innovazione (che da sempre contraddistingue i distillati di Domenis) e risultato della centenaria abilità nella conduzione degli alambicchi dell’azienda di Cividale.

Storica Nera d’Uve a 50° è un distillato esclusivo dedicato ai palati più esigenti, a coloro che in una degustazione ricercano il top e che amano spingersi in esperienze nuove e assolutamente inedite. Sorpresa, incanto dei sensi, Domenis dedica questa incomparabile acquavite agli amanti di degustazioni di qualità, a chi si lascia guidare dalla rinomata abilità dei Mastri Distillatori di Domenis e si affida alla millenaria tradizione di un territorio votato alla produzione vitivinicola.

Storica Nera d’Uve a 50° di Distilleria Domenis (proveniente dai vitigni del Merlot, Cabernet e Refosco) è un’acquavite che, pur esprimendo forza e carattere, sorprende il palato con la sua inaspettata e inimitabile morbidezza e la delicatezza della sua fragranza.

Per la qualità del prodotto e la ricchezza di contenuti, il canale distributivo di riferimento è l’alta e l’altissima ristorazione e la mescita specializzata.

Distillato d'Uva Chardonnay di Borghi

Per presentare il proprio Distillato d'Uva Chardonnay, Borghi ha scelto una confezione molto elegante. In questo modo si è voluto sottolineare il prestigio di questo prodotto, ottenuto dalla rigorosa selezione di uve dell'omonimo vitigno, curate con amore e con passione fino a perfetta maturazione. Dopo la vendemmia e la pigiatura, il mosto è stato immesso all'interno di speciali alambicchi che permettono di distillare a bassa temperatura. Grazie a questo particolare accorgimento e alla bravura di provetti maestri distillatori, i profumi e gli aromi dell'uva si esaltano in questo distillato di rara eleganza e finezza.
da: agricanto.com

lunedì 14 maggio 2007

ETICHETTATURA DELLA GRAPPA di Filippo Giovannelli©

L’etichettatura della Grappa e delle Acquaviti d’uva è regolamentata da due norme che sono poi di riferimento a tutta la produzione dei distillati italiani provenienti dall’uva.

Regolamento CEE 1576/89
DPR 297/97

Come primo approccio alla ricerca delle denominazioni dei prodotti, che di conseguenza vengono poi inseriti in etichetta sulle bottiglie, si fa riferimento alle grappe a denominazione geografica di cui al punto 6 dell’allegato II del regolamento (CEE) n. 1576/89 e che sono le seguenti:
Grappa di Barolo
Grappa piemontese o del Piemonte
Grappa lombarda o della Lombardia
Grappa trentina o del Trentino
Grappa friulano o del Friuli
Grappa veneta o del Veneto
Südtiroler Grappa/Grappa dell’Alto Adige.

Il regolamento CEE ormai vecchio di più di 15 anni ha riconosciuto solamente a questi territori la possibilità di avere la denominazione geografica. Ma non disperiamo..
Il Regolamento recante norme in materia di produzione e commercializzazione di acquaviti, grappa, brandy italiano e liquori. DPR 16 luglio 1997, n. 297 al Capo VI - Disposizioni comuni Art. 18. – Etichettatura; cita che la grappa e le acquaviti d’uva possono riportare nella denominazione di vendita il nome di un vitigno, ma con il riferimento a non più di due vitigni, il riferimento al nome di un vino DOC, DOCG e IGT, fino a fare riferimento al tipo d’alambicco.
La legge dà quindi la possibilità di indicare in etichetta il nome del vino DOC- DOCG-IGT- IGP di provenienza delle vinacce, (Esempio: di Chianti), al punto 5 dell'art.18, dà anche la possibilità di indicare riferimenti di zone geografiche (Esempio: del Chianti).
Pertanto le grappe si possono distinguere in:
a) grappe a denominazione geografica, di cui all'allegato II del regolamento (CEE) n. 1576/89;
b) grappe ottenute da materie prime provenienti dalla produzione di vini DOCG, DOC e IGT;
c) grappe a indicazione geografica;
d) grappe di monovitigno.

Le grappe a denominazione geografica sono ottenute nelle zone geografiche indicate nell'etichettatura. Salvo che per le operazioni d’imbottigliamento, che possono essere effettuate ovunque, tutte le altre operazioni devono essere effettuate nella zona di origine e le materie prime devono essere ottenute da uve prodotte e vinificate nella stessa zona.
La mancanza di uno di detti requisiti fa venire meno il diritto all'uso della denominazione geografica, ma non quella di grappa in quanto tale, senza nessuna specifica in etichetta che faccia riferimento a zone di produzione o a vitigni di provenienza.
Per quanto riguarda le grappe ad indicazione geografica si osserva che, nel rispetto del principio codificato nell'allegato II del regolamento comunitario numero 1576/89 (denominazioni geografiche regionali), non sono consentite altre denominazioni con riferimento regionale, salvo i casi in cui la grappa sia ottenuta da materie prime provenienti da vini DOCG, DOC e IGT regionali, quali ad esempio “grappa di Brunello di Montalcino” oppure “grappa di Pomino” oppure "grappa Toscana".
Le denominazioni ad ogni modo possono essere indicate in etichetta anche diverse da quelle previste specificatamente dalla normativa europea e precedentemente descritte, purché tali da non creare confusione con quelle previste dal decreto “Italiano” e da non indurre in errore il consumatore.
In dettaglio quindi, nell’etichettatura della grappa e delle acquaviti si deve fare riferimento alla gerarchia normativa. Nelle regioni e nelle zone di produzione dove sono presenti denominazioni specifiche, si applicano per prime quelle di livello comunitario, poi quelle nazionali.
Per questo la normativa vigente da ogni livello permette la denominazione in etichetta in modo molto ampio. Anche per le regioni che non hanno visto riconosciuto nel 1989 a livello comunitario una denominazione specifica, esiste la possibilità legale di denominare con le zone di produzione il prodotto, che per il marketing ha un notevole riscontro di visibilità. Certo è che non esiste un disciplinare di produzione per queste zone, obiettivo che si dovrebbe perseguire come è stato fatto per altre produzioni nazionali.

lunedì 7 maggio 2007

Crown Royal XR: Il Whisky per la regina

Una bottiglia elegantissima, commissionata per l'occasione, incisioni in oro da 24 carati ed un contenuto davvero pregevole e molto raro. Crown Royal, in onore della visita al Kentucky Derby della regina Elisabetta II, ha realizzato un whisky davvero unico, il Crown Royal XR. Una riserva di "lusso", dal numero limitatissimo di bottiglie che conserva la tradizione di un whisky storicamente realizzato per le grandi occasioni. Il Crown Royal XR non sarà messo in vendita ma dei "rumors" suggeriscono una valutazione che si attesterebbe intorno ai 10,000 dollari a bottiglia, circa, 7.300 euro.

Tequila Pàtron, la tequila 100% agave azzurra più venduta nel mondo

Nel film "Nel centro del mirino" Clint Eastwood non sorseggia altro. Tequila Pàtron, la tequila 100% agave azzurra più venduta nel mondo. Semplicemente perfetta, così la definisce chi la produce. E non è certo un peccato di immodestia o di presunzione, visto i dati di vendita. Ora, dopo aver conquistato il mercato statunitense, la The Patron Spirtis Company punta all'Europa e all'Italia.
Tutte le fasi della produzione di questo distillato esclusivo, dalla raccolta dell’agave azzurra sulle alture dello stato messicano di Jalisco, al secolare processo di distillazione, all’etichettatura, numerazione e controllo delle singole bottiglie, vengono eseguite con una meticolosità e una cura che sono possibili soltanto attraverso un procedimento manuale.
Il sapore vellutato e le varietà di retrogusti che caratterizzano la tequila Patrón derivano dall’impiego delle migliori piante di agave azzurra, la più pregiata al mondo per l’elevata qualità della componente zuccherina, particolarmente diffusa nei terreni fertili di origine vulcanica presenti nei pendii di questa regione del Messico.
Le piante di agave, che richiedono otto anni per raggiungere il giusto grado di maturazione e il livello di zucchero necessario per la produzione della tequila Patrón, vengono coltivate nei campi da un personale qualificato – gli jimadors – e trasportate, dopo il raccolto, fino alla distilleria della Hacienda del Patrón situata nella cittadina di Atotonilco.
I cuori delle piante di agave, detti pinas, vengono messi all’interno di piccoli forni in muratura. Attraverso questo metodo tradizionale di cottura (un processo abbandonato dalle distillerie industriali di tequila) per 72 ore viene eseguita la lenta tostatura di piccole quantità di agave. Quando l’agave è estratta dai forni, viene fatta macerare mediante l’antica tecnica Tahona: una grossa ruota di pietra schiaccia e spreme la polpa di agave.
A questo punto, il succo estratto viene lasciato fermentare all’interno di barili in legno di pino. Segue una doppia distillazione in alambicchi di rame a ciclo discontinuo che consente di mantenere inalterati nel distillato gli aromi delicati del frutto da cui provengono.
Ogni bottiglia di vetro soffiato è lucidata con cura, decorata con eleganti nastri colorati, dotata di un tappo in sughero naturale e numerata a mano. Insomma, quasi un'opera d'arte. In Italia viene distribuita dalla D&C, azienda emiliana che da oltre 50 anni importa prodotti food e beverage di alta qualità.
da: baccoetabacco.org

lunedì 23 aprile 2007

Audace e Collezione Grappa di Ruchè - Mazzetti d'Altavilla

Gusto
Audace e Collezione Grappa di Ruchè Mazzetti d'Altavilla premiati con l'Alambicco d'oro
I distillati sono stati ancora una volta riconosciuti dall'Anag
Medaglia d'oro ad Audace Mazzetti d'Altavilla e a Collezione Grappa di Ruchè Mazzetti d'Altavilla nell'ambito dell'Alambicco d'oro 2006, nella premiazione svoltasi nelle scorse settimane a Varese. I distillati sono stati scelti dopo un'attenta e scrupolosa analisi sensoriale, dall'Associazione Nazionale Assaggiatori di Grappa ed Acquaviti guidata dal presidente Silvano Facchinetti, in collaborazione con l'Istituto Nazionale Grappa e con il patrocinio della Camera di Commercio di Asti. Gli assaggi sono eseguiti da commissioni miste di assaggiatori provenienti da diverse regioni d'Italia e soprattutto i campioni sono rigorosamente anonimi: queste modalità fanno sì che l'Alambicco d'Oro debba essere considerato il massimo riconoscimento mondiale nell'ambito della grappa.
'Quello tra Mazzetti d'Altavilla e l'Alambicco d'Oro dell'Anag - spiega Claudia Mazzetti, responsabile marketing e comunicazione di Mazzetti d'Altavilla, nonché presidente dell'Associazione Donne della Grappa - è un feeling che si è consolidato nel corso degli anni. I due Alambicchi d'Oro ottenuti quest'anno rappresentano gli ultimi esempi di una lunga serie di prestigiosi riconoscimenti nazionali e internazionali ottenuti dalla nostra azienda. Riconoscimenti alla passione e all'impegno che ogni giorno profondiamo nell'arte della distillazione e al solido legame che da sempre abbiamo con il nostro Monferrato'.
Audace e Grappa di Ruchè Mazzetti d'Altavilla
Audace è un'acquavite d'uva che, dopo essere stata distillata a bagnomaria, da selezionati mosti d'uve piemontesi, viene invecchiata in botti di rovere sino a sviluppare un profilo sensoriale totalmente inaspettato. Il risultato è uno splendido bouquet con sentori fruttati e lignei.
La grappa di Ruchè della Collezione Mazzetti d'Altavilla è invece sinonimo di tradizione, un'armoniosa sintesi della biodiversità, delle peculiarità e dei sapori del Monferrato, da sempre culla delle migliori uve piemontesi.
da: luxgallery.it

giovedì 19 aprile 2007

Cocktail Martini con Diamanti

Martini con Diamanti al Ritz Carlton di Tokio.
Il "Diamond-Are-Forever Martini" è un cocktail da 16,000 dollari ( circa 13.000 €) e viene presentato con un diamante Bulgari da 1 carato. Una volta acquistato basterà recarsi in una qualsiasi boutique Bulgari per far sì che tale diamante venga incastonato, gratutitamente, in un anello da portare poi con sè. Un modo originale per promuovere una nuova apertura ed un drink davvero speciale.
Il luogo dove sipuò degustare questo meraviglioso cocktail si trova a Tokio ed è l'hotel Ritz Carlton. Situato nel grattacielo più alto della città, questo hotel da 248 stanze parte dal quarantacinquesimo piano della costruzione per arrivare fino in cima con una speciale sezione riservata a pochi ristretti. Nell'albergo è situata la suite presidenziale più costosa del Giappone, circa 20,000 dollari a notte per soggiornarvi.
da: deluxeblog.it

lunedì 16 aprile 2007

Duke Ellington Cognac

Il Duke Ellington Cognac è un liquore dal gusto extra vecchio, invecchiato di 25 anni, prodotto dalla casa francese Meukow. Ispirato al famoso compositore jazz, e alla sua musica senza tempo, il cognac è per ora in edizione limitata, a 150 dollari per una bottiglia da 750ml.

venerdì 13 aprile 2007

Tommy Bahama Rum

Da designer di moda che evoca chic e relax e lontane isole tropicali, Tommy Bahama presenta, per la primavera, i suoi rum.
Tommy Bahama White Sand e Tommy Bahama Golden Sun, uno chiaro e uno scuro, sono i due gusti del liquore proveniente dalle Barbados, che unisce melassa blackstrap e acqua filtrata naturalmente attraverso pietre di corallo, fermentato con lievito importato dalle regioni vinicole del Sud Africa.Il rum è invecchiato di almeno due anni in barili di quercia bianca americana, mentre il rum scuro è una miscela di rum invecchiata di un minimo di tre anni. I liquori sono inoltre proposti con il logo Tommy Bahama, con bottiglie dallo stile moderno e minimal.

LA VALUTAZIONE DI UN DISTILLATO di Filippo Giovannelli©

Come per altre tipologie di valutazione e degustazione di prodotti alimentari, ogni scuola adotta un proprio metodo che a priori lo si può e lo si deve analizzare a seconda dello scopo per cui esso viene utilizzato.
La valutazione di un distillato prevede un’analisi preventiva su come e su cosa valutare per dare un giudizio di positività o di negatività o rapportato ad una scala di valori che ci permette di collocarlo, a seconda del punteggio assegnato, in una posizione precisa. Alcuni metodi di valutazione sono specifici per formulare pareri, altri per compilare delle guide eno-gastronomiche, altri ancora solo per gli addetti ai lavori. Esistono strutture apposite che si preoccupano di studiare e ricercare, anche chimicamente, le caratteristiche organolettiche dei prodotti in modo di dare un giudizio “asettico”, intendendo con questo termine il meno influenzato possibile da agenti esterni. Questi metodi, anche di livello universitario e di ricerca pura, hanno il compito di conoscere a fondo e nel minimo dettaglio la materia e di essere da guida e da punto di partenza per altre metodologie di degustazione, che altre strutture di esperti, adotteranno nella descrizione e nella pubblicazione dei prodotti. Anche queste nuove metodologie possono essere opportunamente differenziate in modo da poter dare una valutazione oggettiva del prodotto, ma che si rapportano alla principale tipologia. Si potranno quindi differenziare analisi sui distillati di cereali, e sui distillati di vino fino a analizzare differentemente un prodotto di nicchia come la Grappa. Si potrà inoltre fare una differenziazione nell’analisi del prodotto da divulgare al consumatore; esso ha bisogno di chiarezza e non di termini o formule scientifiche. All’interno del "consumatore" troviamo inoltre varie tipologie di competenza e quindi si può ancor più differenziare l’analisi.
Si può presupporre che in analisi dettagliate si possano ricavare anche analisi più semplificate, ma non è sempre così. Un’analisi “grossolana” potrebbe ad esempio prevedere il giudizio esclusivo del gusto, perché quel consumatore chiede esplicitamente se il distillato è buono oppure no. Se il vostro mestiere è quello di consulente alla vendita potrebbe già essere sufficiente. Questo non presuppone che il consulente non sia preparato, ha solo applicato un metodo valutativo consono alla divulgazione sulla base di chi è il discente in quel momento, un’analisi, quindi, personalizzata.
Varie sono le associazioni o società che cercano di standardizzare le analisi sensoriali per unificare i prodotti sotto un unico “cappello”, altre al contrario lo fanno per differenziarsi loro stesse.
Vari metodi di valutazione possono essere appresi per poi riuscire a cogliere il meglio di essi, per poter essere un “giudice imparziale” e ligio al proprio dovere quando valuta con quel metodo. E’ sempre quindi molto importante che, nella istituzione e “costruzione” di un metodo di valutazione si abbia sempre ben chiaro l’obiettivo per cui lavoriamo, l’utente finale delle nostre analisi e dei nostri giudizi. La formazione del giudice diventa un punto fondamentale, e la più ampia formazione di numerose scuole di pensiero e di applicazione non induce in “confusione” ma rende più consapevole il professionista delle sensazioni che esso stesso prova.

giovedì 12 aprile 2007

Calvados Père Magloire

Le origini del Calvados, il distillato di sidro di mele tipico della Normandia, risalgono alla metà del XVI secolo. Un liquore molto particolare, che ben si adatta ad un accostamento con il sigaro.
Non a caso, un’azienda francese ha pensato bene di proporre sul mercato questa originale bottiglia, prodotta in maniera artigianale, che si caratterizza per l’incavo centrale, destinato ad ospitare proprio un cubano.
L’idea è venuta alla Père Magloire, distilleria fondata nel 1821, che ancora oggi produce il Calvados in modo tradizionale, pressando il succo delle mele, lasciandolo fermentare in modo naturale e distillandolo in un classico alambicco a ripassata.
Grazie alla naturalità ed all’eccellente qualità del prodotto, Père Magloire è diventata la prima marca di Calvados in Francia e in molti altri paesi europei.
In Italia viene distribuito dalla D&C, azienda emiliana di importazione di cibi e bevande.
da: baccoetabacco.org

Davidoff Sigari Diademas Finas

I sigari sono un "vizio" di gran classe e che necessita di ottimi intenditori per essere apprezzato fino in fondo. Questa volta vi presentiamo uno speciale prodotto firmato Davidoff.
Si tratta di una delle solite confezioni celebrative sulla cui confezione è riprodotta una foto di Zino Davidoff di fronte al suo negozio di Ginevra. Sul tabacco utilizzato Davidoff ha preferito mantenere un certo mistero ma secondo alcuni si tratterebbe di un mix di 5 tipi di tabacco diversi.
I sigari in questione hanno un "calibro" da 50, sono lunghi circa 17 centimetri e sono del formato "Perfecto". Una confezione da 10 di Diademas Finas sono disponibili presso lo store online di Davidoff a 220 dollari, 170 euro circa.
da: deluxeblog.it

Gurkha Black Dragon Cigar

Cinquecento sigari di altissima qualità, sicuramente tra i migliori attualmente in commercio. Fatti invecchiare per 12/15 anni per dargli quel sapore forte e speziato che li rende unici. Si tratta della collezzione "Black Dragon" di Gurka.
Questi sigari fatti a mano, utilizzando il miglior tabacco dominicano, camerunense e proveniente dal Cunnecticut, sono venduti in pregiatissime scatole, molto particolari e anch'esse realizzate a mano, costruite da abili artigiani indiani.
Sono disponibili sul mercato 5 di queste scatole, contenente, ognuna, 100 sigari e vendute a 115,000 dollari l'una, per una collezione di sigari davvero di grande valore che verrà sicuramente apprezzata da tutti gli amanti del tabacco.
da: deluxeblog.it

Sigari Camacho Triple Maduro

Tre varianti dai diversi sapori, tre blend di ben cinque tabacchi differenti, per un prodotto di eccellenza, apprezzato dagli amanti dei sigari.
Sono i sigari "Triple Maduro" prodotti dalla Camacho Cigars, molto particolari e prodotti in 300,000 esemplari per il momento, diverse anche le dimensioni a disposizione, con calibri che vanno dal 50 al 60, passando per il 54 ed il 56.
Un prodotto per veri intenditori, dedicato agli amanti del tabacco di qualità.
da: deluxeblog.it

mercoledì 11 aprile 2007

Brandy da 1 milione di dollari

Un Brandy estratto dai fiori di cocco, un liquore davvero particolare ed unico, in grado di offrire un sapore complesso ed interessante, ottimo per essere mixato all'interno di uno svariato numero di cocktail.
La distilleria W. M. Mendis & Co. Ltd., ha deciso di vendere la prima bottiglia di questo speciale prodotto al prezzo davvero incredibile di 1 milione di dollari. La bottiglia in questione sarà firmata e numerata dal proprietario della distilleria in persona, a garanzia della autenticità di un acquisto così notevole.
Al fortunato futuro proprietario di questa bottiglia sarà "offerto" un viaggio di lusso ed una scorta personale per andare a prendere e portare a destinazione il brandy.
da: deluxeblog.it

martedì 10 aprile 2007

"Diva" - Vodka da 540,000 sterline

Una vodka speciale, dalla qualità sopraffina e la bottiglia davvero preziosa. È "Diva" , la Vodka che viene dall'Inghilterra, venduta in confezioni molto originali, espressione di stile ed esclusività.
Le bottiglie sono caratterizzate da un design molto semplice e pulito, decorato però con speciali pietre preziose che possono essere scelte personalmente dal cliente.
La scelta influenzerà il prezzo del prodotto finale che, se si preferisce la vera esclusività di pietre davvero rare e stupende, può arrivare fino a 540,000 sterline. Diva è un prodotto speciale, ottimo per un regalo di un certo livello per una persona amante della vodka e delle bottiglie di un certo livello, un pezzo da collezione che può variare nel valore a seconda delle pietre utilizzate nella realizzazione.
da: deluxeblog.it

Hýlē - Bella Grappa!!

È valutata oltre i 29 mila euro.
Niente male per una grappa anche se chiamarla solo "grappa" è riduttivo.
Si tratta infatti di una collezione composta da 23 pezzi esclusivi che i Nonino, una delle più prestigiose famiglie italiane della distillazione, hanno creato dal 1984 a oggi in collaborazione con i più grandi maestri del vetro di tutto il mondo.
L’ultimo gioiello è stato presentato a Milano allo showroom Venini, l’azienda di Murano che ha realizzato il pezzo in vetro soffiato a mano volante, su disegno dell’architetto Luca Cendali.
Si chiama Hýlē e resterà esposta in via Montenapoleone 9 ancora per pochi giorni.
In questo oggetto prezioso è contenuto il distillato più pregiato (vendemmia 2004) della casa friulana, l’acquavite d’uva Cru monovitigno Picolit che i Nonino hanno denominato ÙE® , parola che nel loro dialetto significa uva.
La Collezione Nonino ÙE® Cru Monovitigno® Picolit si trova nei più prestigiosi Ristoranti ed Enoteche Italiane nel mondo.
da: deluxeblog.it

venerdì 6 aprile 2007

BERE IN MANIERA RESPONSABILE di Filippo Giovannelli©

Dal sito della European Spirits Organisation – CEPS, mi piace riportare alcuni aspetti che sono fondamentali per il corretto confrontarsi con le bevande alcoliche da parte di tutte le popolazioni del mondo. Il consumo di bevande alcoliche con moderazione ed in maniera responsabile ha pochi o nessun rischio per i bevitori, al contrario possono avere degli effetti benefici per la salute. Una consumazione irresponsabile delle bevande alcoliche può rivelarsi invece molto pericolosa, non solo per i consumatori ma anche per la società in generale. La CEPS e i suoi membri condannano severamente la consumazione irresponsabile delle bevande alcoliche e rivendicano e s’impegnano pienamente a rispettare le Regole comuni sulle comunicazioni dell’ “Forum Europeo per il bere responsabile".
La CEPS
è particolarmente preoccupata da:
La consumazione di alcol da parte dei minori
I Bar e i locali notturni
L’alcol al volante
La consumazione d’alcol da parte di soggetti cosiddetti vulnerabili (donne incinta, persone sotto certe cure farmacologiche, persone che esercitano professioni a rischio).
I membri della CEPS sostengono delle campagne e delle iniziative in favore di una consumazione d’alcol responsabile e sottolineano i pericoli dei comportamenti irresponsabili. Potete trovare una lista di queste iniziative su: http://www.efrd.org/main.html
E’ importante sottolineare che, quando parliamo di consumazione responsabile, sulle bevande spiritose, non si deve fare nessuna discriminazione. Il tenore alcolico degli spiriti è esattamente lo stesso che quello, per esempio, della birra o del vino. Il giusto potenziale di una moderata consumazione e l’eccesso di una consumazione irresponsabile vale per tutte le bevande alcoliche.
E’ molto difficile dare un ordine di idee di ciò che è una consumazione moderata (essa dipende da vari fattori tra i quali l’età, il peso, il sesso, etc..), ognuno può farsi i propri calcoli utilizzando i coefficienti di consumazione d’alcol che si possono trovare su :
http://portman-group.org.uk/alcohol/214.asp
Ecco altri siti internet dove si possono trovare informazioni sulla consumazione responsabile d’alcol:
www.efrd.org/main.html
www.icap.org
http://www.drinkaware.co.uk
http://www.efrd.org/
Condivido interamente i principi e la missione dell’European Spirits Organisation, altri siti internazionali citati nel presente articolo hanno dettagli maggiori e interessantissimi sui quali ognuno di noi dovrebbe soffermarsi e coscientemente apprendere e farne bagaglio culturale, sul quale basare la propria esistenza nei confronti dell’alcool. Il piacere di assaporare i profumi e i gusti dati dalle bevande alcoliche devono essere puri e non falsati dall’euforia del momento.

Collezione Grappa di Moscato Invecchiata - Distilleria Mazzetti d'Altavilla

La Collezione Grappa Moscato invecchiata di Mazzetti d'Altavilla, nasce dal famoso vitigno di Moscato di origine antiche, aromatico e piemontese per eccellenza, che soggiornando da un minimo di 12 a un massimo di 24 mesi in botti di Rovere d'Allier, acquista il tipico colore ambrato e i sentori lignei intensi e può denominarsi come "Grappa Invecchiata".
Questo distillato è uno dei vincitori del Grappa Tasting Award 2007, il premio dedicato alla grappa organizzato da Veronafiere in collaborazione con Centro Studi Assaggiatori in occasione del Vinitaly di quest'anno.


Collezione Grappa di Moscato Invecchiata - da: liberamente tratto da luxgallery.it

Hpnotiq

Hpnotiq, un liquore francese da poco arrivato anche in Italia, "in pochi anni è diventato fenomeno di costume e bevanda preferita delle star più famose".
Ipnotico potrebbe essere soprattutto se si fissa la bottiglia in cui traspare il colore assolutamente azzurro quasi brillante.
E' una miscela di vodka distillata tre volte di alta qualità, succhi di frutta tropicali naturali e un leggerissimo tocco di Fine Cognac.
Dal sapore fresco e leggero, colore acquamarina, il packaging pare elegante e sofisticato. Di 17 gradi alcolici ha avuto molto successo negli Stati uniti d'America ed è stato svoluppato da un imprenditore statunitense - Raphael Yakoby il suo nome - ed è apparso per la prima volta nei locali più trendy di New York nel 2001. In pochi anni pare sia divenuto il drink delle Celebrities Stelle e Strisce.
Hpnotiq può essere servito al naturale con tanto ghiaccio così come miscelato in una varietà di cocktail preparati con altri prodotti e superalcolici, buono nei frozen con una fetta di limone.
foto e contenuto: liberamente tratto da Luxgallery.it

Calvados Boulard - 40% vol (Grand Solage) 43% vol (Hors d'Age)

CALVADOS BOULARD
40% vol (Grand Solage)
43% vol (Hors d'Age)

La Boulard è stata la prima Società nel Calvados a integrare tutta la filiera produttiva: dalla produzione delle mele (di cui seleziona ben 120 varietà differenti), alla produzione del sidro base (100% del proprio fabbisogno), fino alla doppia distillazione del Calvados (100% A.O.C. Pays d'Auge, la denominazione più pregiata).

Per quanto riguarda la produzione della materia prima, la Boulard opera una rigorosa selezione fra quattro differenti famiglie di mele: le amare (che danno struttura, equilibrio e armonia), le dolci (ricche di zuccheri), le dolci-amare (che apportano i tannini) e le acidule (che arrecano freschezza). Tutte le mele devono provenire dalla regione Pays d'Auge, come pure all'interno dei confini della regione devono svolgersi la produzione del sidro base e il processo di doppia distillazione del Calvados.
L'invecchiamento del distillato, lento e meticoloso, viene ottenuto in fusti di quercia: i tannini del legno si uniscono gradualmente agli aromi fruttati del Calvados, producendo sfumature di colore sempre più ambrate con il trascorrere degli anni. L'arte di invecchiare le acquaviti è competenza del mastro distillatore: come un alchimista, egli procede a sapienti assemblaggi con l'obiettivo specifico di preservare nel tempo lo stile dei Calvados Boulard. Fondata nel 1825, la Boulard è giunta oggi alla quinta generazione familiare, ed è gestita con grande passione e con forte piglio innovativo da Vincent Boulard, l'attuale Managing Director.
Oggi la Boulard è la prima marca di Calvados A.O.C. Pays d'Auge sia in Francia sia sui mercati all'esportazione, ed è presente in oltre sessanta Paesi del mondo. I suoi celebri Calvados possono essere apprezzati lisci on the rocks o come ingredienti di prestigiosi cocktail e long drink, e possono inoltre completare egregiamente molte raffinate preparazioni gastronomiche.
- Calvados Boulard Grand Solage (3-5 anni. 40% vol) : di colore ambrato brillante, ha aromi fruttati con note di vaniglia, e ha un marcato gusto di mela, con un finale molto persistente;

- Calvados Boulard Hors d'Age (10-20 anni 43% vol): di colore ambrato intenso, al naso è potente, con ricordi di frutta esotica, e ha un meraviglioso gusto armonico ed equilibrato, di grandissima persistenza.
da: rinaldi.biz

giovedì 5 aprile 2007

Ron Santiago de Cuba Extra Añejo 25 anni

Il Ron Santiago de Cuba Extra Añejo 25 anni - 40% vol. è un Ron ligero, in opposizione ai distillati più pesanti di altre provenienze caraibiche. E' distillato con un metodo di distillazione, di invecchiamento e di miscela sviluppatosi a Cuba, e in particolare a Santiago de Cuba. Il Ron Santiago de Cuba è fabbricato, invecchiato e imbottigliato unicamente nella città di Santiago de Cuba, nella prima e più antica fabbrica di Ron cubano, risalente al 1862. L'invecchiamento è totalmente naturale al 100%, e viene effettuato in botti di rovere bianco selezionate e molto vecchie - alcune sono in uso da più di 70 anni. II calore e l'umidità dei Tropici accelerano naturalmente l'evaporazione dell'acool e la fusione con le sostanze legnose. Tutto il processo di produzione è scrupolosamente controllato dai maestri roneri, che sovrintendono alla fabbricazione delle aguardientes e alla loro mezcla, e che a Santiago de Cuba sono autentiche celebrità che si tramandano l'arte per la formulazione del Ron nei suoi vari assortimenti.
Il Ron Santiago de Cuba Extra Añejo 25 anni è stato creato per festeggiare il 490° anniversario della nascita della città di Santiago de Cuba (fondata da Diego Velazquez nella primavera del 1514). È il Ron della gamma a più lungo invecchiamento, ed è caratterizzato da una morbidezza di carattere senza eguali. Il suo packaging è impreziosito da una bottiglia dalla forma particolare: la stessa usata da Fidel Castro per i suoi omaggi ufficiali di Ron cubano alle autorità istituzionali e alle rappresentanze diplomatiche estere.
da: rinaldi.biz

Non solo vino, si beve anche la grappa

da: ifgonline.it
Non solo vino, si beve anche la grappa


Non di solo vino vive l’uomo. Ma anche di grappa. L’edizione di quest’anno del “Grappa & C Stratus Tasting”, la rassegna dedicata alla grappa all’interno di Vinitaly, ha registrato l’enorme successo del superalcolico italiano. Un successo per la grande presenza di aziende, anche straniere, ma soprattutto per la preferenza accordata alla grappa dal pubblico, non solo italiano. I dati relativi allo scorso anno evidenziano un crescente interesse verso il nostro prodotto anche da parte dei consumatori stranieri, persino in Gran Bretagna, dove la grappa sta erodendo fette di mercato, minoritarie sicuramente ma pur sempre interessanti, a whisky e rum, i due giganti mondiali del mercato dei superalcolici.
La grappa, acquavite italiana di bandiera, è infatti oggi uno dei pochissimi distillati che non subisce la flessione del mercato degli alcolici e che non risente delle turbolenze degli effetti-moda (come quelli che per esempio hanno influenzato il mercato delle vodke prima, delle vodke aromatizzate poi, e ancora quello dei whisky e oggi dei rum). Questo perché la grappa è un prodotto fortemente di nicchia: con circa quaranta milioni di bottiglie equivalenti essa rappresenta una quota di mercato molto minoritaria rispetto agli altri distillati che vantano produzioni di molte centinaia di milioni di pezzi, ma è soprattutto l’estrema territorialità della grappa che la pone su un piano diverso da quello della quasi totalità degli alcolici: derivata direttamente dalle vinacce, essa viene prodotta in tutto il Paese (mentre il cognac, per esempio, deriva solo da una regione estremamente circoscritta della Francia), acquistando così le straordinarie caratteristiche organolettiche di ogni vitigno da cui è distillata. La frammentazione e le piccole dimensioni dei produttori inoltre, se da una parte non consentono loro di affrontare individualmente il mercato con mezzi di comunicazione di massa, dall’altra offrono una varietà straordinaria di qualità, determinate dai diversi sistemi produttivi, spesso e volentieri studiati ad hoc e personalizzati dalle stesse famiglie, e spesso anche oggetto di interesse culturale e industriale. Che cos’è la grappa La grappa è un distillato italiano e del Canton Ticino prodotto da vinacce esclusivamente della regione di produzione; deriva dalla distillazione delle vinacce dopo la svinatura, e può avere un contenuto alcolico tra i 37,5% e circa 60% volumetrici, raggiunto aggiungendo acqua demineralizzata nella giusta percentuale al prodotto della distillazione. La qualità della grappa, come succede per il vino, dipende dal tipo e della qualità delle uve usate, ma anche dal tipo di impianto di distillazione e, ovviamente, dalle capacità tecniche del mastro distillatore. Le grappe classiche erano prodotte da vinacce miste, ma la grappa moderna si è affermata come fenomeno di mercato nel settore dei distillati di pregio dopo l’idea di produrre grappe di monovitigno (marchio registrato dalla famiglia Nonino), ovvero prodotte da un’unica tipologia di uva. La classificazione della grappa è molto articolata. Le etichette possono mettere in evidenza la denominazione geografica di origine, i vitigni, il tipo di alambicco e altri elementi ancora, determinando di volta in volta diverse categorie merceologiche del prodotto Alessandro Braga

martedì 3 aprile 2007

DEGUSTARE: UN COMPORTAMENTO ACQUISITO di Filippo Giovannelli©

Degustare, come bere, è un comportamento umano, che al pari di altri comportamenti, si apprende col tempo.
Imparare a bere alcol si può associare all’ambiente in cui il soggetto è inserito.
In modo eclatante, i giovani adolescenti imparano a bere alcol insieme agli amici nei momenti di socializzazione; non molto raramente lo apprendono inoltre in famiglia.
I giovani iniziano ad apprendere dalla più tenera età, quando sono influenzati dai comportamenti familiari ed in particolare da quello dei genitori.
Quando evolvono verso l’adolescenza sono influenzati, appunto, dagli amici e dalla cultura nel più largo e ampio significato.
Moltissimi sono i fattori che influenzano la decisione di un giovane di consumare alcol.
La maggioranza dei giovani è suscettibile a fare l’esperienza di consumare alcol prima o poi, è quindi assolutamente preferibile che ai giovani possa essere insegnato, in sicurezza, come si consuma l’alcol piuttosto che lo facciano senza nessun sostegno e in condizioni più rischiose.
Nella fase di maturazione dell’individuo i giovani sono più facilmente impressionabili e influenzabili. Questa influenza può avvenire in diversi modi; dagli amici, dalla famiglia, a scuola, dalla religione e dai media in generale. Una comprensione corretta dei principi e dei messaggi dati dai fattori influenzanti, precorrono la scelta corretta o non corretta dell’avvicinamento all’alcol da parte degli individui.
Un aspetto importante da tenere in considerazione è quello di fornire i mezzi ai giovani per poter prendere delle buone decisioni, comprese quelle di sapere se, quando e come si può bere. I genitori ad esempio hanno una forte influenza sui propri figli ed in particolare in età scolare, se ben condotta continuerà anche nel futuro.
In numerosi paesi una percentuale significativa dei giovani comincia a bere alla fine dell’adolescenza. In questa classe d’età, incidenti e ferite sono una causa importante di mortalità. Sia nell’ambito familiare come negli ambienti educativi più formali, esistono numerose opportunità per insegnare come bisogna bere in modo legalmente e culturalmente accettabile.
Una delle priorità del International Center for Alcohol Policies (ICAP) è la comprensione e la promozione di uno stile di vita responsabile. In quest’ottica l’ICAP è interessato a conoscere come e cosa incoraggia i giovani a bere o a non bere. Numerosi studi ed iniziative promosse dal centro contribuiscono e saranno incentrate sul ruolo di guida e di educazione al consumo responsabile da parte dei giovani in particolare.
L’alcol non deve essere un problema, diffondere una cultura del bere responsabile ha un ruolo fondamentale da parte di tutti gli interessati e di tutti i professionisti, produttori e divulgatori. Ogni passo avanti da parte di tutti i soggetti interessati all’argomento può portare ad evitare ogni abuso e a prediligere il gusto e il piacere di bere. Degustare ogni bevanda alcolica con piacere, può divenire momento di socializzazione, di aggregazione e convivialità.
Tutto questo si può imparare.

mercoledì 28 marzo 2007

Macallan Fine and Rare Collection del 1926

Parliamo spesso di vino pregiato, a cui siamo naturalmente legati data l'ottima produzione italiana, ma dando uno sguardo al mondo dei super alcolici, quali sono i più costosi e pregiati?
Natuaralmente, come per il vino e forse anche di più, si tratta di una risposta articolata, vista la mole di prodotti, le varie differenze ed i diversi punti di vista degli appassionati. Riferendoci ai whiskey siamo in grado di darvi una buona "dritta".
Se vi capita di passeggiare per le strade di New York vale la pena di fermarsi presso la Old Homestead Steakhouse dove potrette provare un Macallan Fine and Rare Collection del 1926. Un whiskey con diversi anni sulle spalle, una bottiglia da collezione dal valore di 38,000 dollari, un goccio di questo whiskey storico viene fatto pagare anche 3,000 dollari.
da: deluxeblog.it

lunedì 26 marzo 2007

“Vinitaly Grappa Tasting Award 2007”

Sono stati assegnati i “Vinitaly Grappa Tasting Award 2007”, il premio organizzato da Veronafiere, in collaborazione con Centro Studi Assaggiatori di Brescia, l’unità di ricerca sull’analisi sensoriale più avanzata e completa in Italia.
Queste le aziende che hanno trionfato, con l’indicazione della grappa premiata:
- Distilleria Beccaris Elio di Beccaris Carlo e C. - Grappa di Barbera - Metodo Solera fusto ciliegio
- Distilleria Bonollo Umberto - Bonollo Grappa of Amarone Barrique
- Distilleria Bottega - Grappa Vendemmia Tardiva
- Distilleria Fedrizzi - Grappa di Teroldego
- Distilleria Magnoberta - Casa Luparia - Grappa di Moscato
- Distilleria Marzadro - Grappa “Le Diciotto Lune”
- Distilleria Pilzer - Grappa invecchiata
- Distilleria S.Teresa dei Fratelli Marolo - Grappa di Moscato Apres
- Distilleria Sibona - Grappa Botti da Porto
- Distilleria Zanin - Grappa Stravecchia 20 anni Monte Sabotino
- Distillerie Cavalin di Cavalin Valerio & C. - Grappa “In” di Amarone Barrique
- Distillerie Francoli - Grappa Luigi Francoli Cru di Moscato affinata in Barrique
- Giori Distillati Trentini - Adagio - Grappa invecchiata oltre 15 anni
- Liquori Zamperoni - Grappa di Pinot nero affinata in barrique
- Maschio Beniamino - Grappa Brentè Riserva
- Mazzetti d’Altavilla - Collezione Grappa di Moscato Invecchiata
- Miotto 1889 - Distilleria e Vitivinicola di Valdobbiadene - Grappa di Prosecco New M
- Pmp Produzioni Pallua Marco - Grappa alle Olive “Olivetto” del Lago di Garda
- Roner Spa - Distillerie - Grappa Gewürztraminer
- Segnana Fratelli Lunelli - Grappa Solera

La premiazione ufficiale il 31 marzo a Vinitaly (e, al termine, via all’anno accademico dell’International Academy of Sensory Analysis).

mercoledì 21 marzo 2007

Louis XIII Black Pearl Cognac

Rémy Martin è rinomato tra gli appassionati per la produzione di ottimi liquori, in particolare il famosissimo Louis XIII, un cognac venduto a circa 1,500 dollari a bottiglia.
Rémy Martin ha creato una versione molto speciale del suo noto Louis XIII, si tratta della versione Black Pearl. Realizzato in soli 786 esemplari, il Black Pearl sarà confezionato in una stupenda bottiglia realizzata in cristallo, argento e decorata in platino. Ognuna di queste bottiglie, vere e proprie realizzazioni di ottima maestria, sarà numerata.
Il Louis XIII Black Pearl sarà venduto a 8,000 dollari, ma per acquistarlo bisognerà ricevere un invito con un codice da utilizzare, poi, sul sito dedicato, per poi procedere con l'acquisto. Si tratta di un circuito molto ristretto, quindi, dedicato veramente a pochi fortunati estimatori, in grado di godere al meglio di questo prodotto davvero speciale.
da: deluxeblog.it

martedì 20 marzo 2007

GLI AROMI e I PROFUMI DELLA GRAPPA di Filippo Giovannelli©

La presenza di un forte grado alcolico nella Grappa, presuppone una formazione di base, che ben utilizzata riesce a far percepire al degustatore l’essenza più sublime delle sensazioni che questo “spirito” così italiano ci offre. Proprio perché le sensazioni che esso può donarci sono così molteplici e così piacevoli, esse richiedono inevitabilmente di una minima classificazione, per poter godere a pieno delle qualità intrinseche del prodotto ottenuto dalla distillazione della vinaccia.
Gli AROMI e i PROFUMI hanno origine da vari fattori e sono così classificati:

PRIMARI - Originati dall’aromaticità del vitigno. Tra i vitigni aromatici si annoverano il Moscato, la Malvasia, il Sauvignon, il Traminer ed altri, e quelli semiaromatici come ad esempio il Muller Thurgau. Nella vinificazione si terrà conto che da essi avremo un vino molto aromatico e di conseguenza una vinaccia, spesso vergine in quanto proveniente dalla vinificazione in bianco, con alto contenuto di profumi e aromaticità intensa. Nella distillazione della vinaccia fermentata di vitigni aromatici i profumi si esaltano e sono trasportati corposamente nella bevanda alcolica.
SECONDARI - Che si formano nella fase fermentativa delle vinacce. Dalla vinificazione in rosso si ottiene una materia prima che ha subito una fermentazione a contatto col vino e di conseguenza già “pronte” alla distillazione; in questa fase si formano aromi e profumi che in fase di distillazione passano anch’essi nello spirito.
TERZIARI - Essi si formano nella fase d’affinamento e/o invecchiamento del distillato. Le botti di legno conferiscono alla Grappa i caratteristici aromi e profumi, essi sono dovuti all’estrazione da parte dell’alcool delle sostanze in esso presenti. Possono essere utilizzati, per l’affinamento e l’invecchiamento della grappa, legni di varie essenze, a volte utilizzati in sequenza. Secondo le caratteristiche del legno offrono colore e profumi diversi di intensità e di qualità.



QUATERNARI - Caso a parte, in quanto essi sono il prodotto della aromatizzazione delle Grappe e delle Acquaviti. Le aromatizzazioni vengono effettuate macerando sostanze altamente aromatiche come ad esempio la Ruta, pianta erbacea dal grande profumo, o altri prodotti vegetali o frutti. Questa classificazione non necessariamente ha un ordine gerarchico stretto. Alcuni di questi saranno presenti nel prodotto solo se sono state praticate le tecniche di produzione ad essi riferite. Potremmo pertanto avere Grappe Giovani “Bianche” se non hanno subito processi di invecchiamento o di aromatizzazione; in esse troveremo soltanto Aromi Primari e Secondari. Grappe Affinate o Invecchiate, nelle quali troveremo anche gli aromi terziari, ma non i Quaternari. Sono frequenti produzioni di Grappe Aromatiche affinate e/o invecchiate nelle quali si amalgamano piacevolmente gli aromi primari con i terziari dell’invecchiamento, solitamente in botti di rovere, spesso già usate per l’affinamento del vino. Grappe Aromatizzate nelle quali, se non hanno subito un passaggio in legno, non troveremo gli aromi terziari. Eccezione potrebbe verificarsi quando l’aromatizzazione sia fatta con l’infusione di prodotti vegetali legnosi (es. liquirizia o vaniglia), ma solitamente non sono ne di grande importanza ne di forte percezione proprio per la quantità del prodotto infuso che, in genere, essendo di forte aromaticità, non viene utilizzato in grandi quantità. La vaniglia può, a degustazione cieca, creare qualche piccola indecisione.
La Grappa, come i distillati in genere, si presta a variazioni di profumi e di aromi notevolissime. Il grado alcolico si presta ad estrazioni di caratteristiche particolari di ogni prodotto che venga messo in infusione. Del resto, alcuni prodotti superalcolici, si producono proprio per infusione. La maggiore soddisfazione si prova in ogni caso, quando ritroviamo nella Grappa la caratteristica della materia prima, La Vinaccia, considerata prodotto secondario della vinificazione, ma che ha al suo interno ancora molto da esprimere.

lunedì 19 marzo 2007

Wokka Saki Vodka

Una vodka davvero pregiata, riconosciuta come di qualità. La Wokka Saki Vodka è un prodotto davvero particolare ed originale. Si parte dalla commistione di due culture, quella russa, incarnata dalla Vodka, e quella giapponese, incarnata dal saké.
Per realizzare la Wokka Saki si parte con la micro distillazione a tre stadi per creare la base di vodka, un passaggio molto accurato, che consente di avere un distillato davvero molto fine.
Si procede poi con la miscelazione "a mano" con del saké di alta qualità importato direttamente dal Giappone, ottenendo così un prodotto originale e anche molto apprezzato. La Wokka Saki Vodka, infatti, ha ottenuto per 3 anni di fila il "Gold" o il "Duble Gold" presso la competizione di distillati che si tiene a San Francisco, la San Francisco International Spirits.
da:deluxeblog.it

Longmorn Whisky

Longmorn Whisky. Si tratta di un'etichetta nata nel lontano 1890 ma quest'anno, il marketing dell'azienda, ha deciso di ampliarne il mercato.
È un whisky invecchiato 16 anni che presenta un sapore molto fine e particolare. Dolce, fruttato, con punte di banana, spezie e miele, queste le sensazioni che questo Longmorn restituisce al palato. Un prodotto raffinato, anche nella presentazione e nei piccoli particolari.
La base della bottiglia è realizzata in pelle e sul collo della bottiglia compare un marchio particolare, realizzato in alluminio, con su incisa la "g" tipica del marchio. Un restyling della bottiglia, ideato in modo da attrarre un maggior numero di "bevitori di lusso", come li definisce la stessa azienda.
da:deluxeblog.it

Alexander Gorgeoux Grappa

Innauguro questa sezione con una grappa dalla bottiglia molto particolare, molto curata.
Premetto che queste sono informazioni recepite dalle varie fonti mediatiche, internet, giornali specializzati, trasmissioni televisive e direttamente dai produttori. Inoltre non sempre riesco a degustare o ad analizzare i prodotti contenuti all'interno di così lussuose etichette, quindi è opportuno acquistare tenendo conto della confezione ma anche del contenuto.
Questa che pubblico oggi è di una realizzazione firmata Alexander, una grappa di Prosecco confezionata in un contenitore dal design molto accattivante, semplice e lineare.
Un colore moderno ed una bottiglia che presenta, all'interno, un piccolo modellino di aereo realizzato in vetro, uno dei motivi per il quale la "Alexander Sky Bottle" è stata aggiunta al catalogo dei liquori venduti durante i voli da Lufthansa.
Un modo per distrarsi dal viaggio in aereo, contemplando la piacevole confezione, gustandone l'alcolico contenuto e subendone e diversi effetti.
da:deluxeblog.it


venerdì 16 marzo 2007

LA VINACCIA di Filippo Giovannelli©

La buccia, la polpa ed i vinaccioli, questa è la composizione dell’acino d’uva. Una volta che i grappoli d’uva vengono pigiati nelle apposite macchine diraspatrici e pigiatrici e quindi viene separato il liquido dalla parte solida, si ottiene il mosto.
E a questo punto è d’obbligo una distinzione, quella del sistema di vinificazione.
Vinificazione in bianco: Spremitura dell'uva, otteniamo mosto e delle parti solide che sono composte da buccia e vinaccioli (il raspo era già stato tolto dalla macchina diraspatrice).
La parte solida costituisce la Vinaccia vergine: si tratta di vinaccia non fermentata che è caratterizzata dal possedere zuccheri che a contatto con i lieviti, normalmente selezionati ed immessi all’interno, portano alla fermentazione alcolica, trasformazione degli zuccheri in alcol.
Essa viene di norma fatta fermentare in contenitori d’acciaio. La fermentazione necessita di un controllo preciso e costante, se ne controlla la velocità fermentativa che influisce moltissimo nella qualità finale della materia prima fermentata.
Vinificazione in rosso: Spremitura dell'uva, otteniamo mosto e delle parti solide che sono composte da buccia e vinaccioli (il raspo era già stato tolto dalla macchina diraspatrice).
La parte solida e la parte liquida vengono fatte fermentare insieme a contatto l’una con l’altra per ottenere il vino rosso, ciò costituisce la Vinaccia fermentata quando viene tolta dai tini di fermentazione e che contiene già la propria quantità di alcol formatosi all’interno dei tini di fermentazione insieme al mosto.
Questa tipologia di vinaccia fermentata può essere immessa nel processo di distillazione direttamente appena tolta dai tini di fermentazione del vino, essa ha già subito il processo di trasformazione degli zuccheri in alcol. Può anche essere conservata per brevi periodi con scrupolosi accorgimenti attenti alla non alterazione.

La vinaccia in percentuale:
100 Kg di uva si ricavano:
80-85Kg di mosto,
3-4Kg di raspi,
12-14Kg di vinaccia di cui 3-4Kg di vinaccioli.

Composizione chimica della vinaccia:
Per descrivere la composizione chimica della vinaccia si deve in premessa tenere conto che più di 300 sono i componenti descrivibili e riconoscibili, che sono superiori di numero a quelli che si ritrovano nel vino.
In un’ottima distillazione, la maggioranza dei componenti volatili passa nel distillato e di norma quelli che danno caratteristiche olfattive e gustative positive.
Non è comunque difficile trovare nei distillati anche componenti volatili di scarso valore.
I vari costituente volatili sono di numero e di qualità differenti a seconda di come la vinaccia è stata conservata. Durante questo periodo, più o meno lungo, si producono processi chimici e biologici che trasformano alcune tipologie di molecole presenti e ne creano di nuove dando luogo ad altri vari componenti. Nel complesso si possono distinguere in:
  • acqua;
  • alcoli: etilico, metilico, propilico, butilico, glicerina e altri alcoli superiori;
  • acidi: acidi organici
    • Volatili: acetico, butirrico, propionico, ecc.
    • Fissi: che non passano nella Grappa e restano all’interno della vinaccia esausta;
  • aldeidi: acetica, isovalerianica, propionica, butirrica ecc;
  • esteri: acetato di etile, lattato di etile, isobutirrato, caprilato, isovalerianato di etile, ecc;
  • componenti aromatici: provengono soprattutto da vitigni aromatici (moscato, traminer, ecc);
  • polifenoli: sono le sostanze coloranti dei vini rossi ( antociani ), dei vini bianchi ( flavoni ) e dai tannini, essi non passano nel distillato in quanto è incolore.
  • Altri componenti: proteine, cellulosa, pectine, sali minerali, residui di zuccheri.
La vinaccia esausta
La " vinaccia esausta " è ciò che rimane all’interno della caldaietta dopo la prima distillazione. Essa contiene oltre a tutta la parte solida, anche un piccolo residuo di alcol, quello che non è riuscito ad essere estratto dal processo chimico-meccanico.
Non ha una funzione specifica, nel suo complesso può essere usata come componente non esclusivo per la preparazione di mangime destinato all’alimentazione animale; oppure i vinaccioli possono essere utilizzati per produrre olio di semi di vinacciolo o ancora come combustibile insieme ai raspi per il riscaldamento. In passato veniva utilizzata anche come concime organico.
Cattiva conservazione delle vinacce
Si possono avere difetti e puzze all’interno del distillato anche se le vinacce vengono conservate in maniera errata. Buona norma di conservazione è quella di non far venire in contatto le vinacce con l’aria. Ottimo metodo il sottovuoto e comunque l’insilamento che è quello ancora più usato.
Si può verificare l’idrolisi delle pectine per via enzimatica che porta alla produzione di alcol metilico, tossico per l’uomo e regolamentato dalla legge come quantità massima all’1%.
Causa di alterazioni sono da ricercare nell’attacco della materia prima da parte di batteri. Ad esempio la trasformazione di alcol in acido acetico che essendo volatile lo ritroveremo all’interno della Grappa. Esso insieme ancora all’alcol etilico forma un estere, l’acetato di etile che ha una certa pungenza ed è facilmente riconoscibile dalla sensazione olfattiva assimilabile all’aceto.
Altri batteri danno vita ad acidi grassi come il butirrico attaccando direttamente l’acido tartarico presente in discrete quantità. Stesso procedimento quando attaccano l’acido malico che lo trasformano in acetico, butirrico e ad altri composti ammoniacali.
Alcuni tipi di lieviti poi, possono dare trasformazioni di zuccheri in alcuni composti in cui è presente zolfo conferendo odori sgradevoli di uova marce e solforosa.
Quanto vale?
Il giudizio sul valore economico della vinaccia si basa sulla sua composizione e sulla qualità valutata come materia prima e non sul risultato che se ne ottiene.
Dal punto di vista macroscopico la si può distinguere in presenza dei raspi o dei vinaccioli. Visto che di norma non si distilla vinaccia con raspi, maggiore considerazione viene data quando sono assenti. Viene conferita alla distilleria anche vinaccia senza raspi e senza vinaccioli, è della migliore qualità. E’ ormai noto che in fase di distillazione le parti legnose rilasciano componenti sgradevoli. Altro macrocomponente da valutare è il contenuto di umidità. Essa può essere maggiore o minore in base alla pressatura che ha avuto la vinaccia nel momento della vinificazione, più è stata pressata meno contenuto in alcol sarà presente.
Al momento dell’arrivo in distilleria si effettua anche una misurazione del grado zuccherino e del grado alcolico della materia prima. Questi parametri sono fondamentali per attribuire un valore economico congruo.

giovedì 8 marzo 2007

Il Brandy italiano ritorna ed è invecchiato

Da: ilsecoloxix.it
Il Brandy italiano ritorna ed è invecchiato
E' una lunga storia, legata alla tecnica della distillazione e alla produzione di "aqua vitae", di cui si ha traccia nelle tradizioni medievali della viticoltura ecclesiastica. Ma è a partire dal XVI secolo che è possibile documentare ricerche che conducono alla nascita del Brandy in Italia. Nel 1583 il Duca di Savoia accordò la prima licenza per la produzione di Brandy nel ducato, produzione che successivamente venne regolamentata e sviluppata. Nella prima metà dell'800, ad esempio, il "Cognac Viérge" prodotto in Italia da Benjamin Ingham e da Joseph Withaker era molto conosciuto: all'epoca il Brandy di qualità veniva ovunque chiamato Cognac, anche se la provenienza non era francese. Solo il poeta Gabriele D'Annunzio, agli inizi del secolo scorso, ebbe l'idea di coniare un termine che meglio si adattasse alle caratteristiche della bevanda: "arzente".
Nel 1956 il superalcolico più amato, all'epoca, dagli italiani, cambia nome e diventa Brandy. Nasce l'Istituto del Brandy Italiano che ne codifica alcune caratteristiche e monitora la produzione. Sono gli anni d'oro per questo prodotto, che un disciplinare molto elastico consente lasciar spaziare da una selezione di qualità a una produzione industriale (viene richiesto solo l'invecchiamento di almeno 12 mesi in legno di rovere, mentre per il Cognac francese si richiede un maggior numero di requisiti: un unico vitigno di provenienza, l'Ugni Blanc, la distillazione in alambicco Charentais, un invecchiamento minimo di due anni in rovere). Dalla metà degli anni '70 inizia il declino qualitativo e commerciale del prodotto, soppiantato dalle nuove mode (whisky, poi grappa e rum) e dalle diverse abitudini dei consumatori.
Da qualche tempo, tuttavia, alcuni produttori hanno deciso di riproporre il vecchio Brandy. «Si tratta di distillati di vino ottenuti da uve, come il Trebbiano, che hanno una bella acidità e poca tannicità», spiega Sergio Circella, che nella carta dei vini del suo ristorante ("La Brinca" di Né) propone tutti i Brandy della "nouvelle vague": da quello di Antinori, invecchiato per oltre sei anni, all"Arzente" di Jacopo Poli da Schiavon (Veneto), un distillato di Soave affinato 10 anni che ha le suggestioni di una grappa stravecchia, dal "Divino" di Pojer & Sandri da Faedo (Tn), un distillato che evoca sentori whisky, al Brandy Villa Zarri nella duplice versione "assemblaggio tradizionale" (invecchiato 10 anni) e "millesimato" (riserva 15 anni). Villa Zarri è l'unica casa che utilizza un alambicco Charentais. «E non a caso il suo Brandy è quello che più ricorda i distillati francesi», osserva Circella.
E proprio attorno a questo antico alambicco nasce la storia dell'azienda, creata nel 1989 da Guido Fini Zarri, figlio di Nello Fini, che nel 1950 orientò la società del suocero, Leonida Zarri, la Pilla di Castelmaggiore (Bo) verso il Brandy di qualità ottenendo con il marchio "Oro Pilla" uno straordinario successo ( 7 milioni di bottiglie nel '74), Nel 1988 la Pilla fu venduta alla Montenegro. Ma il giovane Guido, affiancato dalla moglie Alessandra, ha voluto ricominciare da capo. «Sono nato brandysta - spiega - e mi sono chiesto: perché non provare a fare un grande Brandy che possa competere con Cognac e Armagnac?». Dalla vendemmia Fini '86 ha iniziato a distillare Trebbiano di Romagna e Toscana con l'alambicco Charentais e nel '90, costituita la sua società, ha presentato la prima bottiglia di Brandy Villa Zarri, «un prodotto naturale, non conciato (come altri, con caramello che dà colore e morbidezza), affinato per un anno in barriques di Allier e del Limousin nuove, e quindi passato per almeno 10 anni in botti vecchie».

Una spruzzata di grappa come profumo d'autore

Da: ilsecoloxix.it
Una spruzzata di grappa come profumo d'autore
Se è vero che i vini e i liquori si assaggiano soprattutto con il naso, ecco che l'idea di trattare wines&spirits alla stregua di delicate acque di colonia o raffinate essenze trova una giustificazione.
Partendo da questa premessa, Stefano Bottega, uno dei più innovativi e creativi grappaioli italiani, ha ideato Grappa Spray, un distillato racchiuso in piccole bottiglie dotate di vaporizzatore, con lo scopo appunto di stimolare la sensibilità olfattiva di appassionati e neofiti. «Ben presto, però, ci siamo accorti che questo prodotto poteva avere un impiego molto più vasto - osserva Giovanni Savio, responsabile della comunicazione della Distilleria Bottega di Treviso - poche spruzzate di grappa su caffè, pasticcini, sigari, cioccolato, ostriche, gamberoni, risotti, e questi alimenti si arricchiscono di suggestioni stuzzicanti per l'olfatto e per il palato».
L'abbinamento si addice, ad esempio, a dolci come il pandoro e il panettone. Bottega suggerisce di scaldare prima per qualche minuto il pandoro vicino a una fonte di calore, per liberare la fragranza degli ingredienti, di ricoprirlo di zucchero vanigliato e di spruzzarlo quindi abbondantemente con la Grappa Spray. Nel caso del panettone è invece preferibile spruzzare il distillato direttamente sulle fette già tagliate. Grappa Spray è disponibile in tre versioni, tutte da 10 cl.:"Alexander Spray", una grappa di Moscato, "Primo assaggio Vaporizzato", che è un'acquavite di uva, e "Grappa Barricata Vaporizzata", una grappa di Merlot e Cabernet invecchiata in barrique (che si presta bene all'abbinamento con sigari cubani e toscani).
L'estetica della grappa, del resto, ha sempre avuto dei cultori. Primo fra tutti Romano Levi, che nella sua casa-distilleria di Neive (Cn) disegna e dipinge etichette che hanno fatto delle sue grappe oggetti da collezionismo. E a sottolineare la suggestione grappa-profumo hanno già pensato, un paio d'anni, i nuovi proprietari della Distilleria Dr. M. Montanaro di Gallo di Grinzane (Cn), che per confezionare il prezioso contenuto di una botte di Grappa di Bebbiolo del 1978, hanno ideato "Barolo", una bottiglia degna di uno Chanel n°5.

E se l'8 marzo si brindasse con la grappa?

Da: romaone.it
Cresce il consumo femminile del distillato made in Italy per eccellenza: le donne la vogliono fresca, aromatica e in confezione semplice. E così è nata anche la prima associazione 'Donne della grappa', che conta 300 socie.
Il distillato al 100 per cento made in Italy piace sempre più al gusto femminile, in particolare alle più giovani, trovando maggior spazio in salotto. E le donne-imprenditrici continuano a conquistare quote di un settore che era sempre stato appannaggio maschile.
Innovazioni in rosa che hanno cambiato il prodotto stesso: la grappa è ringiovanita, più morbida, più aromatica e con almeno dieci gradi in meno rispetto alla media di 15 anni fa. Fino a risultare cambiato il modo di percepire e di consumare il distillato di bandiera: da superalcolico corroborante per rudi solitari dal palato forte, a distillato bon ton con note floreali, di fascino romantico, di tradizione, e di conforto a fine pasto per consumi condivisi in relax con gli amici.
"Oggi la grappa viene ostentata - dice la produttrice Camilla Lunelli - in casa come al wine-bar perché il prodotto è più sano e di qualità, grazie alla distillazione discontinua che seleziona il cuore e scarta testa e code. E nel consumo il distillato ha saputo scalare i ceti sociali", fino a conquistare, secondo una recente indagine dell'associazione delle 'Donne della Grappa' che ha 300 socie, consumatrici tra i tra i 30 e i 45 anni, con una professione indipendente, amanti del buon gusto e del lifestyle della provincia italiana, attente alle nuove tendenze. La quasi totalità delle donne ama le grappe morbide, profumate e le monovitigno (78 per cento) e dimostra una grande curiosità sugli abbinamenti della grappa con i cibi.
Molto alta la richiesta di elaborare drink a base di grappa con i cocktail che possono così destagionalizzare il consumo".
"Le donne - commenta la presidente dell'Associazione Donne della Grappa Claudia Mazzetti - si sono rivelate come le estimatrici più preparate ed esigenti fino a rappresentare l'ideale 'bevitore meditativo' di grappa. Affascina l'alchimia del passaggio da vinacce maleodoranti al prodotto cristallino".
Una sfida imprenditoriale ampiamente colta dalle donne che fanno della grappa un simbolo dell'emancipazione imprenditoriale femminile con le figlie che succedono ai padri - sulla scia del precursore di questa tendenza Giannola Nonino - e che hanno saputo dare una veste nuova, anche nel packaging, al nostro distillato.
Nel corso di 20 anni di grape tasting al Vinitaly, racconta il presidente del Centro studi assaggiatori Luigi Odello, è più che raddoppiata, dall'11 al 25 per cento, la presenza femminile alle degustazioni; una passione che continua a crescere tra le nuove generazioni.
"Le donne amano le grappe floreali da vitigni aromatici - secondo una ricerca dell'Istituto nazionale
Grappa - di tutto il territorio nazionale, dal Gewürztraminer alla Malvasia puntinata del Lazio o quella siciliana. E le mogli non censurano più, ma anzi approvano l'eventuale acquisto di grappa su iniziativa maschile, prediligendo nello shopping le confezioni più lineari e semplici. Di gran fascino agli occhi femminili risultano anche le grapperie e i luoghi di produzione artigianale con alambicchi e mastri distillatori. Unico veto femminile è contro gli aromi pungenti al naso, stop ai pizzicori quindi, bene l'aromaticità e la complessità aromatica che rendono questo distillato nazionale come il più vicino al mondo femminile".
Un fascino in rosa internazionale, assicura al Trentino Top Wine la distillatrice di Santa Massenza di Vezzano Manuela Poli: negli ultimi dieci anni - spiega Poli - la grappa va per la maggiore nel mercato tedesco, in controtendenza col calo di amari e whisky; e sono le consumatrici tedesche a prediligere le monovitigno e la moscato invecchiata. Ultima frontiera di consumo femminile: i trattamenti di bellezza alla grappa.

Sette secoli di grappa nelle osterie veneziane

Sette secoli di grappa nelle osterie veneziane
Da: ilsecoloxix.it
La sua grappa, "Alexander", è entrata nella rosa degli "Spirits of the Year", gli otto migliori superalcolici dell'anno secondo Food & Wine, una delle più prestigiose riviste americane dedicate alla buona tavola e al buon vivere. Le bottiglie di vetro soffiato che contengono le acquaviti della casa, sono in molti casi oggetti da collezione. Ma Sandro Bottega, 40 anni, titolare dell'omonima distilleria di Castello Roganzuolo (Treviso), uno degli imprenditori più innovativi sul mercato della grappa, è anche il rifondatore dell'Accademia degli Acquavitai, l'antica "Scola dell'Acqua di Vita", corporazione veneziana che dal '600 all'800 insegnava a Venezia l'arte della distillazione e gestiva il commercio dell'acquavite.
Dal 1995 l'Accademia è rinata come associazione culturale con lo scopo di difendere la qualità dell'acquavite «recuperandone storicamente l'arte e valorizzando le antiche tradizioni a essa connesse». L'ultimo frutto di questa attivitàè un prezioso volumetto dal titolo La grappa dei bàcari ovvero "Storia delle osterie veneziane e ricette tipiche, accompagnate dai più nobili distillati", a cura di Giovanni Savio, testi di Luca Cofferai e Fausto Sartori. Di particolare interesse è l'excursus storico "Dalla furatola al bàcaro" in cui Sartori descrive l'evoluzione, dal 1300 in poi, delle osterie veneziane, «luoghi di incontro, talvolta ai confini della legalità, che hanno avuto un ruolo non secondario nella formazione del costume». Dalle furatole medievali, dove si poteva mangiare ma non bere, ai fritolin, le botteghe specializzate nella frittura del pesce, dai magazeni dove si poteva bere ma non si trovava il cibo, alle malvasie, locali di livello superiore frequentati da tutti i ceti sociali, dove si smerciavano liquori e vini dolci provenienti dalle isole greche, dalle osterie, vere e proprie locande, ai caffè, ai bàcari, locali di mescita chiamati così - si è potuto ricostruire - dall'esclamazione di apprezzamento un gondoliere per un vino pugliese importato a Venezia nel 1869 e venduto in un locale di Rialto.
Ma il volume, che è stato presentato durante il Carnevale all'osteria "Al Bacareto", in calle delle Botteghe, raccoglie anche una quindicina di antiche ricette veneziane, accompagnate dall'acquavite consigliata. Fra queste le "Capesante a la veneziana". Ingredienti (per 4): 12 grosse capesante, pangrattato, 6 cucchiai di olio extravergine di oliva, uno spicchio d'aglio, prezzemolo, il succo di un limone (o vino bianco secco), sale, pepe. Aprire le capesante, staccare i molluschi togliendo la parte viscida attorno, lavarli, asciugarli e passarli nel pangrattato. Mettere nel tegame l'olio con il trito di aglio e prezzemolo, soffriggere qualche minuto, unire le capesante, aggiungere sale e pepe e farle dorare per circa tre minuti per parte. Quindi spruzzare con il limone (o il vino) e mescolare. Distribuire il tutto in quattro conchiglie, precedentemente lavate con cura, asciugate e tenute nel forno tiepido. Servire subito e accompagnare con Grappa di Prosecco.

martedì 6 marzo 2007

LA "RETTIFICAZIONE" DEI DISTILLATI di Filippo Giovannelli©

Questo termine associato ad un prodotto alimentare, viene spesso identificato come negativo, come se il prodotto stesso subisca procedimenti che alterino in qualche modo la qualità o la genuinità di ciò che viene immesso al consumo.
Entriamo quindi dentro il procedimento per dimostrare che essa è una pratica di comune utilizzo e che ha un preciso scopo nel processo di produzione dei distillati.
La rettificazione è quindi un’operazione fisico-meccanica che permette la separazione di sostanze non necessarie e di scarsa qualità da quelle di qualità superiore.
Se nel processo di distillazione, ciò che si volatilizza nel riscaldamento della materia prima fosse esclusivamente acqua e alcool etilico, non sarebbe necessaria la rettificazione, essi sono la base dei prodotti distillati; ciò che invece pone difficoltà sono gli elementi volatili che pur in minime concentrazioni ritroviamo all’interno del prodotto finito, alcuni dei quali se presenti in piccole qualità hanno effetto positivo all’olfatto e al gusto, se superano un certo limite portano al deterioramento organolettico o a vere e proprie puzze.
Un altro caso, in particolare, sulla concentrazione dell’alcol metilico nel prodotto finito e immesso al consumo, il cui limite è stabilito per legge perché, in dosi eccessive può essere tossico all’organismo umano. La rettificazione avviene all’interno del processo di distillazione, si tratta di separare le componenti non desiderate dalle positive, separare le teste e le code dal cuore della distillazione mediante i diversi gradi di ebollizione dei componenti..
Le teste: esse sono formate da molecole aventi un basso o bassissimo punto di ebollizione in fase di riscaldamento. Le teste sono le prime componenti a volatilizzarsi e le prime ad essere raccolte. Delle teste fanno parte l’alcol metilico, l’acetato di etile ecc…
Il cuore: fanno parte di questa parte di distillato l’alcol etilico, altri alcoli, esteri ecc… Questi composti raggiungono il punto di ebollizione man mano che si avvicinano ai 100 °C e sono la maggior parte dei componenti del distillato. In questa parte si ritrovano la maggioranza dei componenti pregiati che caratterizzano il distillato.
Le code: i componenti e le molecole di questa parte del distillato, la parte finale che esce dall’alambicco, sono detto “pesanti” nel senso che hanno un punto di ebollizione molto alto e quindi superiore ai 100 °C. Sono presenti in queste parti alcuni acidi e componenti oleose non molto gradevoli all’olfatto e al gusto.
In realtà nella fase di distillazione, è raro che si raggiungano questi livelli di temperatura, ma in alcuni casi l’attenzione del mastro distillatore deve essere massima per la proprietà di alcune molecole altobollenti di legarsi ad altre componenti e di essere trascinati, anche a temperature di ebollizione più basse, all’interno del distillato.
Allora ricordiamo che il processo di rettificazione non è altro che la pratica che è assolutamente necessaria per la corretta distillazione, e ha un valore importantissimo in tutti i processi di produzione dei distillati.

mercoledì 21 febbraio 2007

L'ALCOL COME FATTORE DI RISCHIO di Filippo Giovannelli©

Affrontando l’alcol con un’approccio diretto alla potenzialità della molecola alcolica più presente nelle bevande, l'etanolo è un alcol a corta catena, noto anche come alcol etilico, la sua formula chimica è CH3CH2OH. Esso è completamente solubile ed è prodotto in natura dalla fermentazione degli zuccheri, è l'alcol più diffuso e l'unico adatto al consumo alimentare. Genericamente l’alcol è una sostanza tossica, ha potenzialità cancerogene e crea dipendenza.
Il consumo continuativo d’alcol è uno dei principali fattori considerati a rischio per la salute in generale. Bere è un comportamento acquisito, individuale e familiare e come tale può essere controllato, esso rappresenta comunque un rischio per il consumatore, per i familiari e per il contesto umano che si trova intorno al consumatore di alcol, compreso il luogo di lavoro.
In particolari situazioni di esalazioni e contatti con solventi chimici, metalli volatili e duri, inquinamento acustico, stanchezza, sonnolenza indotta, freddo ed altri fattori aggravanti, l’assunzione di alcol aumenta il rischio di sviluppare malattie, sia professionali che non, l’alcol può esporre a forti rischi di incidenti o infortuni. E’ fondamentale quindi la parte preventiva, soprattutto negli ambienti lavorativi, Alcol e lavoro sono due contesti che non vanno d’accordo.
Se il consumo occasionale di alcol o anche un singolo abuso, non viene valutato nella giusta maniera e non abbastanza arginato nel contesto lavorativo, può essere causa incidenti anche gravi. Un po’ di dati:
Il fattore di rischio rappresentato dall’abuso d’alcol lo si può distinguere come generico e specifico.
□ Il 10-12% di tutti i lavoratori con età maggiore di 16 anni ha problemi legati all’abuso o alla dipendenza da alcol (fonte: (ILO) Organizzazione Internazionale per il Lavoro);
□ Il 45% dei manager ha un abuso occasionale o continuativo di alcol (fonte: (GIDP-HRD) Associazione Dirigenti Risorse Umane);
□ Gli incidenti stradali a seguito dell’assunzione di alcolici (infortunio “in itinere” più infortunio in orario di lavoro), rappresentano più dell’11% dei circa 940.000 infortuni sul lavoro all’anno in Italia.

L’alcol non è un cibo come la pasta o la carne, nel senso che non alimenta l’organismo, non è necessario all’organismo. Esso apporta un grado calorico minimo (7 kcal per grammo).
Gli organi del corpo umano che sono più danneggiati dall’abuso di alcol sono il fegato e il sistema nervoso centrale. Anche se consumato saltuariamente e in piccole dosi, l’alcol può indurre sonnolenza, in particolar modo dopo i pasti. Altre sono le malattie in cui l’alcol è concausa importante: cirrosi epatica, alcolismo, psicosi alcolica, intossicazione etilica, gastrite alcolica, cardiomiopatia e polineuropatia alcolica, stroke emorragico, sindrome feto-alcolica ecc. Non trascurando atti di violenza intenzionale sia verso se stessi che verso gli altri, suicidi, violenza familiare, crimini violenti, comportamenti criminali e danni prodotti alle persone in quanto vittime, inclusi il furto e lo stupro. Il quadro pare allarmistico ma dobbiamo confrontarci seriamente con la realtà.
Evitarlo è semplicemente un gesto di buon senso dovuto alla responsabilità dell’individuo. Ecco perché il consumo consapevole dell’alcol dovrebbe essere una parte fondamentale degli scopi sociali di ogni associazione e status di gruppo. La riduzione dei danni causati dall'alcol è, attualmente, una delle più importanti azioni di salute pubblica che gran parte degli Stati Europei si preparano a realizzare per migliorare la qualità della vita dei propri cittadini.

Polignano a Mare patria dei golosi con cioccogelato Fest

Da: Primapress.it 21/02/07
POLIGNANO A MARE (BARI) - Tutti pazzi per il gelato al cioccolato. Si chiama Cioccogelato fest ed è l’unica rassegna del Sud Italia di gelato al cioccolato coniugato al plurale se le aromatizzazioni sono in modi 25 diversi. Polignano diventa così per un mese (dal 1 marzo al 1 aprile 2007) la vera patria dei golosi. Sulle sponde care all’indimenticato Domenico Modugno il gelato di rango rilancia la rivincita del mantecato al gusto più buono del mondo. Il corroborante cioccolato. L’IDEATORE di questa strabiliante manifestazione è Vito Calogero, 52 anni, gelataio da un quarto di secolo. La sua idea prenderà forma nei coni (anch’essi ricopertidi cioccolato e praline) distribuiti nelle sue due gelaterie di via Dogali: l’Irvi’s Cafè (2005) e l’ormai storica gelateria Bella Blu (1984). «Il mio intento è quello di stupire la gente dimostrando che anche un solo gusto – dice Calogero – aromatizzato in diversi modi, se il gelato è sano, genuino, fatto con cura, senza grassi vegetali e deidrogenati, lo rende ottimo e crea un piacevole imbarazzo della scelta».

IL GELATO SI FA PIÙ BUONO in questo caso perché una parte del ricavato (il prezzo del cono non subisce nessuna maggiorazione) viene destinata all’Ant, Associazione nazionale tumori, di Polignano a mare.
I 25 GUSTI DEL GELOCIOCCOLATO. Alla cannella, chiodi di garofano, con lo sconvolgente peperoncino (per chi ha fede in un gelato afrodisiaco come usava Montezuma prima dei rapporti amorosi), zenzero (per i salutisti), la menta (come piace ai britannici), ma anche gelati al cioccolato aromatizzati alla frutta, come la pera Williams, al succo d’arancio con scorze candite, agli agrumi di Sicilia (un buon modo per fare mangiare frutta ai bambini svogliati). In un mese verranno prodotte 3 tonnellate di gelato, pari a 2mila litri di latte che tradotti in coni gelato fa 300mila. Messi in fila arriverebbero da Polignano a Mare al Duomo di Milano. Numeri da capogiro e c’è solo l’imbarazzo della scelta, basti pensare che con un goccio di Rum, di Grand Marnier, di Whisky o di liquore al cioccolato, il cornetto diventa alcolico e intrigante perché solo per adulti. Non mancheranno, per chi gradisce, le spruzzatine di grappa spray Alexander-Bottega, grappa bianca di Moscato e grappa barricata a scelta. Così il cono fa davvero girare la testa. E per gli intenditori più pignoli, che misurano a vista la massa di cacao presente, il gelato al cioccolato diventa fondente, al latte o bianco. Il tocco di granella, un topping alla frutta o un tocco di Nutella con biscottino, dà una marcia in più al gusto e mette tutti d’accordo.
IL 4 MARZO ALLE 20.30, inoltre, il Cioccogelato fest entra nel vivo con un evento che vede la partecipazione dell’ex sindaco Simone Di Giorgio e del suo assessore al Turismo Modesto Degirardis a cui Calogero consegnerà una targa per aver valorizzato il gelato nella scorsa estate. Invitato ovviamente anche l’attuale commissario prefettizio Mario Volpe. La politica questa volta non c’entra, solo la voglia di stare tutti insieme con la cittadinanza polignanese, e con chi vorrà venire dalle altre parti della Puglia perché Vito Calogero donerà un palloncino ai più piccoli e rilancia il suo progetto di erigere un monumento al gelato di Polignano all’ingresso della città convinto com’è che il vero ombelico del mondo sia in quel cono da passeggio, croccante cialda ricoperta dal deciso gusto di un crema realizzata con la complicità di “Mister Gelo” devoto al Teobroma (nome greco del cioccolato) il “cibo degli déi” e… dei più golosi.

mercoledì 14 febbraio 2007

Le Grappe Valdostane alla conquista del mercato estero

(ANSA) - AOSTA, 14 FEB 2007 - ''Pur essendo prodotta in quantita' limitata la grappa valdostana e' di alta qualita' ed e' apprezzata anche all' estero, in particolare in Brasile, a New York e in Giappone''.
A promuovere l' acquavite 'made in Vda' e' Franco Zublena, presidente dell' Istituto tutela della grappa della Valle d' Aosta, con sede a Saint Marcel, poco lontano dal capoluogo regionale. All' Istituto, nato nel 1994 proprio per promuovere il distillato valdostano, aderiscono i quattro maggiori produttori di grappa: la Cooperativa Caves de Donnas; la Caves des Onze Communes, la cooperativa la Crotta des Vignerons e la societa' La Valdotaine. Per l' anno in corso e' prevista l' adesione dell' Istituto agricolo valdostano.
''L' Istituto di tutela della grappa - continua Zublena - ne controlla l' autenticita' e opera per la sua valorizzazione economica e culturale''. Se prodotta con tecniche tradizionali, la grappa valdostana in bottiglia e' facilmente riconoscibile dall' etichetta con il marchio e la dicitura 'grappa della Valle d' Aosta' con l'indicazione del nome del produttore. La particolarita' delle grappe valdostane e' data dalla produzione monovitigno e dalla distillazione con alambicchi e caldaiette.
A confermare l' eccellenza del prodotto sono i titoli mondiali ottenuti dalla grappa di moscato di Chambave e Muller Thurgau e del Blanc de Morgex.
Mediamente, in Valle d' Aosta vengono prodotti circa 50.000 litri, commercializzati prevalentemente in bottiglie da mezzo litro; il fatturato si aggira attorno ai 500.000 euro. Il consumo e' prevalentemente locale ma da qualche tempo si sono parte finestre commerciali sulla Germania, Svezia e Canada. Alcune migliaia di bottiglie vengono commercializzate a New York; in Giappone ne sono state inviate 3.500 e 1.200 in Brasile a San Paolo e a Rio de Janeiro. (ANSA). MZ/FCO

lunedì 5 febbraio 2007

IL BRANDY ITALIANO di Filippo Giovannelli©

Anche per la produzione del Brandy Italiano si deve far riferimento al Decreto del Presidente della Repubblica 16 luglio 1997, n. 297 "Regolamento recante norme in materia di produzione e commercializzazione di acquaviti, grappa, brandy italiano e liquori".
Definiamo prima di tutto la parola “Acquavite".
Sempre per lo stesso decreto le ACQUAVITI all’Art. 1 vengono definite come le bevande spiritose ottenute dalla distillazione di fermentati di sostanze zuccherine o saccarificate, in modo che la bevanda mantenga i principi aromatici delle sostanze fermentate.
Passiamo ora ad analizzare nello specifico il BRANDY ITALIANO. Possiamo denominare "Brandy Italiano" l’acquavite ottenuta in Italia dalla distillazione di vino proveniente da uve coltivate e vinificate nel territorio nazionale, ai sensi dell’articolo 1, paragrafo 4, lettera e), e dell’articolo 5, paragrafo 3, lettera b), del regolamento (CEE) n. 1576/89, e invecchiata almeno dodici mesi in magazzini ubicati nel territorio nazionale, soggetti al regime di deposito fiscale, in recipienti di quercia non verniciati nè rivestiti.
E’ consentito aggiungere nel brandy italiano, oltre che le stesse quantità di zuccheri e di caramello di cui abbiamo già parlato in altri articoli, sostanze aromatizzanti naturali e preparazioni aromatiche, di cui all’articolo 2, comma 1, lettera b), punto 1, e lettera c), del decreto legislativo 25 gennaio 1992, n. 107, ottenute da trucioli di quercia o da altre sostanze vegetali, o mediante infusione o macerazione con acqua o con acquavite di vino, nella misura massima del tre per cento del volume idrato.
L’art. 2, comma 1, lettera b), punto 1, e lettera c), del decreto legislativo 25 gennaio 1992, n. 107 cita:
Definizioni 1- Ai fini del presente decreto si intende per:
B)- sostanza aromatizzante: una determinata sostanza chimica dotata di proprietà aromatizzanti e ottenuta:
1)- con procedimenti fisici, comprese la distillazione e l’estrazione con solventi, oppure con procedimenti enzimatici o microbiologici a partire da una materia d’origine vegetale o animale allo stato naturale o previa trasformazione per il consumo umano con procedimenti tradizionali di preparazione di prodotti alimentari, comprese l'essiccazione, la torrefazione e la fermentazione;
C)- preparazione aromatica: un prodotto diverso dalle sostanze definite alla lettera b), numero
1), concentrato o meno, avente proprietà aromatizzanti ed ottenuto con opportuni procedimenti fisici, comprese la distillazione e l'estrazione con solventi, oppure con procedimenti enzimatici o microbiologici a partire da materie di origine vegetale o animale allo stato naturale o previa trasformazione per il consumo umano con procedimenti tradizionali per la preparazione di prodotti alimentari, comprese la essiccazione, la torrefazione e la fermentazione;

Il Brandy Italiano deve inoltre avere il contenuto minimo di alcol pari al 38% vol, un contenuto di alcole metilico non superiore a 150 g/hl di alcole a 100 per cento in volume e un tenore di sostanze volatili diverse dagli alcoli etilico e metilico non inferiore a 140 g/hl di alcole a 100 per cento in volume. Di norma il vino utilizzato per la produzione del Brandy Italiano non è quello di buona qualità con il quale si preparano grandi etichette.
Il Brandy Italiano ha una produzione limitata, soprattutto nelle piccole e medie aziende produttrici di vino di qualità eccellente, viene commercializzato come prodotto di accompagnamento a complemento delle vendite del vino di marca. Alcune distillerie in particolare propongono poche tipologie di brandy e i più grossi produttori di Brandy in Italia sono i marchi importanti che riusciamo a ritrovare in quasi tutti i bar e locali che vendono alcolici. Senza voler fare pubblicità citerei l’azienda Branca, la Stock ed altre che propongono consolidati prodotti di ottima qualità e di generico consumo.

lunedì 29 gennaio 2007

LA CLASSIFICAZIONE DELLA GRAPPA di Filippo Giovannelli©

La distillazione della Vinaccia, sia essa proveniente dalla Vinificazione in Rosso che dalla Vinificazione in Bianco (Vinaccia Vergine) è l’insieme di operazioni chimico-meccaniche che portano alla separazione dell’alcool etilico e degli alcoli superiori, da tutti gli altri componenti che necessariamente non possono considerarsi “positivi” per l’ottenimento del nostro prodotto Nazionale.
La legislazione prevede termini e modalità per le operazioni di distillazione con limiti minimi e massimi di estrazione alcolica e per l’immissione in commercio del prodotto finito.
E’ possibile classificare il prodotto della distillazione, che ha caratteristiche idonee per potersi fregiare della denominazione “Grappa” secondo la normativa vigente, utilizzando alcuni parametri generali:
Il Vitigno di provenienza delle Vinacce;
Il passaggio in legno.
Otterremo quindi una prima classificazione generale:
GRAPPA GIOVANE
Prodotto della distillazione di vinacce, provenienti da uve di vitigno “neutro”.
GRAPPA GIOVANE AROMATICA
Prodotto della distillazione di vinacce, provenienti da uve di vitigno “aromatico”.
GRAPPA AFFINATA
Affinamento in legno: La grappa ha una permanenza in botti di legno inferiore ai 12 mesi.
GRAPPA AFFINATA AROMATICA
Affinamento in legno: La grappa ha una permanenza in botti di legno inferiore ai 12 mesi.
GRAPPA INVECCHIATA
Invecchiamento in legno: La grappa ha una permanenza in botti di legno per un periodo non inferiore ai 12 mesi.
GRAPPA INVECCHIATA AROMATICA
Invecchiamento in legno: La grappa ha una permanenza in botti di legno per un periodo non inferiore ai 12 mesi.
GRAPPA RISERVA o STRAVECCHIA
Grappa invecchiata in legno: La grappa ha una permanenza in botti di legno per un periodo non inferiore a 18 mesi.
GRAPPA RISERVA o STRAVECCHIA AROMATICA
Grappa invecchiata in legno: La grappa ha una permanenza in botti di legno per un periodo non inferiore a 18 mesi.
GRAPPA AROMATIZZATA
Aromatizzazione: La grappa (particolarmente quella già classificata come giovane) è completata con l’aggiunta e per infusione, di principi aromatizzanti vegetali ( mirtillo, ruta, pera, etc…)
Alcuni produttori negli ultimi anni hanno cercato, anche con risultati apprezzabili, di incidere sul prodotto utilizzando sistemi d’invecchiamento sicuramente adatti per altre Acquaviti. Abbiamo quindi in commercio Grappe “Torbate”, Grappe invecchiate con metodo Solera, ed altre con caratteristiche di invecchiamento e aromatizzazione particolari e apprezzate.
E’ opinione comune che migliorare il rapporto del prodotto “Grappa” per la piena soddisfazione del consumatore con la ricerca di nuove o antiche operazioni tradizionali, sperimentare procedure che ben si possono adattare alla Grappa, sia molto positivo.
Di fondamentale importanza sarà poi conservare, nel prodotto finito, le principali caratteristiche organolettiche e della materia prima originaria.
La Grappa deve essere e rimanere “Grappa”.

INVECCHIARE LA GRAPPA E’ UNA MODA? di Filippo Giovannelli©

Definizione del termine “Invecchiate”.
Prima di dare una risposta organica alla domanda se invecchiare la Grappa è una moda, dobbiamo in primo luogo definire comprensibilmente cosa si intende per Grappa invecchiata ed ancora più in particolare definire il termine “Invecchiate”.
Legislativamente una Grappa può definirsi invecchiata dal momento in cui ha effettuato almeno 12 mesi di passaggio in legno, nel senso che è stata fatta “riposare” in contenitori di legno.
La stessa normativa permette la denominazione di “Riserva” o “Stravecchia” dopo 18 mesi di soggiorno in legno.
Ma per l’opinione del profano, colui che di rado si avvicina ai distillati, colui che li vede solo nella “miscelazione” o mescita di bar, il termine riferito all’invecchiamento dei distillati, al di la di quanto dichiarato in etichetta in anni o in terminologia, è sinonimo di colore, quanto più è ambrato o scuro, tanto più è invecchiato. Esempio di ciò sono alcuni Rum e Whisky. Lo stesso tipo di consumatore ha sempre visto la Grappa come un superalcolico di trasparente aspetto, limpida e cristallina, quasi un alcol “puro”. I gusti e le produzioni sono cambiate e si indirizzano verso un prodotto più accattivante in linea con altre tipologie di distillati di materie prime che non siano la vinaccia. Quindi la più diretta conseguenza sull’invecchiamento delle acquaviti in senso generale è che il legno ha il “potere” di ammorbidire e di migliorare il distillato, ma non per tutti è vero.
Una certa differenza passa tra la Grappa Invecchiata e le altre Acquaviti Invecchiate, questa è la differenza di componenti volatili e di aromi che sono presenti nella materia prima e che ritroviamo all’interno del prodotto della distillazione.
Le acquaviti di cereali, di canna da zucchero, di vino ecc… tranne alcune eccezioni vengono sistematicamente fatte soggiornare in legno per periodi più o meno lunghi. Ogni alcol può essere sottoposto ad invecchiamento in legno; sono certamente invecchiati i whisky e i whiskey ad esempio, come i Cognac e gli Armagnac; diferentemente si possono trovare da chiari a invecchiati i Rum le Tequile e appunto la Grappa.
Oltre alle differenze date dalle varie tipologie di botti intese come dimensioni, grandi botti da invecchiamento oppure barrique di 225 litri, esse influiscono il prodotto in base alla varietà di legni con cui sono costruite e conseguentemente a cui il distillato viene in contatto. Sono legni da invecchiamento l’Acacia, il Frassino, il Gelso, il Mandorlo, il Melo, il Pero, il Ciliegio, molto “chiari” e che rilasciano poco colore ma buone quantità di delicati profumi, il Ginepro, molto aromatico, il Castagno, molto “colorante” dovuto ai tannini molto presenti spesso di qualità non eccelsa e una serie di Rovere francese di varie zone: Rovere d’Allier, Rovere del Troncais, Rovere di Nevers, Rovere del Limousin, Rovere di Cher e dalla Slavonia il “Rovere di Slavonia”, che hanno la caratteristica di cedere oltre che ad un bellissimo colore anche sostanze fondamentali per la formazione del prodotto finale da imbottigliare e commercializzare.
Vari sono i metodi d’invecchiamento, ripresi anche da antichissime tradizioni inglesi e scozzesi adottate per i whisky, oppure da altri paesi europei in botti di diverse dimensioni e con metodi del tipo Solera, adottato per prodotti anche meno alcolici come alcuni Porto oppure alcuni Marsala ecc…
Una integrazione alla colorazione è permessa con l’aggiunta di un additivo alimentare, che per il suo utilizzo è regolamentato da una serie di norme sia nazionali che comunitarie, il Caramello (E150).
Il legno non rilascia soltanto colore all’interno del distillato, gli aromi che l’alcol estrae quando si trova a contatto del legno sono per citarne alcuni la lignina, alcune aldeidi, la vaniglina, vari acidi, l’ emicellulosa (zuccheri) ecc…
Queste sostanze contribuiscono spesso in maniera fondamentale alla costituzione di un distillato invecchiato, si può pertanto indicare che le acquaviti adatte all’invecchiamento sono le più neutre.
Il complesso di aromi, è influenzato oltre che dal tipo di legno utilizzato e dal metodo di invecchiamento, in modo particolare dal prodotto di partenza. Una Grappa proveniente da vitigno aromatico, avendo già una ricchezza di componenti propria e di particolare freschezza, contrasta con le caratteristiche dell’invecchiamento in legno per le note speziate e di morbidezza che esso conferisce e che, a volte e con qualche eccezione, non da i risultati sperati.

lunedì 15 gennaio 2007

I DISTILLATI E LA GRAPPA di Filippo Giovannelli©

La definizione più comunemente adottata per i distillati o spiriti recita così:- “Le acquaviti o distillati alcolici sono le bevande che traggono origine dalla distillazione di sostanze vegetali fermentate”.

Questa definizione, raggruppa la maggior parte dei distillati prodotti nel mondo, anche se in alcuni casi è possibile distillare da derivati d’origine animale, come ad esempio il Latte o il suo siero, oppure dal miele, prodotto non derivante direttamente né dal mondo vegetale né da quello animale.

Il vero nome dei prodotti della distillazione è “Acquavite”.

Data la variegata provenienza da diverse materie prime, offre una varietà numerosissima di prodotti, con differenze organolettiche anche molto marcate.

Le caratteristiche che accomunano le acqueviti, oltre all’appartenenza alla famiglia dei superalcolici, è la provenienza dalla distillazione di materia prima che ha avuto una fermentazione alcolica – trasformazione degli zuccheri in alcol etilico – e che ha una percentuale variabile dal 40% al 64% d’acqua a prodotto finito disponibile per il consumatore.

Pertanto, il processo di produzione delle acquaviti, con tutte le variabili intrinseche degli innumerevoli prodotti immessi in commercio, accomunando la distillazione come fulcro del procedimento, può essere più o meno articolato. Questo si traduce nella produzione di bevande con caratteristiche organolettiche diverse e particolareggiate.

Escludendo la già citata percentuale acquosa presente nelle acquaviti, la restante parte è costituita da alcole. Il più importante ed il più presente è l’alcol etilico o etanolo, percentualmente va dal 36 al 60 in volume.

Gli altri alcoli presenti sono l’alcol metilico o metanolo che assunto in quantità molto elevate provoca seri danni all’organismo umano, per questo legislativamente è stato limitato ad un circa 1% variabile da paese a paese, e altri alcoli, definiti alcoli superiori, che insieme agli altri componenti, sono i responsabili del profilo sensoriale dei prodotti, essi sono più precisamente coloro che infondono le note molto grasse e le sensazioni di medicinale.

Il distillato per eccellenza legislativamente considerato “Italiano” è la grappa.

Essa si ottiene dalla distillazione della Vinaccia, sia essa proveniente dalla fermentazione della vinificazione in rosso che dalle vinacce di varietà o cultivar di vitigni vinificati in bianco e fatti appositamente fermentare.

E’ l’unico distillato che si ottiene da una materia prima solida.

venerdì 12 gennaio 2007

IL CARAMELLO NELLE ACQUEVITI di Filippo Giovannelli©

Il D.P.R. 16 luglio 1997, n. 297 - Regolamento recante norme in materia di produzione e commercializzazione di acquaviti, grappa, brandy italiano e liquori, al Capo IV - GRAPPA - Art. 12. - Aggiunte - cita testualmente che:
1. Nella preparazione della grappa è consentita l'aggiunta di;
d) caramello, solo per la grappa sottoposta ad invecchiamento almeno dodici mesi, secondo le disposizioni di cui al decreto del Ministro della sanità 27 febbraio 1996, n. 209.
Il decreto quindi non specifica una precisa quantità in volume o in grammi o in percentuale della quantità di "Caramello" che si può legalmente aggiungere alla Grappa invecchiata.
Analizziamo allora la definizione di "Caramello" per uso alimentare citato nel decreto del Ministro della Sanità.
Lo stesso decreto 209/96 lo considera come additivo alimentare.
La denominazione «Caramello» indica le sostanze di colore bruno più o meno accentuato destinate alla colorazione. Tale denominazione non indica il prodotto zuccherato e aromatico ottenuto riscaldando lo zucchero e utilizzato per aromatizzare alimenti (ad es. dolciumi, prodotti di pasticceria e bevande alcoliche).
Cos'è quindi il caramello e quali sono le sue caratteristiche?
Il Caramello è un complesso di coloranti scuri ottenuti mediante riscaldamento secco e bruciatura di zuccheri in presenza di alcali, ammoniaca, solfiti o di qualsiasi combinazione di questi composti.
Viene utilizzato come colorante che conferisce tonalità che vanno dal bruno al nero. E' idrosolubile e presenta un caratteristico sapore, qualche volta amaro.
Il caramello colorante. Direttiva dell'Unione Europea 94/36/CE.
Numerosi sono i tipi di caramello che rientrano nelle quattro classi elencate nella direttiva dell'Unione Europea 94/36/CE, ovvero E150a, E150b, E150c e E150d.
All'interno d'ogni classe sono prodotte formulazioni diverse di caramello, le aziende produttrici possono offrire varie possibilità adatte all'utilizzo che se ne debba fare.
In pratica ogni tipologia di caramello caratterizza l'impiego dello stesso per uno o più scopi e può essere prodotto con l'utilizzo di materie prime differenti: glucosio, miscela glucosio-saccarosio, saccarosio.
La classe "a" (caramello semplice) è molto utilizzata nell'industria alimentare, dove è impiegata per un numero elevato d'applicazioni, soprattutto nella produzione dolciaria e di liquori.
La classe "b" (solfito-caustico) è la "classe di riferimento" per produttori di liquori, dei gelati e altre applicazioni alimentari.
La classe "c" (ammoniacale) è la colorazione di birre scure, ma anche di prodotti da forno, salse alimentari, prodotti a base di carne.
La classe "d" (solfito-ammonico) è impiegata tipicamente nell'industria delle bevande analcoliche.
Il caramello semplice classificato con la sigla E150a è il più naturale, viene prodotto portando lo zucchero intorno ai 180 gradi. Più precisamente viene preparato mediante riscaldamento controllato dei carboidrati (dolcificanti per alimenti dotati di potere nutritivo e disponibili in commercio, costituiti dai monomeri glucosio e fruttosio e/o da loro polimeri ovvero da sciroppi di glucosio, da saccarosio, e/o da scrippi di zucchero invertito, e da destrosio). Per ottenere la caramellizzazione si possono impiegare acidi, alcali e sali, ad eccezione dei composti ammoniacali e dei solfiti.
L'E150b utilizza la stessa tecnica usando del diossido di zolfo; Il caramello solfito-caustico viene preparato mediante riscaldamento controllato dei carboidrati (dolcificanti per alimenti dotati di potere nutritivo e disponibili in commercio, costituiti dai monomeri glucosio e fruttosio e/o da loro polimeri ovvero da sciroppi di glucosio, da saccarosio, e/o da sciroppi di zucchero invertito, e da destrosio) con o senza acidi o alcali, in presenza di composti a base di solfito (acido solforoso, solfito di potassio, bisolfito di potassio, solfito di sodio e bisolfito di sodio); non sono usati composti ammoniacali.
L'E150c usando ammoniaca; Il caramello ammoniacale viene preparato mediante riscaldamento controllato dei carboidrati (dolcificanti per alimenti dotati di potere nutritivo e disponibili in commercio, costituiti dai monomeri glucosio e fruttosio e/o da loro polimeri, ovvero da sciroppi di glucosio, da saccarosio, e/o da sciroppi di zucchero invertito, e da destrosio) con o senza acidi o alcali, in presenza di composti ammoniacali (idrossido di ammonio, carbonato di ammonio, bicarbonato di ammonio e fosfato di ammonio); non sono usati composti a base di solfito.
L'E150d, l'ultimo, usando ammoniaca e solfiti. Il caramello solfito-ammoniacale viene preparato mediante riscaldamento controllato dei carboidrati (dolcificanti per alimenti dotati di potere nutritivo e disponibili in commercio, costituiti dai monomeri glucosio e fruttosio e/o da loro polimeri ovvero da sciroppi di glucosio, da saccarosio, e/o da sciroppi dì zucchero invertito, e da destrosio) con o senza acidi o alcali in presenza di composti a base di solfito o ammoniacali (acido solforoso, solfito di potassio, bisolfito di potassio, solfito di sodio, bisolfito di sodio, idrossido di ammonio, carbonato di ammonio, bicarbonato di ammonio, fosfato di ammonio, solfato di ammonio, solfito di ammonio e solfito acido di ammonio).
Dettagli tecnici di contenuti percentuali o volumetrici di sostanze chimiche all'interno dei prodotti sopradescritti si possono trovare negli stessi allegati del DM 209/96.
Complessivamente è un prodotto d'origine naturale ed il consumo giornaliero (ADI) è di circa 200 mg per kg di peso corporeo per l'E150c e per l'E150d, mentre non c'è una dose giornaliera ammissibile (ADI) per l'E150a e/o per l'E150b.
Può presentare effetti collaterali il consumo dell'E150c e dell'E150d, che può dare problemi intestinali dopo l'ingestione di elevate quantità. Per la natura complessa della mescolanza, delle prove tossicologiche sono ancora in corso.
Non è prevista nessuna restrizione alimentare, l'E150 può essere consumato da tutti i gruppi religiosi e dai vegetariani.
Oltre che per altri prodotti alimentari come l'aceto, cereali etc riportiamo di seguito parte della tabella dell' Allegato V dell'articolo 6, comma 2 dello stesso Decreto Ministeriale in cui è ben specificato su quali prodotti, nel nostro caso distillati, si possa utilizzare il caramello in aggiunta al prodotto originario con il sistema del "quanto basta".
La dizione «quanto basta», riportata negli allegati, significa che non viene indicata una dose massima. Tuttavia, gli additivi alimentari devono essere utilizzati secondo le norme di buona fabbricazione ad una dose non superiore a quella necessaria per raggiungere lo scopo prefissato e a condizione che non traggano in inganno il consumatore.
Prodotti alimentari cui è consentito aggiungere solo determinate sostanze coloranti:

Whisky, Whiskey, bevanda spiritosa di cereali (diversa da Korn o Kornbrand o Eau de vie de sigle Marque nazionale luxenbourgeoise), acquavite di vino, ror, Brandy, Weinbrand, marc, acquavite di vinaccia (diversa dalla Tsikoudia, dallo Tsipouro e dall'Eau de vie de marc Marque nazionale luxenbourgeoise). Grappa invecchiata, Bagaceira veiha, ...omissis....

E 150a Caramello semplice

E 150b Caramello solfito - caustico

E 150c Caramello ammoniacale

E 150d Caramello solfito-ammoniacale

quanto basta

Ciò che abbiamo appena descritto e definito, non lo si può precisamente assimilare al processo d'ottenimento del caramello artigianale per uso culinario definito come "caramellizzazione" del linguaggio corrente.
Essa è, di principio, una tecnica culinaria che consiste nell'ossidazione degli zuccheri contenuti in un alimento in modo che acquisisca un colore bruno e un gusto di noce senza che sia bruciato o carbonizzato.
Temperature di Caramellizzazione

Zucchero

Temperatura



Fruttosio

110° C, 230° F

Glucosio

160° C, 320° F

Maltosio

180° C, 356° F

Saccarosio

186° C, 367° F

Il caramello dunque è una sostanza colorante utilizzata perlopiù nell'industria alimentare per dare un colore naturale ai prodotti dai quali il consumatore si aspetta, desidera e ottiene la tonalità e l'intensità adeguata al prezzo d'acquisto della merce trasformata in alimento elaborato.
Il caramello e la caramellizzazione culinaria dei grandi chef e casalinga, ha lo stesso principio ma non la stessa funzione.


martedì 2 gennaio 2007

DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 16 luglio 1997, n. 297

Regolamento recante norme in materia di produzione e commercializzazione di acquaviti, grappa, brandy italiano e liquori.

DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 16 luglio 1997, n. 297

Il Presidente della Repubblica,

Visto l’articolo 87, quinto comma, della Costituzione;

Visto l’articolo 50 della legge 22 febbraio 1994, n. 146, il quale prevede che, con la procedura dell’articolo 4, comma 5, della legge 9 marzo 1989, n. 86, il Governo emana, con uno o più regolamenti, norme, intesa a rivedere e riordinare la materia della produzione e commercializzazione dei prodotti alimentari conservati e non, anche se disciplinata con legge;

Visto il regolamento (CEE) m. 1576/89, del Consiglio del 29 maggio 1989, che stabilisce le regole generali relative alla definizione, alla designazione e alla presentazione delle bevande spiritose;

Considerato che, ai sensi dell’articolo 5 del regolamento (CEE) n. 1576/89, gli Stati membri possono applicare norme nazionali specifiche di produzione, di circolazione interna, di designazione e di presentazione, dei prodotti ottenuti nel loro territorio, sempreché siano compatibili con il diritto comunitario;

Vista la legge 7 dicembre 1951, n. 1559, e successive modificazioni, relativa alla disciplina della produzione e del commercio delle acquaviti;

Visto l’articolo 28 del decreto legislativo 26 ottobre 1995, n. 504, recante il testo unico delle imposte sulla produzione e sui consumi e relative sanzioni penali e amministrative;

Ritenuta la necessità di riordinare la disciplina della produzione e della commercializzazione di alcune bevande spiritose ottenute nel territorio nazionale, con particolare riferimento alle acquaviti, alle grappe, al "brandy italiano" e ai liquori;

Vista la comunicazione alla commissione dell’Unione europea effettuata ai sensi delle direttive 83/189/CEE e 88/182/CEE;

Visto l’articolo 17, comma 1, della legge 23 agosto 1988, n. 400;

Udito il parere del Consiglio di Stato, espresso nell’adunanza della sezione consultiva per gli atti normativi del 9 giugno 1997;

Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del 4 luglio 1997;

Sulla proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri e del Ministro dell’industria, del commercio e dell’artigianato, di concerto con i Ministri delle finanze, per le politiche agricole e della sanità;

EMANA IL SEGUENTE REGOLAMENTO:

Capo I

ACQUAVITI

Art. 1.

Definizione

1. Ai fini del presente regolamento, si intende per "acquaviti" la bevanda spiritosa ottenuta dalla distillazione di fermentati di sostanze zuccherini o saccarificate, in modo che la bevanda mantenga i principi aromatici delle sostanze fermentate.

2. Ferme restando le norme contenute nel regolamento (CEE) n. 1576/89 del Consiglio del 29 maggio 1989, relative alla definizione, designazione e alla presentazione delle bevande spiritose, la produzione e la commercializzazione delle acquaviti sono disciplinate da presente regolamento.

Art. 2.

Aggiunte

1. Nella preparazione delle acquaviti è consentita l’aggiunta di:

a) caramello, secondo le disposizioni di cui al decreto del Ministero della sanità 27 febbraio 1996, n. 209;

b) zuccheri, nella misura massima di 20 grammi per litro espressi in zucchero invertito.

Capo II

ACQUAVITI DI FRUTTA

Art. 3.

Aggiunte e invecchiamento

1. Fermo restando quanto stabilito dagli articoli 1 e 2 del presente regolamento, nella preparazione delle acquaviti di frutta è consentita l’aggiunta del frutto intero dalla cui distillazione è stata ottenuta la bevanda.

2. La durata dell’invecchiamento, effettuato in magazzini soggetti al regime di deposito fiscale, può essere indicata nella presentazione e nella promozione della bevanda e deve essere espressa in mesi e in anni o soltanto in mesi.

3. Qualora il prodotto sottoposto ad invecchiamento è trasferito in diverso idoneo magazzino della stessa o di altra ditta, il periodo di invecchiamento già maturato si cumula con quello successivo, purché le operazioni di trasferimento siano previamente comunicate agli organi di controllo e siano completate, in regime di vigilanza fiscale, entro il tempo strettamente necessario.

Art. 4.

Indicazione geografica

1. Le acquaviti di frutta italiane elencate al punto 7 dell’allegato II del regolamento (CEE) n. 1576/89, possono essere commercializzate con le indicazioni geografiche ivi previste quando concorrono le seguenti condizioni:

a) le acquaviti sono distillate nelle aree geografiche cui fa riferimento l’indicazione stessa;

b) le acquaviti hanno un titolo alcolometrico con inferiore a 40 per cento in volume;

c) tutte le operazioni successive alla distillazione sono effettuate nelle aree geografiche ci cui alla lettera a), esclusi l’imbottigliamento e le attività strettamente connesse.

Capo III

BRANDY ITALIANO

Art. 5.

Definizione

1. La denominazione "brandy italiano" è riservata all’acquavite ottenuta in Italia dalla distillazione di vino proveniente da uve coltivate e vinificate nel territorio nazionale, ai sensi dell’articolo 1, paragrafo 4, lettera e), e dell’articolo 5, paragrafo 3, lettera b), del regolamento (CEE) n. 1576/89, e invecchiata almeno dodici mesi in magazzini ubicati nel territorio nazionale, soggetti al regime di deposito fiscale, in recipienti di quercia non verniciati nè rivestiti. Sono consentiti i normali trattamenti di conservazione del legno dei recipienti:

2. Il trasferimento del prodotto sottoposto ad invecchiamento è consentito alle condizioni previste dall’articolo 3, comma 3.

Art. 6.

Aggiunte

1. Nella preparazione del brandy italiano è consentita l’aggiunta di:

a) zuccheri, nella misura massima di 20 grammi per litro espresso in zucchero invertito;

b) caramello, secondo le disposizioni di cui al decreto del Ministero della sanità 27 febbraio 1996, n. 209;

c) sostanze aromatizzanti naturali e preparazioni aromatiche, di cui all’articolo 2, comma 1, lettera b), punto 1, e lettera c), del decreto legislativo 25 gennaio 1992, n. 107, ottenute da trucioli di quercia o da altre sostanze vegetali, o mediante infusione o macerazione con acqua o con acquavite di vino, nella misura massima del tre per cento del volume idrato.

Art. 7.

Titolo alcolometrico

1. Per poter essere immesso al consumo il brandy italiano deve avere un titolo alcolometrico non inferiore a 38 per cento in volume.

2. Il titolo alcolometrico volumico per il consumo è ottenuto mediante diluizione con acqua conforme alle disposizioni di cui al decreto del Presidente della Repubblica 24 maggio 1988, n. 236.

Art. 8.

Limiti delle sostanze volatili

1. Il brandy italiano deve possedere:

a) un tenore di alcole metilico non superiore a 150 g/hl di alcole a 100 per cento in volume;

b) un tenore di sostanze volatili diverse dagli alcoli etilico e metilico non inferiore a 140 g/hl di alcole a 100 per cento in volume.

Capo IV

GRAPPA

Art. 9.

Definizione

1. La denominazione "grappa" è riservata esclusivamente all’acquavite di vinaccia ottenuta da materie prime ricavate da uve prodotte e vinificate in Italia, distillate in impianti ubicati nel territorio nazionale, e rispondente alle prescrizioni contenute nel presente regolamento.

Art. 10.

Produzione

1. La grappa è ottenuta per distillazione, direttamente mediante vapore acqueo oppure dopo l’aggiunta di acqua nell’alambicco, di vinacce fermentate o semifermentate.

2. Nella produzione della grappa è consentito l’impiego di fecce liquide naturali di vino nella misura massima di 25 Kg per 100 Kg di vinacce utilizzate. La quantità di alcole proveniente dalle fecce non può superare il 35 per cento della quantità totale di alcole nel prodotto finito.

3. L’impiego delle fecce liquide naturali di vino può avvenire mediante aggiunta delle fecce alle vinacce prima del passaggio in distillazione, o mediante disalcolazione in parallelo della vinaccia e delle fecce e invio alla distillazione della miscela delle due flemme, o mediante disalcolazione separata delle vinacce e delle fecce e successivo invio diretto alla distillazione della miscela delle flemme. Dette operazioni devono essere effettuate nella medesima distilleria di produzione.

4. La distillazione delle vinacce fermentate o semifermentate, in impianto continuo o discontinuo, deve essere effettuata a meno di 86 per cento in volume. Entro tale limite è consentita la ridistillazione del prodotto ottenuto.

5. L’osservanza dei limiti previsti al comma 2 deve risultare dalla tenuta di registri vidimati in cui sono riportati giornalmente i quantitativi e il tenore alcolico delle vinacce, delle fecce liquide naturali di vino avviate alla distillazione, nonché delle flemme, nel caso in cui l’avvio di queste ultime alla distillazione sia effettuato successivamente alla loro produzione.

Art. 11.

Titolo alcolometrico

1. Per poter essere immessa al consumo la grappa deve avere un titolo alcolometrico non inferiore a 37,5 per cento in volume.

2. Il titolo alcolometrico volumico per il consumo è ottenuto mediante diluizione con acqua conforme alle disposizioni di cui al decreto del Presidente della Repubblica 24 maggio 1988, n. 236.

Art. 12.

Aggiunte

1. Nella preparazione della grappa è consentita l’aggiunta di:

a) sostanze aromatizzanti naturali e preparazioni aromatiche di cui all’articolo 2, comma 1, lettera b), punto 1, e lettera c), del decreto legislativo 25 gennaio 1992, n. 107;

b) piante aromatiche o loro parti, nonché frutta o loro parti;

c) zuccheri, nel limite massimo di 20 grammi per litro, espresso in zucchero invertito;

d) caramello, solo per la grappa sottoposta ad invecchiamento almeno dodici mesi, secondo le disposizioni di cui al decreto del Ministro della sanità 27 febbraio 1996, n. 209.

2. Le disposizioni di cui al comma 1, lettera b), devono essere riportate nella denominazione di vendita della grappa.

Art. 13.

Invecchiamento

1. Nella presentazione e nella promozione è consentito l’uso del termine "vecchia" o "invecchiata" per la grappa sottoposta ad invecchiamento, in recipienti di legno non verniciati nè rivestiti, per un periodo non inferiore a dodici mesi in regime di deposito fiscale in pianti ubicati nel territorio nazionale. Sono consentiti i normali trattamenti di conservazione del legno dei recipienti.

2. E’ consentito, altresì, l’uso dei termini "riserva" o "stravecchia" per la grappa invecchiata almeno 18 mesi, alle condizioni di cui al comma 1.

3. Nelle ipotesi di cui ci commi 1 e 2, può essere specificata la durata dell’invecchiamento, espressa in mesi e in anni, o soltanto in mesi.

4. Il trasferimento del prodotto sottoposto ad invecchiamento è consentito alle condizioni previste dall’articolo 3, comma 3.

Art. 14.

Limiti delle sostanze volatili

1. La grappa deve possedere:

a) a tenore di alcole metilico non superiore a 1.000 g/hl di alcole a 100 per cento in volume;

b) un tenore di sostanze volatili diverse dagli alcoli etilico e metilico non inferiore a 140 g/hl di alcole a 100 per cento in volume.

Art. 15.

Assemblaggio

1. E’ ammessa la miscelazione fra grappe che differiscano tra loro, purché, il prodotto finito venga posto in vendita con la sola denominazione "grappa".

2. la miscelazione può essere effettuata anche fra grappe aventi diverso periodo di invecchiamento. Nella presentazione e nella promozione del prodotto ottenuto l’eventuale indicazione dell’invecchiamento deve essere riferita alla componente che ha maturato la durata minore.

Art. 16.

Grappa con indicazione geografica

1. Le grappe indicate al punto 6 dell’allegato II del regolamento (CEE) n. 1576/89 possono essere denominate e commercializzate con le indicazioni geografiche ivi previste quando concorrono le seguenti condizioni:

a) le grappe sono ottenute da materie prime ricavate da uve prodotte e vinificate nelle aree geografiche cui fa riferimento l’indicazione;

b) le grappe hanno un titolo alcolometrico non inferiore al 40 per cento in volume;

c) tutte le operazioni sono effettuate nelle aree geografiche di cui alla lettera a), esclusi l’imbottigliamento e le attività strettamente connesse;

d) le grappe non sono miscelate con altre grappe prodotte al di fuori della zona geografica.

Capo V

LIQUORI

Art. 17.

Presentazione

1. Liquori di cui all’articolo 1, paragrafo 4, lettera r), del regolamento (CEE) n. 1576/89, preparati con una delle bevande spiritose di cui allo stesso paragrafo, salvo quanto diversamente prescritto dalla regolamentazione comunitaria in materia, possono riportare in etichetta il riferimento alla bevanda spiritosa utilizzata a condizione che:

a) tutto l’alcole del liquore derivi dalla bevanda spiritosa evidenziata, esclusa l’eventuale aggiunta di aromi alcoolici;

b) il termine "liquore" figuri sull’etichetta nella quale sono espresse tutte le indicazioni obbligatorie con caratteri di dimensioni non inferiori a quelli usati per la designazione della bevanda spiritosa utilizzata.

Capo VI

Disposizioni comuni

Art. 18.

Etichettatura

1. Fatte salve le norme previste dal decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 109, la presentazione e l’etichettatura delle bevande di cui agli articoli precedenti sono disciplinate dalle disposizioni del presente articolo.

2. La grappa e le acquaviti d’uva possono riportare nella denominazione di vendita:

a) il riferimento al nome di un vitigno qualora siano ottenute dalla distillazione di materie prime provenienti per almeno l’85 per cento in peso dalla vinificazione di uve ottenute dalla coltivazione di tale vitigno;

b) il riferimento a non più di due vitigni, qualora siano state ottenute dalla distillazione di materie prime interamente provenienti dalla vinificazione di uve ottenute dalla coltivazione di tali vitigni, che devono essere menzionati in etichetta in ordine ponderale decrescente; non è consentita l’indicazione di vitigni utilizzati in misura inferiore al 5 per cento in peso;

c) il riferimento al nome di un vino DOC, DOCG e IGT, qualora le materie prime provengono da uve utilizzate nella produzione di detto vino;

d) il riferimento al tipo di alambicco.

3. Nei casi di cui al comma 2, lettera a) e b), e dell’articolo 16 la provenienza delle materie prime deve essere comprovata mediante l’uso di registri vidimati in cui siano riportati i dati relativi alla denominazione delle varietà dei vitigni utilizzati, alle quantità acquistate, alle quantità giornaliere utilizzate e alle quantità di prodotti finiti ottenuti espresse in anidro e in idrato.

4) Nei casi di cui al comma 2, lettera a) e b), è vietato:

a) l’uso dei termini geografici, di cui alle denominazioni elencate al punto 6 dell’allegato II del regolamento (CEE) n. 1576/89, che accompagnano i nomi dei vitigni o dei vini DOC, DOCG, o IGT, qualora le grappe sono distillate al di fuori delle aree geografiche cui fanno riferimento le denominazioni stesse;

b) l’uso dei termini "DOC", "DOT", "DOP", "DOCG" e "IGT" o "IGP" in sigla o per esteso.

5. La denominazione di vendita della grappa può essere completata con riferimenti geografici diversi da quelli figuranti nell’allegato II del regolamento (CEE) n. 1576/89, così come previsto dall’articolo 5, paragrafo 2, dello stesso regolamento.

Art. 19.

Vigilanza e controllo

1. Fatti salvi i controlli di natura fiscale e quelli igienico-sanitari, la vigilanza sulla produzione e sulla commercializzazione delle bevande spiritose è effettuata dal Ministero dell’industria, del commercio e dell’artigianato e dal Ministero per le politiche agricole, avvalendosi, rispettivamente, degli uffici provinciali dell’industria, del commercio e dell’artigianato (UPICA) e dell’Ispettorato centrale per la repressione delle frodi, nonché, previa intesa, delle strutture e dei mezzi di altre amministrazioni dello Stato, conformemente alle disposizioni contenute nel decreto legislativo 3 marzo 1993, n. 123, recante attuazione della direttiva 89/307/CEE relativa al controllo ufficiale dei prodotti alimentari.

Art. 20.

Sanzioni

1. Restano ferme le sanzioni penali e amministrative previste dagli articoli 5 e 6 della legge 30 aprile 1962, n, 283, dall’articolo 18 del decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 109, dall’articolo 14 del decreto legislativo 25 gennaio 1992, n. 107, e dalla legge 7 dicembre 1951, n. 1559.

Art. 21.

Abrogazioni

1. Sono abrogati:

a) gli articoli 1, comma secondo 3,4,5,6,7,8,9, 9-bis, 10, 11, 14, 14-bis, 15, 16 della legge 7 dicembre 1951, n. 1559, e successive modificazioni;

b) gli articoli 1, quarto comma, 2,3,4,5,6,7,8,9, commi primo, secondo, terzo, quarto e quinto, 10, 11 e 12 del decreto del Presidente della Repubblica 19 aprile 1956, n. 1019;

c) l’articolo 34 del decreto del Presidente della repubblica 12 febbraio 1965, n. 162;

d) i decreti del Ministro dell’industria, del commercio e dell’artigianato 19 luglio 1969, 4 gennaio 1973 e 25 maggio 1980, relativi alle tolleranze normali nella composizione delle acquaviti, pubblicati nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana rispettivamente n. 196 del 4 agosto 1969, n. 56 del 1° marzo 1973 e n. 174 del 26 giugno 1980;

e) il decreto del Ministro dell’industria, del commercio e dell’artigianato 10 dicembre 1984, relativo al limite di fecce liquide naturali di vino consentito nella preparazione della grappa o dell’acquavite di vinaccia, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della repubblica italiana n. 351 del 22 dicembre 1984.

Art. 22.

Norme transitorie

1. I prodotti non conformi alle disposizioni del presente regolamento possono essere posti in vendita fino al 31 dicembre 1998, purché conformi alle disposizioni precedentemente in vigore.

Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sarà inserito nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.

Dato a Roma, addì 16 luglio 1997

SCALFARO

Prodi, Presidente del Consiglio dei Ministri

Bersani, Ministro dell’industria, del Commercio e dell’artigianato

Visco, Ministro delle finanze

Punto, Ministro per le politiche agricole

Bindi, Ministro della sanità

Visto, il Guardasigilli: FLIK

Registrato alla Corte dei conti il 2 settembre 1997

Atti di Governo, registro n. 110, foglio n. 3

____________

NOTE

Avvertenza:

Il testo delle note qui pubblicato è stato redatto ai sensi dell’art., 10, commi 2 e 3, del testo unico approvato con D.P.R. 28 dicembre 1985, n. 1092, al solo fine di facilitare la lettura delle disposizioni di legge alle quali è operato il rinvio. Restano invariati il valore e l’efficacia degli atti legislativi qui trasmessi.

Note alle premesse:

- L’art. 50 della legge 22 febbraio 1994, n. 146 è il seguente:

"Art. 50. - 1. Il Governo emana, con uno o più regolamenti, norme intese a rivedere e riordinare la materia della produzione e commercializzazione dei prodotti alimentari conservati e non, anche se disciplinata con legge.

2. I regolamenti di cui al comma 1 sono adottati con la proceduta prevista dall’art. 4, comma 5, della legge 9 marzo 1989, n. 86.

3. La disciplina della produzione e commercializzazione die prodotti alimentari conservati o trasformati;

a) si conforma ai principi e alle norme di diritto comunitario con particolare riferimento alla libera circolazione delle merci, tenuto conto dell’art. 36 del trattato istitutivo della Comunità economica europea;

b) tutela gli interessi relativi alla salute, all’ambiente, alla protezione del consumatore e alla qualità dei prodotti, alla sanità degli animali e dei vegetali, nel rispetto dei principi ispiratori della legislazione vigente.

4. In applicazione di quanto stabilito al comma 1, le disposizioni vigenti in contrasto con la norma generale di cui alla lettera a) del comma 3 saranno abrogate oppure modificate o sostituite in attuazione della norma generale di cui alla lettera b) del medesimo comma 3.

5. I regolamenti di cui al comma 1 possono demandare a decreti ministeriali, da adottare ai sensi dell’art. 17, commi 3 e 4, della legge 23 agosto 1988, n. 400, la emanazione di regole tecniche".

- L’art. 5 del regolamento (CEE) n. 1576/89 è il seguente:

"Art. 5. - Fatte salve le disposizioni adottate in applicazione dell’art. 6, le denominazioni di cui all’art. 1, paragrafo 4 sono riservate alle bevande spiritose ivi definite, tenuto conto dei requisiti previsti agli articoli 2, 3, 4 e 12.

Tali denominazioni devono essere utilizzate per designare i prodotti in causa.

Per le bevande spiritose che non rispondono ai requisiti prescritti per i prodotti definiti all’art. 1, paragrafo 4 non possono essere utilizzate le denominazioni ivi precisate.

Queste bevande devono essere denominate "bevande spiritose".

2. Le denominazioni di cui al paragrafo 1 possono essere completare con indicazioni geografiche diverse da quelle di cui al paragrafo 3, a condizione che il consumatore non sia indotto in errore.

3. a) Le denominazioni geografiche elencate nell’allegato si possono sostituire le denominazioni di cui al paragrafo 1 o completarle formando denominazioni composte. Tali denominazioni, composte o non, possono essere eventualmente accompagnate da indicazioni complementari a condizione che esse siano disciplinate dallo Stato membro di produzione.

In deroga al primo comma, l’indicazione marque nationale luxembourgeoise sostituisce la denominazione geografica e può completare le denominazioni delle acquaviti elaborate nel Granducato di Lussemburgo che figurano nell’allegato II.

b) Queste denominazioni geografiche sono riservate alle bevande spiritose per cui la fase di produzione durante la quale esse acquistano il loro carattere e le loro qualità definitive si sia svolta nella zone geografica in causa.

c) Gli Stati membri possono applicare norme nazionali specifiche di produzione, di circolazione interna, di designazione e di presentazione dei prodotti ottenuti nel loro territorio sempreché siano compatibili con il diritto comunitario. Nel contesto dell’attuazione di una politica della qualità, queste norme possono limitare la produzione di una zona geografica determinata ai prodotti di qualità conformi a tali norme specifiche".

- L’art. 28 del D.Lgs: 26 ottobre 1995, n. 504, prevede, per quanto riguarda i depositi fiscali di alcole e bevande alcoliche, che il regime del deposito fiscale è consentito per i seguenti impianti:

a) stabilimenti di produzione;

b) opifici di rettificazione e di trasformazione di prodotti soggetti ad accisa;

c) opifici di condizionamento dei prodotti alcolici soggetti ad accisa;

d) depositi doganali di proprietà privata autorizzati a custodire prodotti soggetti ad accisa;

e) magazzini degli stabilimenti e degli opifici di cui ai punti a1) e a2), ubicati fuori dai predetti impianti;

f) magazzini dei commercianti all’ingrosso dei prodotti soggetti ad accisa;

g) magazzini di invecchiamento.

Nota agli articoli 2 e 6:

- Il D.M. 27 febbraio 1996, n. 209 è relativo al regolamento concernente la disciplina degli additivi alimentari consentiti nella preparazione e per la conservazione delle sostanze alimentari in attuazione delle direttive n. 94/34/CE, n. 94/35/CE, n. 95/2/CE e n. 95/31/CE.

Nota all’art. 4:

- Le acquaviti di frutta, di cui all’allegato II, punto 7, del regolamento (CEE) n. 1576/89 sono le seguenti:

Südtiroler Williams/Williams dell’Alto Adige

Südtiroler Aprikot o Südtiroler

Marille/Aprikot dell’Alto Adige o Marille dell’Alto Adige

Südtiroler Kirsch/Kirsch dell’Alto Adige

SüdtirolerZwetschgeler/Zwetschgeler dell’Alto Adige

Südtiroler Obstler/Obstler dell’Alto Adige

Südtiroler Gravensteiner/Gravensteiner dell’Alto Adige

Südtiroler Golden delicious/Golden delicious dell’Alto Adige

Williams friulano o del Friuli

Sliwovitz del Veneto

Sliwovitz del Friuli-Venezia Giulia

Sliwovitz dle Trentino-Alto Adige

Distillato di mele trentino o del Trentino

Williams trentino o del Trentino

Sliwovitz trentino o del Trentino

Aprikot trentino o del Trentino

Nota all’art. 5:

- Per l’art. 5 del regolamento (CEE) n. 1576/89 si vedano le premesse.

Nota all’art.6:

L’art. 2 del D.Lgs. 25 gennaio 1992, n. 107, è il seguente:

"Art. ": - 1. Ai fini del presente decreto si intende per:

a) aromi: le sostanze aromatizzanti, le preparazioni aromatiche, gli aromatizzanti di trasformazione, gli aromatizzanti di affumicatura e loro miscele;

b) sostanza aromatizzante: una determinata sostanza chimica dotata di proprietà aromatizzanti e ottenuta:

1) con procedimenti fisici, comprese la distillazione e la estrazione con solventi, oppure con procedimenti enzimatici o microbiologici a partire da una materia di origine vegetale o animale allo stato naturale o previa trasformazione per il consumo umano con procedimenti tradizionali di preparazione di prodotti alimentari, comprese l’essiccazione, la torrefazione e la fermentazione;

2) per sintesi chimica o isolata a mezzo di procedimenti chimici e chimicamente identica ad una sostanza naturalmente presente in un prodotto di origine vegetale o animale descritto al numero 1);

3) per sintesi chimica, ma non identica chimicamente ad una sostanza naturalmente presente in una materia di origine vegetale o animale descritta la numero 1);

c) preparazione aromatica: un prodotto diverso dalle sostanze definite alla lettera b), numero 1), concentrato o meno, avente proprietà aromatizzanti ed ottenuto con opportuni procedimenti fisici, comprese la distillazione e l’estrazione con solventi, oppure con procedimenti enzimatici o microbiologici a partire da materie di origine vegetale o animale allo stato naturale o previa trasformazione per il consumo umano con procedimenti tradizionali per la preparazione di prodotti alimentari, comprese la essiccazione, la torrefazione e la fermentazione;

d) aromatizzante di trasformazione; un prodotto ottenuto, rispettando le prassi corrette di fabbricazione, mediante riscaldamento per non più di 15 minuti a temperatura non superiore a 180° C di una miscela di ingredienti che non hanno necessariamente di per sè proprietà aromatizzanti e di cui almeno uno contiene azoto amminico e un altro è uno zucchero riduttore;

e) aromatizzante di affumicatura: un estratto di fumi impiegato nei procedimenti tradizionali di affumicatura degli alimenti.

Nota agli articoli 7 e 11:

- Il D.P.R. 24 maggio 1988, n. 236, concerne la qualità delle acque destinate al consumo umano.

Note all’art. 12:

- Per il D.Lgs. 25 gennaio 1992, n. 107 si veda la nota all’art. 6.

Per il D.M. 27 febbraio 1996, n. 209 si veda la nota all’art. 2.

Nota all’art. 16:

- Le grappe di cui al punto 6 dell’allegato II del regolamento (CEE) n. 1576/89 sono le seguenti:

Grappa di Barolo

Grappa piemontese o del Piemonte

Grappa lombarda o della Lombardia

Grappa trentina o del Trentino

Grappa friulano o del Friuli

Grappa veneta o del Veneto

Südtiroler Grappa/Grappa dell’Alto Adige.

Nota all’. 18:

- Il D. Lgs. 27 gennaio 1992, n. 109, concerne la presentazione, l’etichettatura e la pubblicità dei prodotti alimentari.

Note all’art. 20:

- Le sanzioni previste all’art. 6, della legge 30 aprile 1962, n. 283, sono le seguenti:

"Salvo che il fatto costituisca più grave reato, i contravventori alle disposizioni del presente articolo e dell’articolo precedente sono puniti con l’arresto fino ad un anno e con l’ammenda da lire 600.000 a lire 60.000.000. Il massimo dell’ammenda è di 90.000.000 per le contravvenzioni di cui alla lettera h) dell’art. 5 ed a) del presente articolo.

In caso di condanna per fronde tossica o comunque dannosa alla salute non si applicano le disposizioni degli articoli 163 e 175 del codice penale.

Nei casi previsti dal precedente comma, la condanna importa la pubblicazione della sentenza in uno o più giornali, a diffusione nazionale, designati dal giudice, nei modi stabiliti nel terzo comma dell’art. 36 del codice penale (così sostituito dall’art. 4 della legge 26 febbraio 1963, n, 414)".

Le sanzioni di cui all’art. 18, del decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 109, sono le seguenti:

"1. Salvo che il fatto costituisca reato, chiunque confezioni, detenga per vendere o venda prodotti alimentari non conformi alle norme del presente decreto, è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da lire un milione e cinquecentomila a lire nove milioni.

lunedì 1 gennaio 2007

Filippo Giovannelli

Docente ANAG - Assaggiatori Grappa e Acquaviti;
Degustatore e Patente di Assaggiatore di Grappa e Acquaviti - ANAG;
Divulgatore Agricolo Polivalente - divulgazione agro-alimentare;
Vice Presidente Vicario A.N.A.G. – Assaggiatori Grappa e Acquaviti – Sezione Provinciale di Firenze;
Consigliere dell’Albo Professionale degli Agrotecnici e Agrotecnici Laureati di Firenze e Prato;
A.I.S. – Associazione Italiana Sommelier;
ANAG – Assaggiatori Grappa e Acquaviti;
Club Amici del Toscano
Curatore editoriale; Free-lance;
Incarichi Professionali:
Federazione Provinciale Coltivatori Diretti – Tecnico Agrario – Arezzo;
Regione Toscana – Centro di Sviluppo Agricolo – Coordinatore di Zona.

sabato 25 marzo 2006

CORSO ASSAGGIATORI GRAPPA E ACQUAVITI a Firenze


ANAG – assaggiatori grappa e acquaviti - Associazione della Toscana - Sezione di Firenze


CORSO ASSAGGIATORI GRAPPA E ACQUAVITI

1° L I V E L L O
Sede: ENOTECA ENOTRIA – VIA DELLE PORTE NUOVE 50 – FIRENZE
Calendario: nei giorni di martedi 27 Marzo - 3 10 17 24 Aprile 2007 Orario: ore 21,00
Programma:
PRIMA LEZIONE : Apertura ed illustrazione del programma, consegna del materiale didattico. Introduzione alla degustazione. Il metodo e la scheda d’assaggio. Assaggio di due grappe.
SECONDA LEZIONE: Gli scopi, la tecnica, i sensi. Principi di degustazione. Analisi attraverso la vista, l’olfatto, retrolfatto e gusto. Assaggio di quattro grappe.
TERZA LEZIONE: Origine, la Legge ed i Regolamenti. Grappe Regionali, Etichetta. Le vie dell’Uva. Assaggio di quattro grappe.
QUARTA LEZIONE: L’acino dell’uva, la chimica. La distillazione, impianti e disposizioni legislative. Assaggio di quattro grappe.
QUINTA LEZIONE: Alcol e cultura. Conoscere l’alcol, limiti e consigli. Alcol come alimento. Assaggio di quattro grappe.
Quota di partecipazione: € 150,00.
Nel prezzo sono compresi: la tessera dell'associazione (50€) valida per tutto il 2007, valigetta con bicchieri, libro e quaderno degli assaggi. Al termine del corso si svolgerà una visita in distilleria con data da concordare.
Per informazioni ed iscrizioni rivolgersi: cell. 340 7215337 – 348 7734497 e-mail: anagfirenze@yahoo.it